per la gioia dei bibliofili

Igor Patruno ci parla di una gemma di nome Aelia Laelia

Sullo sfondo di una casa editrice di Reggio Emilia, sfuggente e misteriosa a partire dal suo nome, Aelia Laelia (come l’enigmatica iscrizione nella pietra di Bologna), che ha dato alla luce pochissime gemme di letteratura e poesia – appena undici in tutto! – in circa tre anni e mezzo di attività (a metà degli anni ’80), sono andato a caccia di ricordi, aneddoti e suggestioni con Igor Patruno.

Scrittore (nato a Roma nel 1955), autore di La ragazza con l’ombrellino rosa (Roma, Ponte Sisto, 2010) romanzo inchiesta sul caso dell’omicidio di Simonetta Cesaroni, il celebre delitto di Via Poma, e del più recente I campi di maggio (Roma, Ponte Sisto, 2015), Patruno ha esordito proprio con un racconto lungo, Passaggi, stampato da Aelia Laelia nel 1983. Passaggi, che di fatto è introvabile già da molti anni, è stato ristampato da Fahrenheit 451 nel 2011.

La produzione di Aelia Laelia – tutto il pubblicato

Gli undici libri dell’editore reggiano Aelia Laelia sono numerati nella costola. Nell’elenco che segue è stata rispettata tale numerazione. Passaggi di Igor Patruno era un fuori collana, perché quando l’autore si aggregò al progetto erano già iniziati la campagna pubblicitaria e gli abbonamenti. Come spiega lo stesso Patruno: “Si decise di tenere fuori dalla vendita per abbonamenti Passaggi, perché già erano stati presentati (e venduti) agli abbonati i primi 4 volumi; si proponevano abbonamenti annuali”. Anche Movimenti di Vito Bruno (1986), l’ultimo libro pubblicato dalla casa editrice, è in realtà un fuori collana o, per essere più precisi, il n. 1 (ed ultimo) di una nuova collana chiamata Primo Amore. Nella copertina si legge un affascinante anticipo:

“come plastica d’imballaggio / la tua sera / dilatata a dismisura / più non regge / la mia scatola di cartone.

Come tutte le piccole realtà editoriali, non fu facile per Aelia Laelia ottenere recensioni dai vari giornali dell’epoca, quando ovviamente la visibilità è tutto per chi è piccolo e va a scontrarsi in libreria contro veri e propri colossi. Nella galleria fotografica che segue si può vedere qualche ritaglio dell’epoca:

Facciamo due chiacchiere con Igor Patruno:

Patruno, lei ha già raccontato in “Aelia Laelia (1983) nascita e breve vita di una casa editrice” di come fosse arrivato praticamente da ultimo in un progetto che aveva già messo radici. Però nel 1983 il suo “Passaggi” fu tra i primi ad essere pubblicato, giusto?

L’ultimo buco nell’acqua e Passaggi vennero pubblicati insieme, anche se da tipografie diverse e in città diverse. L’uno dalla Tipografia Godi di Parma, l’altro dalle Arti Grafiche Pedanesi, di Roma, oggi non più operante. Mi aggregai al progetto editoriale invitato da Aldo Rosselli e Carlo Bordini. Insomma, l’idea era quella di mettere insieme le forze per arricchire di contenuti e per promuovere al meglio la casa editrice appena nata.

Rosselli aveva letto il manoscritto del romanzo e gli era piaciuto. Fu lui a proporre agli altri di pubblicarlo subito. Recensendo poi il libro scrisse: “in Passaggi di Patruno c’è una chiara indicazione di svolta nel grigiore di questa prima parte degli anni Ottanta, e c’è soprattutto il coraggio, finemente mediato, di aver scritto un romanzo estremamente suggestivo e arrischiato quando per i vari committenti della nostra cultura e industria culturale bastava – e forse occorreva – fare assai di meno, cioè aggiungere un prodotto ben confezionato alla quasi infinita catena di anelli da supermercato del manierismo”.

Passaggi è un racconto scritto “…ascoltando a ripetizione This Wheel’s on Fire di Bob Dylan. (…) ho scritto questo strano racconto per tutte le parole contagiose, scambiate e abbandonate, restate là sospese, per l’ansia di andare oltre, per dimenticare quelle pronunciate inutilmente, per continuare a correre”.

Quelle emozioni valgono ancora oggi, oppure trentacinque anni dopo c’è dell’altro nell’universo da raccontare?

I campi di maggio, di Igor Patruno (Roma, Ponte Sisto, 2015)

Le emozioni non hanno tempo, se le provi poi te le porti dentro per sempre. Quando mi incontrai a Parma con Giorgio Messori scoprii che quella canzone, This Wheel’s on Fire di Bob Dylan, era stata anche per lui motivo di ispirazione. La coincidenza di gusti musicali mi colpì, ma non mi sorprese. La musica per la mia generazione è stata importante. Eravamo anche la musica che ascoltavamo e, talvolta, eravamo “dentro” quella musica. Inoltre, ho sempre pensato che la musica e la scrittura hanno tanti punti di contatto. D’altra parte, la buona musica e la buona scrittura cercano e trovano ispirazione nella vita. Ho scritto I campi di Maggio,che racconta una storia ambientata tra il 1975 e il 1977, ascoltando il rock progressive degli anni ’70.

A proposito di emozioni da raccontare, le uniche che mi interessano sono quelle che sfiorano l’esistenza e aiutano a comprenderne il senso.

Dice Patruno: “e tra quelli di Aelia Laelia ci sono almeno due libri cult…”

Come si riconosce un libro cult?

Un cacciatore di libri non può trascurare il lato prettamente bibliofilo e di “trovabilità” dei volumi di Aelia Laelia. La prima cosa che salta all’occhio della produzione della casa editrice è che alcuni di questi libri sono introvabili; altri ancora stanno diventando praticamente dei libri cult. Vogliamo parlare, per cominciare, dei libri di Amelia Rosselli e Patrizia Vicinelli?

Ho conosciuto Amelia Rosselli a casa di Aldo Rosselli, suo cugino. Erano i figli di Carlo e Nello Rosselli ed entrambi si portavano dentro il trauma della deprivazione paterna da parte del regime fascista (vennero assassinati in Francia, a Bagnoles-de-l’Orne, il 9 giugno 1937). Amelia è stata, insieme a Elsa Morante e ad Anna Maria Ortese, tra i massimi poeti del ‘900. E non mi riferisco solo all’Italia, ma al mondo.

Appunti sparsi e persi, raccoglie liriche composte tra il 1966 e il 1977, rimaste fuori da altre raccolte pubblicate. Amelia Rosselli le diede ad Aelia Laelia per contribuire a lanciare la casa editrice. Avrebbe benissimo potuto pubblicarle per Garzanti, o Guanda. Fu di una generosità immensa. Ora quella piccola edizione è diventato un libro di culto. E ne sono felice.

Patrizia Vicinelli è stata scrittrice e attrice emblematica della generazione che ha attraversato gli anni ’70 e ’80. Ha avuto una vita complicata, tragica, segnata da un’anima combattiva, ma anche, purtroppo, da una forte tendenza autodistruttiva. Patrizia, passata dal carcere alla latitanza, poi di nuovo al carcere, infine morta per Aids, è stata “la Patti Smith della nostra poesia”, ha detto ricordandola Niva Lorenzini, che insegna Letteratura italiana contemporanea presso il DAMS. Una donna temeraria e fragile, dimenticata dopo la morte, come troppo spesso accade in Italia. La sua poesia visiva ha avuto scarsa circolazione, perché pubblicata in riviste underground dall’esistenza breve e dalla diffusione limitata. Non la conoscevo personalmente, quando me ne parlò, a Parma, Daniela Rossi, un’altra delle “anime” di Aelia Laelia.

Non sempre ricordano, pubblicato nel 1985, è un piccolo grande capolavoro. È un libro che va scoperto e assaporato.

Un lato molto bibliofilo di Aelia Laelia

Da notare il delizioso pieghevole che la casa editrice diffuse per promuovere il libro fuori collana di Igor Patruno e il n. 1 della collana L’ultimo buco nell’acqua nel 1983:

Il catalogo editoriale è anch’esso, graficamente e stilisticamente, da casa editrice di culto:

…e poi c’è il pezzo più raro di tutti!

Aelia Laelia Storia di un’idea editoriale (Reggio Emilia, Aelia Aelia, 1984) / rarissimo [dalla collezione di Giuseppe Garrera]

Esiste anche una “dichiarazione d’intenti” della casa editrice, un opuscolo di poche pagine che fu stampato nel 1984 e che è anch’esso sparito di circolazione. Si intitola: Aelia Laelia: storia di un’idea editoriale.

Sì, ho rivisto l’opuscolo dopo tanti anni a casa di Giuseppe Garrera, tra i maggiori cultori e collezionisti di poesia visiva, ma anche di preziosi materiali e archivi degli anni ’70. Mi ha commosso. Ho ripensato a quando ne discutemmo tutti insieme a Parma, tra il 15 e il 17 aprile del 1983. Arrivai in treno. Ricordo che la prima sera andammo a cena alla Trattoria Benecchi, a Borgo Grassani. Spendemmo 26.300 lire in tre. Eravamo Beppe Sebaste, Daniela Rossi e io. Lo so perché ho conservato la ricevuta fiscale. Anche se parlammo di testi da pubblicare, di strategie editoriali, di abbonamenti, insomma di cose molto concrete, li ricordo come tre giorni fuori dal mondo. Mi ospitò Daniela Rossi, che di Aelia Laelia è stata l’anima organizzativa. Nella sua grande casa restai affascinato da una stanza, arredata come lo erano i salotti negli anni ’50. Mi diede l’impressione di un luogo sospeso nel tempo. Sulle sedie c’erano delle bambole con il volto di porcellana. Erano affascinanti e inquietanti allo stesso tempo. Chiesi a Daniela di fotografarmene una. Lei lo fece e mi spedì poi i provini a contatto.

Anche gli happening e le letture di brani in pubblico facevano di Aelia Laelia una casa editrice d’avanguardia e avanti coi tempi:

continua Igor Patruno:

“Tornando alla “dichiarazione d’intenti”. Vi si legge: “nel contesto di una crisi che da una parte investe la catena editore-libraio-lettore, dall’altra concerne la miseria dei modelli tradizionali e delle committenze dell’industria editoriale, Aelia Laelia pubblicherà e diffonderà nuovi testi letterari, libri felici, nati cioè liberamente nella sollecitazione degli eventi di cui (di chi) vive la letteratura”. E così accadde.”

Il primo libro è in coabitazione

Non ci dimentichiamo dell’esordio letterario congiunto di Giorgio Messori e Beppe Sebaste con il loro L’ultimo buco nell’acqua, e stiamo parlando di due tra i fondatori di Aelia Laelia… Questo è stato il libro n. 1 della casa editrice.

Giorgio Messori mi disse che scrivere i racconti de L’ultimo buco nell’acqua, era stato un po’ come comporre delle canzoni. È anche il tema che ho affrontato nel mio ultimo libro Le parole ritrovate (Ponte Sisto, 2017), ovvero: perché accontentarsi di frammenti, di schegge di letteratura, quando si può costruire un romanzo. Ho cercato di spiegare perché allora la scrittura frammentata era l’unico modo che sentivamo possibile per raccontare storie. “Una letteratura che manca le sue intenzioni e spesso manca di intenzione è quella che preferisco”, mi spiegò Messori. Anche Beppe Sebaste la pensava allo stesso modo. “Non si tratta di un romanzo fallito”, mi disse, “ma di una esigenza nata parallelamente ad una riflessione sull’opportunità di scrivere o meno romanzi”. Giorgio poi il suo romanzo lo ha scritto. Si chiama Nella città del pane e dei postini (Reggio Emilia, Diabasis, 2005) ed è stato finalista al Premio Viareggio, opera prima, nel 2005, un anno prima della sua morte. Anche Sebaste ha continuato a scrivere. Tra le sue opere la mia preferita è H. P. L’ultimo autista di Lady Diana (Torino, Einaudi, 2007), un vibrante romanzo inchiesta.

Giorgio Messori mi manca. Anche se il nostro rapporto è stato episodico, qualche telefonata, qualche lettera, infine poche e-mail, ho sempre trovato in lui una disponibilità disinteressata, autentica. Ecco, Giorgio si è mantenuto “umano” fino all’ultimo giorno della sua vita.

Carlo Bordini, nemo propheta in patria

Fa parte delle gemme della casa editrice anche Pericolo: poema invernale di Carlo Bordini, del quale proprio Beppe Sebaste dice: “se fosse americano, o qualcosa del genere, i suoi libri sarebbero, ne sono certo, dei libri di culto. Ma siamo in Italia”.

Strano destino per un poeta conosciuto in Francia e in America Latina ma di cui pochi italiani hanno letto una sua opera. Niente di nuovo, siamo in Italia. Si dice così o c’è da indignarsi?

Conosco Carlo Bordini da più di quarant’anni. Per un breve periodo ho vissuto nella sua casa. Nel 1977 invitava gli amici e organizzava letture casalinghe. C’erano Renzo Paris, Aldo Rosselli, Antonio Veneziani, Beppe Sebaste, Rossella Or e tanti altri. In una di queste serate ho ascoltato per la prima volta Pericolo. Carlo lo lesse senza enfatizzare, senza interpretare. Avvertivo la fragilità del montaggio, l’ossessività paranoide della forma. Eppure, proprio nella fragilità e nell’ossessività sta la forza poetica di quei versi. Un canto sull’Occidente, smarrito nei gadgets offerti dal benessere, incapace di ritrovare il filo della sua storia. Lento, sublime, immenso.

Ora rispondo alla sua domanda. Certo che c’è da indignarsi, ma quelli che lo fanno davvero sono sempre di meno. Carlo Bordini è un poeta, ma in Italia l’industria editoriale concede pochi spazi alla poesia, perché la poesia non si vende. Meriterebbe di essere inserito nelle antologie scolastiche, ma in Italia le antologie sono contenitori chiusi, rigidi, ripetitivi. Recentemente (dal 28 settembre al 1 ottobre 2017), Alberto D’Amico e Giuseppe Garrera hanno organizzato presso i locali dello Studio Campo Boario di Roma una “quattro giorni di arte, poesia, musica, cinema, con incontri, esposizioni, letture, visioni e proiezioni”, alla quale hanno invitato Carlo. Fortuna che esistono ancora luoghi dove la poesia è di casa.

Il cacciatore di libri consiglia:

Ecco alcuni libri di Carlo Bordini da trovare e conservare (i primi, i più rari, quelli che saranno una vera e propria sfida):

Birre sonnambule, fiabe vegetali ed altri mirabiblia

Un’altra gemma di Aelia Laelia poi fu, nel 1986, quella di Marco Papa con Le birre sonnambule, libro rieditato da Theoria nel decennio successivo; ancora una volta narrativa d’avanguardia, a metà tra sperimentale e postmoderna… ma forse lei in quell’anno si era già un po’ distaccato dalla casa editrice…

Marco Papa partecipò alla presentazione de L’ultimo buco nell’acqua e di Passaggi, che si tenne il 30 Maggio 1983 al Teatro dell’Orologio di Roma. Fu un vero e proprio happening. Marco si era innamorato del progetto editoriale di Aelia Laelia. Qualche tempo dopo scrisse su il Manifesto: “Passaggi, di Igor Patruno, si svolge tutto attraverso un costante scambio di voci che si fondono insieme e poi si dissolvono, con l’intento di rispondere ad una domanda: a chi appartiene la morte che si sta raccontando? Il romanzo non solo narra la morte di qualcuno, ma esso stesso è già morte, catastrofe. Nel senso che dissolve la soggettività, distrugge l’autore, conducendolo ad un limite tale che tutto pare detto da sempre”.

Ho riportato il brano per far emergere che la riflessione intorno al romanzo e al ruolo dell’autore, era condivisa. Io e Papa ne parlammo svariate volte. All’epoca pensavamo entrambi che l’autore “dio” di stampo ottocentesco che spadroneggia sulla storia e sul destino dei personaggi non ci apparteneva. Cercavamo altro. Per questo abbiamo scelto la strada della sperimentazione.

Lessi Le birre sonnambule in bozza. La struttura è quella del diario intimo e la voce narrante è quella di un bambino. Il romanzo è una visione del mondo da una prospettivaquasi adolescenziale, come se qualsiasi avvenimento fosse filtrato e deformato da una lente sognante.

Quando il libro uscì, nel 1986, avevo già abbandonato il progetto di Aelia Laelia. Ormai avevo trent’anni ed era venuto per me il tempo di dedicarmi ad un altro progetto, quello di dare un senso alla mia vita.

E sugli altri autori cosa si può aggiungere? Livia Candiani, Roberto Parpaglioni, Peter Bichsel, Vito Bruno, Enzo Crosio…

Di Livia Candiani e delle sue Fiabe vegetali parlammo a Parma e poi anche a Roma. Racconti brevi, dal sapore elegiaco. Roberto Parpaglioni e Vito Bruno non li ho conosciuti. Per Crosio sono stato nel comitato di lettura per il suo Ferlinghetti Bar. Credo che possiamo chiudere questa nostra chiacchierata citando da Peter Bichsel (tradotto per Aelia Laelia da Giorgio Messori):

“Ha senso continuare a scrivere, perché continuando a scrivere diventano narrabili altre vite”.

Trovabilità degli undici volumi di Aelia Laelia

0. Passaggi, di Igor Patruno: RARISSIMO / INTROVABILE

  1. L’ultimo buco nell’acqua, di Messori & Sebaste: RARISSIMO / INTROVABILE
  2. Appunti sparsi e persi, di Amelia Rosselli: INTROVABILE / LIBRO CULT
  3. Fiabe vegetali, di Livia Candiani: RARO
  4. Pericolo, di Carlo Bordini: RARISSIMO
  5. Non sempre ricordano, di Patrizia Vicinelli: INTROVABILE / LIBRO CULT
  6. Il lettore, il narrare, di Peter Bichsel: RARO
  7. Marianna la pazza, di Roberto Parpaglioni: SCARSAMENTE REPERIBILE
  8. Le birre sonnambule, di Marco Papa: RARO
  9. Ferlinghetti Bar, di Enzao Crosio: SCARSAMENTE REPERIBILE
  10. Movimenti, di Vito Bruno:RARISSIMO / INTROVABILE

[Si ringraziano: Igor Patruno, Giuseppe Garrera, Biblioteca Comunale “Mons. A. Amatulli di Noci, Massimo Gatta]

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