I ricordi di Piazza Martinez

Dopo il trionfo del M5S (Movimento 5 Stelle) alle ultime elezioni, l’attenzione per qualcuno si è spostata ai libri che possono riguardare il leader storico (e fondatore con Gianroberto Casaleggio), ossia Beppe Grillo.

Al cacciatore di libri non deve sfuggire il libro più “misterioso” che riguarda il politico (ex comico) genovese: Lo zippe – I ragazzi di Piazza Martinez, di Marco Grasso (Genova, Silver Press, 1984). Libro che si è ormai rarefatto. Al momento della pubblicazione del presente articolo sembrano essercene solo due copie su eBay, a prezzi sostenuti.

Beppe Grillo, chiamato Giuse in alcuni di questi racconti è uno dei protagonisti di storie perlopiù ambientate in Piazza Martinez a Genova. Come scrisse Raffaele Niri su La Repubblica in un articolo del 2013:

Attorno al Cucciolo di piazza Martinez, in quell’inizio degli Anni 60, ci girano in tanti: Roby Carletta e Orlando Portento da grandi faranno i cabarettisti, Donato Bilancia il serial killer (ma allora non doveva ancora far paura se, come soprannome, gli misero quello di belinetta), Vittorio De Scalzi inventerà i New Trolls e Marco Grasso scriverà una spaccato su quel gruppo di amici, autobiografia di una generazione, intitolato Lo Zippe.

Nella galleria fotografica che segue sono presentate le copertine delle tre diverse edizioni del libro. Ovviamente quella rara e ricercata è la prima:

A quanto pare, i rapporti tra Marco Grasso e Beppe Grillo si sono deteriorati con gli anni. Fece scalpore nel settembre del 2013 la famosa “lettera aperta a Beppe Grillo dal più deluso dei suoi amici”. Ne riporto solo qualche stralcio, dato che è lunghissima:

Giuse, da quando hai ottenuto il recente, fantastico, risultato elettorale ho iniziato a inviarti delle lettere per manifestare apertamente, ed in modo entusiastico, il mio euforico consenso. Per la prima volta avvertivo come certamente raggiungibili i due obiettivi più importanti di cui la nostra Nazione aveva ed ha bisogno: togliere il regime di nomina che tutti i partiti usano per controllare i loro parlamentari e promulgare una legge seria sulla corruzione.

Questa situazione mi rendeva ottimista, soprattutto perché il tuo successo rappresentava un motivo di orgoglio per un intero gruppo di ragazzi di quaranta o cinquant’anni fa. Tu, Giuse, che hai trascorso la giovinezza in piazza Martinez, a Genova, insieme a tanti altri della nostra generazione, hai reso ai miei occhi questo luogo ancora più magico; dopo la tua affermazione così perentoria e inimmaginabile, hai fatto sentire partecipi di un sogno molti di noi, che percepivamo come nostra almeno una minima parte del tuo trionfo, della riuscita di un personaggio così incredibile, pulito, utile che si presentava alla ribalta della storia recentissima di un’Italia scassata con le credenziali delle idee chiare ed oneste, le uniche in grado di farci uscire dalle secche della decadenza civile, morale e politica. Io avvertivo in te addirittura la superiorità rispetto alle parti sane di tutti i partiti che in anni e anni di attività non erano riusciti a fare niente di quelle poche cose di cui aveva bisogno l’Italia. Tu, Giuse, ci stavi riuscendo ed io mi sentivo immeritamente protagonista, presente, vicino. Insomma: ero convinto di esserci. Ero convinto, infatti, che tu stessi percorrendo una strada verso la soluzione di problemi ai quali fino a poco tempo prima nessuno avrebbe osato contrapporsi.

Sono sempre stato convinto che se una persona ruba, sapendo di non essere perseguibile, l’unica cosa di cui potrà pentirsi quando lascerà la vita politica, sarà di avere rubato poco. Una sana e onesta legge sulla corruzione, produce come primo effetto l’allontanamento fisiologico di quelli che, avendo sempre rubato, scappano subito in pensione per non dover restituire il maltolto. Quindi l’entrata in vigore di questa legge (sempre se ben fatta) avrebbe terrorizzato i nuovi arrivati e portato per la prima volta alla riduzione di quella vergognosa cifra di ruberia pubblica che la Corte dei Conti ha quantificato, negli ultimi tempi, sui 60 miliardi all’anno, che rappresentano i “compensi” aggiuntivi pretesi dalla nostra classe politica/dirigente per il proprio lavoro di spendere i soldi della collettività.

[…]

Con te, Giuse, in merito a queste poche e fondamentali cose, eravamo a un passo dalla storia. A un passo dall’azzeramento dell’humus su cui cresceva e gongolava il nostro precisissimo sistema consociativo che accomuna governo e opposizione; questo humus, con una serie di giusti interventi sarebbe sparito completamente e per sempre!

Il potere per arrivare a tanto, Giuse, tu lo avevi intelligentemente acquisito con la trasformazione dei fans delle tue perfomances artistiche e della tua personalità effervescente e lucida, in seguaci convinti, i quali avrebbero ben presto aumentato il proprio numero costituendo un blocco di consenso elettorale mai visto in così poco tempo, e di gran lunga superiore a quello di partiti di antica tradizione e di sofferenti storie pluridecennali. Ora, avendoli coinvolti in un movimento, tu avevi le chiavi del giochino in mano; infatti, con tali presupposti, i parlamentari del Partito Democratico avrebbero avuto due possibilità per sopravvivere: o fare finalmente quello che dicevi tu, e rendersi davvero partecipi della storia, o andare avanti con le solite ammucchiate (le “grandi intese”) finendo per discutere all’infinito dei problemi di Berlusconi. Tu, Giuse, eri insomma l’unico che non aveva nessun interesse ad accordarsi con i paladini della consuetudine malata del ventennio precedente, perché il cambiamento lo avevi prodotto tu ed era inevitabile che lo dovessi anche gestire. Lo sapevano, quelli del PD, e lo avrebbero obtorto collo prodotto e subìto, magari spacciandosi poi per gli artefici dello stesso cambiamento. E poi cosa importava, a fronte dei risultati raggiunti a vantaggio di tutti? Questo evento sarebbe stato un nobile obiettivo raggiunto, per una volta, da una intelligente politica.

[…]

Hai combinato un disastro, Giuse, lasciando trapelare la speranza della via giusta da intraprendere per poi avvitarti su te stesso, sulla tua incapacità di lottare per raggiungere obiettivi che, evidentemente, non ti riguardano. Hai ammazzato l’unico sogno che ancora potessero nutrire tutti quelli che i piccoli, mediocri, insignificanti obiettivi della loro vita se li devono sudare facendo muro contro i privilegiati e i prepotenti, cioè coloro che l’onestà la prendono a dileggio.

I partiti rappresentano milioni di persone, e per chi li gestisce è doveroso avere obiettivi, non può non averli; non averne è semplicemente da sciocchi, e gli sciocchi fanno i disastri più grandi! È la frequentazione di quella felicissima autostrada che ti e ci ha rovinato. La mancanza di obiettivi, l’inesistenza, per te congenita, di questi ti ha mandato a sbattere, e forse non te ne sei neppure accorto!

Giuse, dai retta a me torna a fare teatro, che sei e rimarrai il migliore, e lascia la politica agli altri. Tra l’altro fra i tuoi del Movimento qualcuno bravo si è intravisto. Goditi il tuo meritatissimo successo ma non utilizzarlo mai più per offendere quei dieci milioni di sfortunati.

I tuoi sguarniti elettori ( perché abbisognano di mezzi, che non vedo, per raggiungere i loro obiettivi) che di successo se ne intendono poco, ma di vita grama sono attenti conoscitori, le scelte dei ricchi le hanno sempre subite, come questa ultima furbata dell’abolizione dell’Imu che li ha chiamati a finanziare quella parte di costo della politica che avrebbero dovuto pagare i propretari di case. Il tutto naturalmente, in rigoroso silenzio.

Pensa a nuotare, divertiti, vai in vacanza, vai dove diavolo ti pare prima che mi venga (e come a me a tanti altri) la voglia prorompente di mandarti dove tu hai preteso di mandare un sacco di gente negli ultimi anni soltanto urlandoglielo. Avevi la possibilità di spedirceli davvero, con una spintarella e con un semplice sussurro. Hai invece voluto continuare a gridare anche quando non ce n’era più bisogno per mascherare la tua inconsistenza. Alla fine hai mandato veramente affanculo soltanto un sogno, che magari non era nemmeno tuo. Era il nostro. Di tuo c’era solo il trionfo.

Trovabilità delle tre edizioni

Lo zippe in prima edizione, come detto sopra, è disponibile in due copie su eBay. La copia su Comprovendolibri è un doppione di una delle due.

Per quanto riguarda le edizioni del 2005 e 2014, si possono ancora trovare a prezzi perlopiù irrisori. L’edizione Le mani del 2005 a 4 € si trova su eBay.

Alcune copie dell’edizione Il Geko 2014, invece, si possono trovare su Amazon.