La guerra civile spagnola vista da un italiano

Sotto il cielo di Spagna, di Igor Patruno (Roma, Ponte Sisto, 2019)

Igor Patruno ha colpito ancora! Suo il libro che tutti hanno in mano in questa estate 2019 (ed autunno), Sotto il cielo di Spagna (Roma, Ponte Sisto). Il libro è uscito a Febbraio 2019, ma siccome le cose buone carburano senza fretta, e non si esauriscono in un fuoco di paglia effimero e senza senso, ecco che questo romanzo comincia adesso a farsi sentire. Con la voce e il tratto inconfondibili del suo autore.

Sono le incredibili avventure di Bruno Mancini, nell’Italia e nella Spagna degli anni ’30. Franco, Mussolini, la guerra, ma anche Pablo Neruda, Ernest Hemingway, per non parlare di George Orwell che proprio nel 1938 non a caso scriverà Omaggio alla Catalogna. Il libro di Patruno porta una dedica significativa: “Alla memoria di mio padre, soldato a Rodi, prigioniero a Norimberga, partito dall’Italia nel 1939 e rientrato nel 1946“. Un romanzo che spiega, che racconta, che ribadisce. Con il chiaro intento di fissare saldamente il ricordo di anni tumultuosi che hanno contrassegnato l’umanità. Nella speranza che i campanelli d’allarme dell’epoca moderna, i fuochi che qua e là si accendono, possano far riflettere per tempo le nuove generazioni e inducano chi verrà da oggi in poi a muoversi con circospezione. Il passato deve essere sempre presente, per sfociare in un futuro.

L’inizio di ciascun capitolo è preceduto da alcuni versi, significativi con il capitolo stesso, e questo dona quel senso di completezza ed uniformità che un certo tipo di lettore, colto e raffinato, ormai da tempo ricerca invano. La lettura di Sotto il cielo di Spagna è storia vissuta, ma anche letteratura e poesia, troppi i riferimenti in tal senso. Ma è anche geopolitica, e le cartine alla fine del volume lo indicano chiaramente. Le cose vanno viste, se non si può più viverle. Perché solo se si capiscono a fondo i passaggi e gli errori imperdonabili del passato potrà esserci la speranza di un’umanità più sana e consapevole.

Oggi è ancora ieri

La guerra civile spagnola fu il prodromo della seconda guerra mondiale. Patruno racconta a Radio Radicale (intervista di Andrea Billau, 11 Aprile 2019), che la sua passione per questo conflitto gli viene fin dagli anni ’70, quando lesse un racconto di Leonardo Sciascia, L’antimonio, inserito nella raccolta Gli zii di Sicilia (Einaudi, 1958), la storia di un povero minatore siciliano che va a combattere – non per ideologia, ma per fame – in Spagna, arruolandosi nelle camicie nere, in una zona dove, per l’appunto ci sono miniere di antimonio, come quelle dove lui lavorava in Sicilia. La lettura di questo racconto ha fatto capire a Patruno che un eventuale romanzo sullo stesso argomento doveva scriverlo in terza persona, e non in prima – errore ammesso dallo stesso Sciascia, proprio per la complessità, quella che lui chiama la “costellazione di eventi”, che l’argomento inevitabilmente origina. Perché, soprattutto, c’è da raccontare “le vite degli altri”.

Dice Igor Patruno (dall’intervista di Radio Radicale):

“La guerra civile spagnola ha tutte le caratteristiche di una guerra moderna; c’è la tecnica (riporto fedelmente le marche e i modelli dei carri armati e dei fucili usati per uccidere), e c’è anche lo scontro e il confronto con la natura. Per esempio nella battaglia di Guadalajara piove per quasi tutto il conflitto. Sembra quasi che la natura si ribelli all’uso sconsiderato della tecnica. Infatti, le armi si inceppano. I carri armati, pur moderni, restano impantanati. Come se la natura si rifiutasse che la tecnica venisse utilizzata solo per portare orrore. E poi c’è un altro aspetto. Dopo aver combattuto, il protagonista Bruno Mancini si ritrova in Francia, al cospetto di qualcosa di molto importante, che riguarda anche i nostri giorni [attenzione: spoiler] gli scampati di Bilbao (dove ci furono molte fucilazioni sommarie) salgono su alcuni motopescherecci e tentano di raggiungere le coste francesi. Alcune imbarcazioni affondano – come accade alle nostre latitudini ancora oggi – e il governo francese manda quelle che oggi chiameremmo “navi militari d’altura” a recuperarli. E questo suscita una serie di problemi, di perplessità. Siamo in piena estate, immaginatevi i ricchi turisti dell’epoca, tedeschi, inglesi, americani, nei luoghi di villeggiatura francesi, che si ritrovano ad assistere al recupero di questi fuggitivi. Le autorità francesi sono preoccupate, perché pensano che tutto questo possa portare un danno all’economia, perché lo stato sta spendendo molti soldi per l’accoglienza. Ci sono, in definitiva gli stessi temi che ritroviamo oggi.”

Sotto il cielo di Spagna è disponibile in tutti i canali di vendita. Pur superando ampiamente le 500 pagine, il costo che l’editore propone appare contenuto (16,50 €). Compratelo magari andando di persona nella più vicina libreria indipendente. La copertina riporta un’opera di Raf Croce, Guadalajara (2018) ed è stupenda.