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Ah, i libri con dedica!

Parole per (Milano, Arti Grafiche Artis, 1969)

Un altro mare, di Claudio Magris (Milano, Garzanti, 1991)

Partiamo come spunto iniziale dalla scomparsa, oggi 21 Marzo 2020, del giornalista sportivo Gianni Mura (era nato a Milano nel 1945). Proprio due anni fa, nel mio Nuovi casi per il cacciatore di libri, avevo dedicato una paginetta a un suo libro di poesie, dal titolo Parole per (Milano, Arti Grafiche Artis, 1969). Riprendo le mie stesse parole di allora:

“Dal diario del cacciatore di libri. Oggi 14 Agosto 2018 ho preso su eBay due volumi autografati; il primo è Un altro mare, di Claudio Magris (Milano, Garzanti, 1991), che dedica la copia a un collega scrittore; nel secondo caso si tratta di un libro che nel 1969 il giornalista Gianni Mura dedica anche lui a un collega esperto di automobilismo. Difatti la dedica contiene un termine, dérapage, tipico del gergo automobilistico sportivo.

Interessante notare che molte persone si disfano di libri avuti da autori che sono ancora in vita, senza temere di rimetterli in vendita su internet, nonostante dediche vistose e a volte perfino appassionate. Tutti e quattro gli autori “protagonisti” del mio acquisto (i due citati e i due non citati), infatti, sono ancora in vita al momento di stesura del presente libro. Questo succede normalmente perché negli anni i libri si accumulano, occupano stanze intere, e arriva il momento che alcune scelte devono essere prese, sia pur dolorose. Quando i diretti interessati sono avanti con l’età, inoltre, in queste decisioni subentrano i familiari, che di solito non migliorano la situazione.”

Vedo che nel frattempo qualche copia di Parole per è venuta fuori su eBay. Bene, tra l’altro non si sa il numero di copie effettivo ma devono essere state poche. Una copia in vendita su eBay a 15 €.     Se invece vi interessasse il libro di Claudio Magris, ecco una copia in vendita su eBay a 4 €.

Nel vento, frugata dalle sue mani / vorrebbe volare / come una grande farfalla impazzita (“Bandiera”)

Il tempo mascherato da puttana / batte alla porta e ride appena entrato. / Abbiam ballato e poi fatto l’amore. / Ora blandisco la mia morte viva. (“Soirée”)

Eh, sì. Lui non lo sapeva o non se lo ricordava ormai da tempo. Ma Gianni Mura era stato anche un poeta.

 

Insomma, libri con dedica: sì o no?

Riprendo le mie parole su Nuovi casi per il cacciatore di libri:

C’è da citare anche il caso dei libri di una nota poetessa senese, recentemente scomparsa, trovati nei cestini delle camere di un albergo dove alloggiavano suoi colleghi stranieri in occasione di un congresso di poesia. Che delusione!

La questione apre un problema e un dibattito annosi. Tutto nasce, secondo me, dal fatto che molti libri vengono regalati senza che siano richiesti. Da lì nasce tutto. Io non regalo miei libri, mai; me li devono proprio chiedere, se li vogliono. Parto dal presupposto, non lo dico per falsa modestia, che dei miei scritti non interessi niente a nessuno. E credo che sia vero nel 90% dei casi, dato che – scrivendo libri sui libri – gli interessati siano davvero una sparuta minoranza. Minoranza che deve attivarsi con energia se vuole un libro autografato dal sottoscritto, perché per me sarebbe di cattivo gusto mandarli a destra o sinistra, se non richiesti espressamente. Di più: lo troverei ridicolo.

Regalare libri non richiesti? Con me non fatelo. Difficilmente leggo libri che mi vengono dati in dono dall’autore stesso senza una mia richiesta, a meno che non sia un giovanissimo scrittore che ci tiene davvero tanto. A quel punto mi sciolgo. Ma solo in quel caso. Se avete superato i diciannove anni, state alla larga. Magari non li butto, ma di certo non li leggo.

Una volta ho anche trovato una copia di A caccia di libri proibiti, la tiratura numerata di cento copie del 2005, il mio primo libro, sigh. Era stata rimessa in vendita. Non su internet, era stata portata a una libreria di Siena, adesso non più esistente. Si trattava della Libreria Ancilli quando era gestita da Marcella Ancilli nella sede di Via delle Terme, che io frequentavo assiduamente in quegli anni.
Tramite il numero della copia sono risalito immediatamente al nominativo, da cui in effetti mi aspettavo un simile trattamento essendo una giornalista locale senza scrupoli. Ma l’errore fu mio, non suo. Non avrei mai dovuto inviarle per posta un libro per recensione, visto che lei si occupava di tutt’altro. Ho avuto la giusta punizione.

Tra le tante provocazioni, mi sto chiedendo quale potrebbe essere la giusta reazione dell’autore che trova in vendita la copia di un suo libro – con una sentita e appassionata dedica. Un sondaggio su Facebook da me svolto nell’agosto 2018 mi ha dato qualche parere interessante, per esempio Marco Zatterin mi ha scritto che lui lo avrebbe ricomprato (e questo l’ho fatto anch’io).
Gianni Marizza invece mi ha anche aggiunto che lo avrebbe pure ri-regalato alla stessa persona per vedere la sua faccia. Questo mi piace assai.
Luigi Frugone, il grande studioso e collezionista ligure di Futurismo, giustamente, dice che:

“(…) Farsi dedicare i libri non aggiunge niente al loro valore, l’autore si prostituisce in code infinite dove ha appena il tempo di chiedere il nome che aggiunge a ripetitive frasi fatte standard che con calligrafia, spesso illeggibile, verga senza alcun interesse. E su Marinetti il libraio dovrebbe scrivere “rara copia NON autografata”.

Alla fine c’è stato uno scontro, che definirei annoso, sull’opportunità di impreziosire/rovinare i libri con l’apposizione di dediche. Le posizioni in questo caso sono antitetiche e inconciliabili. Non si riesce a trovare facilmente il bandolo della matassa, anche perché ognuno ritiene di avere ragione da vendere. Anche per colpa di qualche bibliofilo di elevata influenza che, per voglia di snob, ha magari sentenziato che scrivere sui libri è più che consentito (Eco), anzi doveroso.
Il “purista” collezionista che ama copie illibate, candide, lisce, mai aperte o lette, inorridisce davanti a scritte di traverso, magari col pennarello rosso. A colte le rifiuta anche se con minimi segni (il prezzo vergato a mano dal libraio, il bollino adesivo della libreria, timbri ecc.

Come sempre, la verità sta un po’ nel mezzo. Una bella e arguta dedica, a un personaggio noto e notabile, magari con una data che indica un momento memorabile nella vita dell’uno o dell’altro, o del paese, o della società, secondo me non solo arricchisce il libro, ma ne fa un oggetto da tramandare e custodire con ogni cura.
Il limite di questa condizione credo si palesi da solo. Saranno pochi, pochissimi, i libri che la soddisferanno. Ma anche una chiara e leggibile dedica di un autore importante, per me, è fonte di godimento e di orgoglio. Non si può sempre pretendere una dedica che riscriva la storia o che getti luci (od ombre) inquietanti su un autore o un personaggio.
A molti i libri con dedica non piacciono perché li associano a ricordi personali negativi, a individui che “tampinano” gli autori fino al ristorante per strappare l’ambito scarabocchio o a fregature prese in passato per un falso non riconosciuto in tempo. Io ne ho visti alcuni, di scarabocchi, attributi a Vittorio Sgarbi, che neanche lui potrebbe riconoscere a distanza di qualche ora.
Altri invece ritengono che una dedica trasformi un regalo, non dico anonimo, ma comunque normale, in un vero e proprio piccolo tesoro. Immaginate, per esempio, di regalare un libro sulla Ferrari a un fan della casa di Maranello con la firma (autentica) di Michael Schumacher.