Un’operazione editoriale benemerita

Eccezionale l’impresa di recupero della Cliquot di Roma che dalle tenebre gotiche del paradiso perduto dei capolavori dimenticati trae il gioiello Gomòria di Carlo Hakim De’ Medici. La prima (ed unica fino ad ora) edizione ormai è prossima a compiere il secolo di vita, anno 1921 per Facchi di Milano, rarissima ai limiti dell’introvabile e posseduta da una decina appena di biblioteche. L’opera originale faceva parte della collana I racconti magici, di cui fu il primo ed unico titolo effettivamente dato alle stampe. Ci fu anche un’edizione di lusso tirata in appena 11 esemplari, probabilmente numerati.

L’operazione di crowdfunding della casa editrice romana non ha reperito i fondi sufficienti al progetto, ma lo stesso è stato comunque portato a compimento, come da intenti. Già nel 2016 e 2017 l’editore si era segnalato per aver ri-dato alle stampe due capolavori come Alla conquista della Luna di Emilio Salgari e Gli esploratori dell’infinito di Yambo. Per  le operazioni di presa diretta del volume e di scansione del testo, l’editore romano si è avvalso della collezione di fantastico italiano di uno dei più grandi collezionisti del genere, anch’egli romano. Dell’opera Cliquot ha stampato 1200 esemplari non numerati e 150 in edizione Deluxe.

Chi fosse Carlo Hakim De’ Medici è materia per pochi. Di lui si ricordano altri romanzi e racconti ascrivibili oggi al genere fantastico, tra cui Nirvana d’amore (Trieste, Bottega d’Arte, 1925) e I topi del cimitero (Trieste, Bottega d’Arte, 1924); quest’ultima è una straordinaria raccolta di racconti.

L’autore fu probabilmente friulano. Si ricordano infatti scritti come Leggende friulane (Trieste, Bottega d’Arte, 1924; stampata ad Udine). Secondo la ricostruzione biografica di Guido Andrea Pautasso nella postfazione al volume, dal titolo Il mistero iniziatico di Gomòria, si evince che Carlo Hakin De’ Medici sarebbe nato a Parigi nel 1887, interessandosi precocemente all’esoterismo iniziatico e sviluppando poi una letteratura erotica-esoterica, sia pur marginale, che comunque seguì il gusto raffinato dei tempi.

Fu fonte di ispirazione per Svevo?

Si ritiene che una copia del romanzo Gomòria possa essere appartenuta a Italo Svevo e comunque il libro andò in mano agli intellettuali dell’epoca, che la esibivano come una “squisitezza” esotica. Scrive Pautasso:

“[…] il lettore di Gomòria potrebbe individuare un parallelo tra il malessere psicologico che affligge Gaetano Trevibohèmien dedito all’etere, descritto come un megalomane inetto e incallito fumatore, e le ossessioni, le manie, la gestualità e i caratteri già presenti nei personaggi dei famosi romanzi dello scrittore triestino, Una vita e La coscienza di Zeno [uscito nel 1923], facendo emergere affinità che non sembrano essere dovute al caso.”

Il romanzo esoterico è per sua definizione un espediente dei maestri per poter tramandare segreti alchemici e iniziatici senza manifestarsi apertamente. Una elaborata matrioska a più piani di lettura e comprensione. Il lettore digiuno e il neofita in genere vedono solo un romanzo, più o meno accattivante, più o meno rispondente ai canoni del gusto in voga all’epoca. Ma l’adepto può cogliervi segni e segreti che a sua volta potrà tramandare.

La sua mente allora si sperdette in visioni aurate, le pupille del suo cervello si abbagliarono e i suoi avidi pensieri si arrestarono sopraffatti da una emozione nuova.