Da quella prigione: Moro, Warhol e le Brigate Rosse, di Marco Belpoliti (Parma, Guanda, 2012)

ROMA MERCATINO DI VIA ROITI (ZONA MARCONI) Lunedì 26 Novembre 2018 – In questo mercatino è stato avvistato un libretto di 75 pagine in formato 8°piccolo, pubblicato dall’editore Ugo Guanda di Parma a settembre 2012 per la collana Microcosmi.

Marco Belpoliti ha scritto: Da quella prigione: Moro, Warhol e le Brigate Rosse. Cosa unisce infatti tutti questi diversi soggetti? Soltanto l’uso di un oggetto banale ovvero un apparecchio Polaroid cioè una macchina fotografica istantanea munita di pellicola autosviluppante. Si sa che l’artista americano, una volta, scoperto un apparecchio che, dopo lo scatto produce un’immagine in pochi minuti, senza l’intervento umano, non se ne separerà più. In Italia, nel corso degli anni ’70, diventa invece uno strumento utilizzato dalla criminalità organizzata nel corso dei sequestri di persona (sequestri Sossi, Macchiarini, Amerio, Paul Getty III e Aldo Moro).
L’elemento della istantaneità e rapidità d’uso che tanto interessava Warhol, ben si adatta a una organizzazione che opera in clandestinità. Come noto, due furono le Polaroid, fatte recapitare dalle Brigate Rosse, la prima il 19 marzo 1978, tre giorni dopo il sequestro del politico democristiano, l’altra il 21 aprile 1978. Questo pamphlet è stato scritto quasi a 35 anni dall’uccisione di Moro. Ebbene, tutti, gli storici, gli studiosi, i saggisti hanno sempre analizzato tutto del sequestro, le lettere, le vicende, ma mai le due immagini scattate allo statista con una macchina Polaroid. Lo ha fatto Belpoliti, con questo originale documento, scomodando, nell’analisi, niente poco meno che Barthes, Ando Gilardi, Susan Sontag, Berger cioè semiologi di chiara fama. Ne sortisce un racconto davvero originale e inedito. (E. P.)