Un libro che Rizzoli decise di non far nascere!

Ne scrisse Simonetta Fiori su Repubblica (17 aprile 1992), che raccontò le vicissitudini politiche ed editoriali che portarono alla decisione della casa editrice Rizzoli di non pubblicare il libro di Michael Palumbo dal titolo iniziale di L’olocausto mancato, poi “ammorbidito” in Italiani, brava gente? e alla fine nel conclusivo L’olocausto rimosso. Il personaggio-chiave del libro era l’ex prefetto di Palermo Giovanni Ravalli (1910 – 1998). Ravalli fu un ufficiale italiano imprigionato per crimini di guerra commessi durante l’occupazione dell’Asse della Grecia durante la seconda guerra mondiale. Dopo essere stato processato e condannato al carcere a vita, nel 1959 fu graziato dal Governo Greco. In seguito, riabilitato, ha prestato servizio come prefetto di Palermo, indagando – tra le altre cose – il furto della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio.

L’olocausto rimosso è un atto d’accusa contro le milizie italiane, che mette in luce le atrocità commesse dai soldati italiani in Grecia, Jugoslavia e nelle colonie d’ Africa. Simonetta Fiori fa capire molto bene che a un certo punto Ravalli minacciò di querelare autore e casa editrice, se il libro fosse uscito (gli venivano addossate molte responsabilità). Forse mancando delle prove, in quanto il libro si basava molto su dichiarazioni rilasciate da testimoni del tempo, per la maggior parte non più in vita, si decise che “il gioco non valeva la candela” e le 8.000 copie già stampate furono mandate al macero. C’è anche chi dice però che il libro, alla decisione della Rizzoli di non farne più niente, era in uno stato avanzato ma non ancora stampato. Un po’ un piccolo mistero, insomma. Fatto sta che il codice ISBN, come si evince dalle foto della galleria fotografica, era stato regolarmente assegnato. Del libro però non c’è traccia nel sistema OPAC SBN delle biblioteche italiane.

Ad ogni modo, fisicamente il libro esiste! Qualche copia negli anni è stata avvistata. Copie staffetta? Qualche scatolone “salvato” dal tipografo? Ricevo e pubblico volentieri le foto, frutto di una segnalazione, quella del collezionista e cacciatore di libri M. S.: