Una spia dei “due mondi”

Dopo Aristide Tabasso, una spia italiana affascinante di cui ho parlato nei miei precedenti libri – qualcuno si ricorderà del misterioso carteggio Mussolini-Churchill nel libro Su Onda 31 Roma non risponde di Franco Tabasso – adesso vi voglio presentare la figura di questo Amleto Vespa, abruzzese di nascita, di L’Aquila, nessuna parentela accertata con il celebre scrittore giornalista e presentatore televisivo Bruno. Questo personaggio, comunque, anche senza scomodare legami di sangue improbabili, è di per sé assai intrigante. Abruzzese, come detto, nato non nel 1888 come riportato ovunque, bensì nel 1884 secondo le scoperte del giornalista Francesco Totoro. All’età di ventidue anni scappò all’estero per far calmare le acque dopo che si era reso colpevole dell’aggressione di un guardiacaccia. Fuggì addirittura in Messico (ma questo lo racconta lui, non ci sarebbero riscontri), ed essendo di indole avventurosa (per dirla con un eufemismo), coraggioso e un po’ incosciente, sposò la causa dei rivoluzionari, arruolandosi nelle fila dell’esercito del generale Francisco Madero, dove combatté per circa due anni perfino a fianco del mitico Pancho Villa. Ma anche questo è frutto di un’ipotesi del giornalista Angelo Paratico, tanti anni fa…
Finita quell’esperienza, dette il via a una serie di viaggi che lo portarono in Sud America, ma soprattutto in Russia, Australia e alla fine in Oriente, dove si stabilì.

Un libro che gli sarà fatale

Come egli racconta nella sua autobiografia, divenne prima spia dei giapponesi e trafficante d’armi, successivamente passò al servizio dei cinesi, ritornò ai giapponesi nel periodo dell’occupazione della Cina per passare definitivamente sotto la bandiera degli Stati Uniti nel 1938. Queste informazioni si attingono proprio dal suo libro, che fu stampato per la prima volta a Londra nel 1938 da Victor Gollancz e poi negli Stati Uniti nel 1941. L’edizione italiana stona fra le tante, innanzitutto per il colpevole ritardo (non c’è scritto l’anno ma si evince il 1947) e poi per riportare la dicitura “Comandante Feng” in vece del nome dell’autore nella misteriosa sovraccoperta, per poi sconfessare la cosa subito dopo perché sia in copertina che sulla costola è presente anche il nome per esteso Amleto Vespa. Solito pasticcio all’italiana, insomma. Senza né capo né coda.

Storia di un’edizione “maledetta”

Il libro di cui ho cominciato a parlare è Spia in Oriente, di Amleto Vespa (Roma, O.E.T. Edizioni Polilibraria, [1947]) stampato presso la locale celebre Tipografia Apollon, che balzò poi agli onori della cronaca negli anni per le rivolte operaie del ’68. Un libro abbastanza raro, di cui se ne trovano copie in pochissime biblioteche. Pochi anche coloro che l’hanno osservato di persona. Sovraccoperta perlopiù sconosciuta, se si eccettua una sola immagine presente sul sito di Anobii. Il traduttore, Paolo Balbis, avverte, quasi si scusa, di aver tradotto l’opera da una edizione inglese acquistata in una grande libreria sulla Nanking Road di Shanghai. Estate 1939. Come detto, l’autobiografia di Amleto Vespa fu stampata per la prima volta a Londra nel 1938, con il titolo di Secret Agent of Japan. Ebbe un impatto notevole e un risalto eccezionale sui giornali dell’epoca. Il giornalista, anch’egli abruzzese, Francesco Totoro ha ricostruito sapientemente le vicende editoriali di questo libro. Ce ne parla nel suo Amleto Vespa 1884-1944. Spia in Cina, ebook prodotto nel 2014 da Youcanprint. Scrive Totoro:

“Nell’ottobre del 1938 ai diecimila abbonati del Left Book Club di Londra e del Regno Unito, in edizione non in vendita per il pubblico, viene recapitato un libro dalla sobria copertina rigida color arancio, dal titolo Secret Agent of Japan by Amleto Vespa.”

Ci siamo, è la prima apparizione mondiale per un libro che diventerà un caso editoriale. L’introduzione è scritta dal giornalista australiano, collega e confidente di Vespa, Harold J. Timperley. Non è cosa di poco conto. Timperley godeva di molta considerazione e quindi una sua presentazione attestava credibilità ed autorevolezza allo scritto. Il libro esce però sotto l’egida e con i marchi di Victor Gollancz di Londra. Di questo editore, scrive giustamente Totoro:

Victor Gollancz con le sue pubblicazioni è attivamente impegnato sul fronte della lotta politica al fa scismo e al nazismo. Fonda la sua casa editrice nel 1927 dopo avere lasciato quella nella quale aveva cominciato a muovere i primi passi, la Benn Brothers, di proprietà del fratello di William Benn, leader del Partito Liberale. Comincia la sua nuova attività con un’efficiente campagna di reclutamento di scrittori (tra i quali anche George Orwell) confermando così il suo fiuto editoriale. […] L’idea vincente di Victor Gollancz fu quella del Left Book Club, un club del libro che funzionasse anche come rete di circoli politico-culturali. Gollancz – continua Totoro – è il primo a pubblicare il lavoro di Edgar Snow, Stella Rossa sulla Cina, nell’ottobre del 1937, resoconto della lunga marcia delle truppe di Mao. […]. Al manoscritto di Amleto Vespa non poteva toccare sorte migliore. Anche perché veniva presentato da Harold J. Timperley come un memoriale assolutamente affidabile. E Timperley era un altro degli autori arruolati da Gollancz. In quello stesso anno, il 1938, pubblica per i suoi tipi un saggio, Japanese Terror in China, che produce una notevole impressione nell’opinione pubblica inglese per l’originale inedita analisi dei rischi dell’imperialismo giapponese sull’equilibrio geopolitico in Estremo Oriente.”

Edizioni introvabili & improbabili cacce asiatiche

Amleto Vespa esce come da programma per il “Left Book Club” di Victor Gollancz agli inizi del mese di ottobre del 1938; alla fine di luglio era uscito Italian Fascism di Gaetano Salvemini e appena prima What War Means (cioè Japanese Terror in China) di Harold J. Temperley. Ma torniamo al libro di Amleto Vespa. La seconda edizione apparve dopo appena un mese, novembre 1938. C’è poi il delicato passaggio sul mercato americano. Little, Brown & Company di Chicago aveva formalmente comprato i diritti d’autore a partire dal 1939. Tuttavia l’edizione americana non uscirà prima del 1941 e sarà stampata dalla Garden City Publishing di New York. Non si sa bene a che cosa attribuire questo cambio al timone e soprattutto il ritardo nell’uscita in America. Anche perché, nel frattempo, il libro era uscito in altri paesi europei come per esempio Svezia e Russia […]

[continua su Nuovi casi per il cacciatore di libri, di Simone Berni, Edizioni SimOn, Dicembre 2018]