"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

L’inesauribile vena aurifera di Porta Portese: finalmente la prima edizione illustrata de “L’oro di Napoli” ad un euro e mezzo!

di Aldo Lo Presti

ROMA PORTA PORTESE Domenica 20 Marzo 2022 Abbiamo aspettato a lungo prima di veder materializzarsi sotto i nostri polpastrelli golosi una prima edizione, quella illustrata del 1949, del volume Bompiani uscito per la prima volta nel 1947, che raccoglie i 36 elzeviri (faticati, faticatissimi, per come ce lo racconta lo stesso autore, e per come sottolinea Serena Zolla: «Cancello, copio e ricopio e alla fine lascio il tavolo come un pugile lascia il ring, sfinito») che il campano Giuseppe Marotta andava pubblicando a partire dai primi mesi del 1943 sulla terza pagina del Corriere della Sera, un volume finito di stampare il 19 novembre del 1949 presso la Cromotipia E. Sormani di Milano sita in Via Valparaiso al civico 3, che la benemerita Libreria L’Angolo del Collezionista di Barbara Pileri così descrive nella sua inserzione on-line:

«Bompiani Milano, 1949. 8 tavole a colori f.t. di Riccardo Manzi. Ed. Bompiani – Milano, I edizione 1949. Cartonato editoriale con sovraccoperta originale. Mancanze e usure del tempo alla sola sovracopertina. Peraltro libro in ottimo stato. Conservata cedola editoriale. 17,5×24; pp.329», un titolo (e un autore) mancante al repertorio di Lucio Gambetti e Franco Vezzosi del 2007.

La copia ad oggi nei nostri scaffali, avvistata e d’un subito fatta nostra (stupendoci, come sempre, del fatto che non sia stata preda della frenesia collezionistica dei nostri competitors che hanno frugato la bancarella portaportesiana di «Robertone & Figlio» prima di noi, notoriamente pigri per andarci come sarebbe più opportuno alle prime luci dell’alba, al modo, cioè, dei nostri più virtuosi amici librai!) l’abbiamo acquistata a meno di un doblone, ed è, rispetto alla descrizione precedente, priva soltanto della cedola editoriale.

In compenso, al modo d’un panino imbottito, le nostre pagine nascondevano tre “conticini” su carta quadrettata datati «giugno/luglio 1957» relativi ad alcune spese della «Signorina Rita Cozzi» di Chianciano, già proprietaria – se non andiamo errati – di quell’«Hotel Rinascente» ancora oggi in attività e che acquistò non solo il libro in questione, ma anche magliette di lana, asciugamani, tovagliette, vestaglie ecc. ecc., ad uso dei clienti del suo albergo, abituali frequentatori delle salubri terme senesi.

Terre che anche noi, a lungo habitué degli stessi luoghi, abbiamo setacciato in lungo e largo tra rigatterie (campagnole), bancarelle (termali), librerie (poliziane), botteghe antiquarie (pientine), ecc. a caccia di tomi e tometti, libri e libretti, cercando di spegnere la nostra sete bibliofila estiva agevolando il nostro “ozio operoso” (come quello di Sciascia e Luzi) che ci ha spinto a spulciare le biblioteche e gli archivi di Montepulciano e Pienza a caccia di temi e spunti orvietici!

E mai come in questo caso, facciamo nostro quello che Marotta ha potuto descrivere come il vero ed inesauribile oro di Napoli, cioè la «pazienza», quella predisposizione alla moderazione, alla tolleranza e alla sopportazione che ci permette di superare:

«…tutti i pericoli che insidiano la vita umana» senza inutili e sterili scoraggiamenti, perché «…c’è sempre modo di sfamarsi mangiando del pane raffermo condito col sale e con l’olio», che, fuor di metafora, sono il nostro pane, il nostro olio e il nostro sale in salsa libreccia a prezzi, naturellement, da basso partenopeo, puntando ad «incontri» che potremmo definire «virtuali», vale a dire degli «incontri metaforici» che escludono a priori le «persone» a vantaggio delle loro «creazioni» (Gianni Brunoro dixit).

E così è stato per la pepita marottiana estratta a Porta Portese frugando e ancora frugando (per stare nella fabbrica di Simone Berni!) con paziente, inesauribile, ottimismo tra montagne e montagne di titoli meno o per nulla attraenti, e d’oro non solo per le emozionanti pagine materne di Giuseppe Marotta, ma anche per le otto illustrazioni (oltre a quella a tutta pagina della sovracopertina) dovute al pennello scioltissimo e abilissimo di Riccardo Manzi, illustratore e pittore laziale nato a Fondi, dalla biografia molto simile a quella del Marotta, perché, come lui, trasferitosi da Napoli (dove studiò) a Milano, dove fu cooptato da Leonardo Sinisgalli che lo chiamò alla Pirelli per lavorare con continuità alla rivista che dal marchio aziendale prese il nome e che il poeta lucano dirigeva determinando:

«…incontri tra scienziati e giornalisti, tra tecnici e poeti. Senza tema di commettere eresie abbiamo mandato i reporter negli studi, nelle aule, nei laboratori a sorprendere con lampi di magnesio personaggi tanto illustri quando riluttanti […] Una delle nostre ambizioni fu proprio questa: provocare, stimolare una prosa analitica piuttosto che il solito pezzo commemorativo, un referto e non un inno, un commento, non una predica […]. Io aspetto il giorno in cui il Regno dell’Utile sarà rinverdito dalla cultura, dalle metafore, dall’intelligenza. […] La Rivista Pirelli ha cercato di stimolare nei collaboratori la ricerca di un’impressione meditata; ma c’è ancora molto cammino da percorrere per guadagnare precisione e leggerezza [corsivo nostro, ndr]»

…anticipando, addirittura, l’agilità ormai proverbiale di Calvino! E scusate se è poco… Vale!

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