Pautasso, futurista “di frontiera”

Lo scrittore Guido Andrea Pautasso nel suo studio

Guido Andrea Pautasso (Milano, 1969), artista e saggista. Curatore di collane editoriali, mostre a carattere storico, collaboratore per case editrici, periodici ed emittenti radio-televisive.

Tra le sue opere più note si ricordano: Mangiare con arte per agire con arte: epopea della cucina futurista (Cremona, Edizioni Galleria Daniela Rallo, 2010); Piero Manzoni: divorare l’arte (Milano, Electa, 2015); Moda futurista: eleganza e seduzione (curatore) (Milano, Abscondita, 2016).

Pochi giorni fa esce la sua ultima fatica: Vampiro futurista: i futuristi e l’esoterismo (Albissola Marina, Vanillaedizioni, 2018), con presentazione di Luca Bochicchio, prefazione di Sara Tongiani e blurb di Andrea Kerbaker in quarta di copertina.

Facciamo due chiacchiere con l’autore

Vampiro futurista: i futuristi e l’esoterismo, di Guido Andrea Pautasso (Albissola Marina, Vanillaedizioni, 2018)

Pautasso, lei si era già occupato di “vampiri” – per così dire – quando nel 1998 (in occasione del centenario del Dracula di Bram Stoker) – aveva pubblicato un contributo dal titolo Il Vampiro nella letteratura italiana in un saggio per le Edizioni Nord. All’epoca però non sembrava aver già maturato le riflessioni fra Futurismo ed Esoterismo che invece adesso spiega compiutamente in Vampiro Futurista. Ce ne può parlare?

“In verità ho scritto del Vampiro già nel 1993, esattamente venticinque anni fa. Dopo aver letto il saggio di Giuseppe Tardiola sull’argomento, Il vampiro nella letteratura italiana (stampato da De Rubeis Editore, Anzio 1991), mi sono impegnato in una recensione al libro, intitolata Appunti per una ricerca sul tema del “vampiro” nella letteratura italiana, pubblicato sulla rivista “Lingua e Letteratura” (Istituto Universitario di Lingue Moderne, Anno XI, n.21, Milano autunno 1993), in cui notai come Tardiola accennava alla relazione esistente tra Vampiro e Futurismo senza però approfondire la ricerca. A quella recensione (che in parte ha contribuito alla stesura successiva dell’incipit del Vampiro Futurista) fece seguito, cinque anni dopo, un articolo apparso su “Il Secolo d’Italia”, intitolato L’anima nera di Marinetti, in cui sollecitavo gli studiosi di Futurismo a occuparsi della presenza del fenomeno del vampiro nella letteratura futurista; poi lo stesso anno collaborai alla realizzazione della mostra-evento Vampiri, e sul catalogo pubblicai il saggio Il Vampiro e la letteratura italiana corredato da alcune immagini assai rappresentative dei libri in cui appariva il Principe delle Tenebre. Da allora non ho mai smesso di indagare sul vampirismo e la sua relazione con le avanguardie artistiche e letterarie, e questa ricerca mi ha consentito di portare alla luce un aspetto spesso e volentieri considerato una curiosità culturale e intellettuale marginale, ovvero l’esoterismo dei futuristi: elemento in verità quasi fondamentale per taluni artisti e scrittori futuristi.”

Come cacciatore di libri non posso però sorvolare sulla messe di preziosissimi dati che lei fornisce in quest’ultima opera. Oltre tutto la scelta editoriale di pubblicare a colori le copertine dei libri di cui parla mi sembra un invito abbastanza esplicito al collezionista e al cacciatore di libri. Forse presto la riterranno responsabile – come già il sottoscritto – di aver fatto lievitare la valutazione dei libri sull’argomento. Ci aveva pensato?

“Questo è un libro fatto da libri, in particolare basato sulla lettura di libri e non solo sul loro possesso, e non è un catalogo di una libreria antiquaria. Spero soprattutto che Vampiro Futurista stimoli i lettori a ricercare e ampliare gli argomenti stessi che mi sono trovato ad affrontare. Il libro futurista ha un suo mercato: direi che io posso involontariamente averne allargato l’orizzonte, mea culpa.”

Ogni opera, ogni studio accurato di un argomento, secondo me, alla fine, si può dire che nasca da un altro libro. Quale può essere considerato nel suo caso il libro la cui lettura (o la cui esistenza) ha ispirato questo saggio?

“Ricordo la lettura di alcuni libri che non sono futuristi: Il Vampiro. Commedia in cinque atti del Barone Gio. Carlo Cosenza del 1825; Il vampiro. Ballo fantastico del coreografo Giuseppe Rota da rappresentarsi al R. Teatro alla Scala nella stagione 1860-1861 e poi il ritrovamento della prima edizione in italiano di Dracula. L’uomo della notte. Per quanto riguarda l’avanguardia Futurista, devo confessare che il volume di Vladimiro Miletti dal titolo Novelle con le giarrettiere è stato per me una specie di folgorazione, anche per la sua pruriginosa copertina a colori. Poi ricordo come veri coup de foudre le poesie di Giuseppe Fabbri raccolte in Sarabanda: Lupanare azzurro (Milano, Edizioni Upid, 1927), dove compare l’immagine inquietante del Vampiro Ermafrodita, e il rinvenimento di alcuni fascicoli di “Senza veli”, rivista del 1921, in cui viene segnalata la nomina di Filippo Tommaso Marinetti a presidente del Circolo Occultista milanese: altra rivelazione straordinaria.”

Come giustamente fa rilevare Andrea Kerbaker nel suo blurb, alcuni titoli citati nel libro, come Risate e rasoiate contro le barbe visibili e invisibili (Roma, Le Smorfie, 1933) del poeta Fernando Cervelli, o L’anima in camicia da notte (Napoli, A. Morano, 1927) di Diego Calcagno, parrebbero creati di sana pianta dall’autore in vena di scherzi. Un po’ come i titoli inventati da Paolo Albani e Paolo della Bella in Mirabiblia (Zanichelli, 2003). Ma di fatto esistono in “carne ed ossa”. Non crede che anche solo l’aver creato simili suggestioni possano fare presto di Vampiro Futurista un vero e proprio libro cult?

“Sì, come scrive Kerbaker, Vampiro Futurista è tutto un morso, e spero che voluttà, sensualità, sessualità perversa e vampirismo non diventino solo argomenti scabrosi da giudicare come velleità intellettuali superficiali ma possano allargare l’orizzonte di chi studia il Futurismo senza pregiudizi e preclusioni. Credo che debbano essere i lettori a giudicare Vampiro Futurista un libro cult: aspettiamo le loro considerazioni…”

Per concludere, non posso fare a meno di chiedere qualcosa sulle potenzialità bibliofile di Vampiro futurista. Ritiene che una tiratura limitata di venti o trenta copie in carta speciale – in aggiunta alla tiratura ordinaria – potrebbe dare alla sua opera quel tocco bibliofilo in più, che in effetti merita?

“Spero di poter realizzare presto una mostra dedicata al Vampiro Futurista e magari per l’occasione potrebbe nascere una tiratura speciale del volume. Per ora il grande sforzo di Vanillaedizioni ha consentito di far conoscere ai lettori la mia ricerca, che è durata più di venti anni, e che mi ha portato a incappare, con cognizione di causa, in quelle che Gianfranco de Turris chiama oggi discipline di frontiera.”

[Si ringraziano Vanillaedizioni e Guido Andrea Pautasso per la concessione delle immagini pubblicate]