"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Lo spaventoso mondo di Bentley Little

 

di Domenico Cammarota

 

Bentley Little / The Revelation (Ib., 1990) / Firenze, Vallecchi, 2022. In 8°, pp. 416. Traduzione di Ariase Barretta. Euro 18.
Bentley Little / The Resort (Ib., 2004) / Firenze, Vallecchi, 2023. In 8°, pp. 364. Traduzione di Ariase Barretta. Euro 20.
Bentley Little / The Consultant (Ib., 2015) / Firenze, Vallecchi, 2023. In 8°, pp. 392. Traduzione di Ariase Barretta. Euro 20.
Bentley Little / DMV (Ib., 2022) / Firenze, Vallecchi, 2024. In 8°, pp. 540. Traduzione di Ariase Barretta. Euro 20.

Bentley Little nasce a Mesa, in Arizona, nel 1960. Sua madre è una fan di film horror, come Psycho e L’Esorcista, la cui passione in un certo qual senso ha avuto un primo impatto fondamentale sulla futura carriera del figlio. Bentley studia Letteratura Comparata alla California State University di Fullerton, dove la sua tesi finale, a base di ampie citazioni teologiche, diventerà poi in seguito la traccia di base per il suo primo romanzo horror, The Revelation; nel frattempo inizia a pubblicare i suoi primi racconti in tema, apparsi nel 1985-1989 su oscure rivistine di nicchia come la Cemetery Dance Magazine, dove le sue storie originali vengono notate dal famoso scrittore di fantascienza e horror Dean R. Koontz, attraverso il cui appoggio riesce a pubblicare finalmente The Revelation, una rivelazione di nome e di fatto, visto che il romanzo d’esordio vince subito nel 1990 il prestigioso Bram Stoker Award, ossia l’equivalente di un Oscar nel campo della letteratura dell’orrore. Apprezzato da scrittori come il già nominato Dean R. Koontz, l’amico Richard Laymon e l’immancabile Stephen King, Bentley Little decide di dedicarsi completamente al genere weird, sfornando praticamente un libro all’anno; dal 1990 ad oggi, ha infatti già pubblicato 31 romanzi, 5 antologie personali, e 22 racconti sparsi su altre fonti, riscuotendo sempre un continuo successo, malgrado delle caratteristiche di vita abbastanza antisociali. Infatti è noto nell’ambiente anche per non partecipare mai a convention, firma copie, presentazioni di libri et similia; in 36 anni di carriera avrà concesso sì e no solo tre o quattro interviste significative, in giro si trovano pochissime sue foto, e non è per nulla attivo in rete, sui social o altrove, preferendo vivere una vita non proprio solitaria ma abbastanza appartata, divisa tra la famiglia e pochi selezionati amici. Anche la critica si è dimostrata finora abbastanza scarna e non sufficientemente preparata nell’accogliere e comprendere le sostanziali novità lentamente introdotte da Bentley Little nei fin troppo abusati cliché del genere horror, con stilemi non proprio reinventati ma resi semmai più attualizzati, realistici e financo satirici, in un ottica provocatoria stralunata e surrealisticamente bizzarra.

Finora praticamente sconosciuto in Italia, malgrado la sua notorietà internazionale – ricordo infatti che, salvo errori e dimenticanze, il suo primo racconto da noi pubblicato fu Il Teatro (The Theatre), edito nel 2000 nell’antologia 666 a cura di Al Sarrantonio – da un po’ di tempo a questa parte invece le opere di Bentley Little, seguendo una prassi consolidata da altri autori simili in massima parte legati a una sola casa editrice (come Stephen King per la Sperling & Kupfer, o Clive Barker per Sonzogno), sono presentate in esclusiva dalla casa editrice Vallecchi di Firenze, che finora ha pubblicato quattro corposi romanzi, tutti contrassegnati dalla curiosa abitudine di conservare in copertina i titoli originali inglesi non tradotti, in ciò seguendo anche quella che è ormai una prassi consueta (ma che non a tutti piace) usata anche nei film e nelle fiction americane importate in Italia.

Il primo romanzo di Bentley Little edito dalla Vallecchi è ovviamente il suo famoso testo d’esordio The Revelation, un romanzo dal forte impatto macabro, e ricolmo di sottili citazioni teologiche, dato che ricostruisce accuratamente il classico conflitto millenario tra le potenze delle tenebre e le potenze della luce, attraverso un ambientazione rurale che deve molto a scrittori come King, Koontz, e anche, sia pure in un modo più larvato, a Lovecraft ed alla sua cerchia.
Con il successivo romanzo tradotto, The Resort, testo del 2004, ci ritroviamo invece in tutt’altri ambiti, dato che questo è in un certo senso un importante libro di snodo nella produzione dell’autore, nettamente maturata, e decisamente avviata verso quell’opera generale di ricostruzione ambientale e sociale del genere horror. Infatti la narrativa macabra di Bentley Little assume al suo interno tutte le caratteristiche tipiche d’un vero e proprio horror suburbano, dove le periferie, e gli ambienti realistici di frequentazione quotidiana come i resort, gli alberghi, i luoghi di vacanze, le università, le aziende, gli uffici ed i dipartimenti stradali, si caricano progressivamente di vari elementi inquinanti e malevoli, in un accumulo lento ma costante di ferali corrosioni della morale corrente, di scardinamenti delle regole scritte e non scritte della coesione sociale, dei comuni rapporti societari e delle più elementari norme del buon vivere; ribaltate ad una ad una attraverso l’esplodere di piccole e grandi perversioni, comportamenti al limite, e ampio uso di tecniche di linguaggio mediate da studi sociologici del settore.

In questi casi l’irruzione del Fantastico nella realtà del quotidiano, non avviene per uno shock catartico e improvviso, ma per una contaminazione epidemiale dalle valenze incubiche stratificate e solenni da cui non c’è fuga apparente, come nelle atmosfere metafisiche angoscianti e senza via di scampo già indicate a inizio Novecento dalla produzione narrativa del maestro Franz Kafka.
Un esempio attualissimo d’incubo Kafkiano è infatti il successivo romanzo di Bentley Little presentato dalla Vallecchi, The Consultant, tradotto anche per dei validi motivi promozionali, dato che il testo è stato adattato nel 2022 per una serie TV dal titolo omonimo; una serie già diventata oggetto di culto sulla piattaforma Prime Video, grazie anche alla superba interpretazione del premio Oscar Christoph Waltz nel ruolo dell’ineffabile consulente Regus Patoff, il cui nome scomposto come “reg. us. pat. off.” è un geniale richiamo commerciale agli infernali meccanismi aziendali da girone Dantesco, in cui si ritroveranno invischiati i disperati protagonisti dell’emicranica vicenda. Chiude – per ora – la quadrilogia dei testi tradotti in Italia di Bentley Little, il suo più recente romanzo DMV, sigla con cui negli Stati Uniti viene indicato il Dipartimento della Motorizzazione Civile, e che, vista la passione dell’autore per gli acronimi misteriosamente devianti (nel precedente The Consultant rimaneva in un certo senso irrisolto il vero significato dell’onnipresente acronimo BFG; se non lo sa, non ha ancora capito nulla, aveva dichiarato il malefico Patoff), potrebbe pure significare qualcosa del tipo “Dio Motore Violento” o similia, in questo riprendendo in modo allucinante e bizzarro gli stilemi horror similari già presenti nel capolavoro Crash di James G. Ballard, e nel film omonimo di David Cronenberg; qui la narrativa weird di Little si fa materia viva e concreta degli incubi quotidiani dell’America Trumpiana di oggi, dove la folle gestione dei meccanismi statali di controllo fa precipitare l’alienante struttura degli orrori labirintici della burocrazia, in un percorso diegetico a spirale di paurosa attualità, dove la macabra satira di costume pure così evidente, diventa nella capacissima penna dell’autore una disperante denuncia del totale orrore in cui è immerso il cittadino americano medio.

Detto questo, rimaniamo in fervida attesa degli altri capolavori horror di Bentley Little che la benemerita Vallecchi speriamo prima o poi voglia proporre al pubblico italiano; restando irrealizzabile per ovvi motivi commerciali la presentazione della sua Opera Omnia – come si è detto, ben 36 volumi e più – sarebbe auspicabile in futuro una maggior selezione almeno dei suoi testi più fruibili e rappresentativi, come il notevole The Summoning dedicato a un originale versione del sempre classico Vampirismo, e il romanzo per molti versi autobiografico The Mailman, dove fra i protagonisti Little dipinge delle versioni riconoscibili di sé stesso e della propria famiglia.

Una parola di plauso infine va necessariamente spesa per il prestigioso traduttore italiano di tutti questi primi quattro corposi romanzi di Bentley Little, lo scrittore Ariase Barretta, intellettuale napoletano residente a Madrid, e dinamica figura di romanziere noir, performer, musicista, insegnante, esperto di Queer Art e militante LGBTQ+, che nell’adattare la prosa spesso ruvida e scabrosa del nostro autore americano, ha compiuto davvero un mirabile lavoro di stile, leggibilità, e reale comprensione dei non certo facili testi selezionati.

 

 

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