"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Quando capita l’autore sconosciuto è sempre un dilemma!

 

Giuseppe Chiassi è una figura sfuggente della nostra letteratura novecentesca, documentata quasi esclusivamente attraverso poche schede editoriali e inserzioni di librai antiquari, ma sufficiente per delineare un piccolo corpus di memorie e ricordi di viaggio. Il suo nome compare oggi soprattutto nei cataloghi di librerie antiquarie e nei database di libri fuori catalogo, senza che siano facilmente reperibili profili biografici strutturati.
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Le informazioni certe a disposizione derivano quindi dalle descrizioni editoriali delle sue opere e dalle note dei librai, che consentono di ricostruire alcuni titoli, gli editori, talune date e, in parte, il taglio contenutistico dei volumi.
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“La Roma dei miei vent’anni. La nostra ‘belle-époque’ (da un diario anteriore alla Grande Guerra 1915‑18)” è il titolo più chiaramente documentato. Le schede concordano nel segnalare: autore Giuseppe Chiassi, editore Fratelli Palombi, Roma, anno 1957, 162 pagine, in formato in‑8°, in brossura, con alcune tavole fuori testo in bianco e nero. Le descrizioni dei librai lo collocano nell’ambito della narrativa memorialistica, con esplicito riferimento a un diario precedente la Prima guerra mondiale, e lo offrono in genere in poche copie, indizio di una circolazione non ampia e oggi piuttosto rara.
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Un secondo tassello sicuro è “Parigi dei miei trent’anni. E Ricordi di Costa Azzurra“, attribuito sempre a Giuseppe Chiassi e pubblicato anch’esso da Palombi Editori. Le schede commerciali lo presentano come volume vintage, indicando autore, editore e la struttura in due nuclei di ricordi (Parigi e Costa Azzurra), che consolidano il profilo di Chiassi come autore di memorie e taccuini di viaggio sul mondo francese.
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La data di edizione non è sempre esplicitata nelle schede consultabili, ma la continuità con il titolo romano e l’editore Palombi lo collocano chiaramente nello stesso segmento cronologico, fine anni Cinquanta / inizio anni Sessanta, almeno per quanto è attestato.

 

E poi c’è La scuola dei veleni

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Oltre a questi titoli, il nome di Chiassi è legato, nelle ricerche d’insieme, anche a indicazioni di scritti diaristici o di frammenti memorialistici, ma senza che se ne ricavi, allo stato, una scheda bibliografica univoca e verificabile come volume autonomo.

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Particolarmente interessante, sul piano collezionistico, è il caso di “La scuola dei veleni” (Roma, Maglione & Strini – succ. di E. Loescher & C., 1923), ricordata come opera pressoché sconosciuta: le ricerche nei cataloghi bibliotecari di maggior respiro e nei circuiti di vendita antiquaria non hanno però restituito una scheda certa, solo una copia in vendita; i dettagli editoriali appena verificabili, per cui non è possibile – con rigore – riportarne editore, formato o contenuto. Le uniche notizie ci pervengono da una copia transitata su eBay e finita al collezionista A. d. I., che gentilmente ha condiviso con noi tale rarità. In un’ottica conservativa delle informazioni, questa resta dunque una segnalazione da menzionare come testimonianza d’esistenza, ma ancora priva di riscontri catalografici pubblici, e quindi da trattare come “ipotesi di lavoro” per futuri approfondimenti. Il Sistema Bibliotecario Nazionale non ci viene in aiuto. Dettaglio importante: la prefazione risulta essere di Salvator Gotta – autore assai noto – che conferma un’amicizia con Chiassi di lunga data e acclama questo suo sforzo letterario. Bella la copertina, opera di Mario Barberis.

Per un lettore di questo blog, Chiassi incarna così il profilo di un autore minore novecentesco da seguire con pazienza nei cataloghi e nelle aste, lavorando esclusivamente sulle poche certezze documentarie e lasciando aperto il campo alla futura scoperta di nuove copie o carte che possano completarne la fisionomia.

La combinazione di dati minimi ma solidi (titoli, editore, anno, pagine) e l’assenza quasi totale di apparati critici o ristampe rende Giuseppe Chiassi un autore tipicamente “da caccia”, il cui nome emerge più tra schede di librai che nelle storie letterarie. “La Roma dei miei vent’anni” e “Parigi dei miei trent’anni. E Ricordi di Costa Azzurra” figurano come volumi completi e identificabili, ma con presenze molto sporadiche nelle vetrine antiquarie, mentre “La scuola dei veleni” rappresenta, per ora, un titolo semi-fantasma, di cui si possiede solo la memoria del collezionista e nessun riscontro catalografico pubblico.
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