"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Piccoli eroi nella Grande Guerra

 

di Livio Codato

 

Un autore dimenticato. Angelo Tortoreto nacque a Catignano, in provincia di Pescara, nel 1875. Fu maestro elementare e si sa che nel 1901 era in servizio a Fiano Romano. Fu scrittore, commediografo e studioso di letteratura classica e moderna, ma ebbe un certo successo come autore di libri per ragazzi.

 

A Roma, dal 1907 al 1908, fu direttore della rivista “La Riscossa Scolastica”. Nel 1908 l’editore siciliano Biondo lo chiamò, insieme a Edmondo De Amicis e Luigi Capuana, per pubblicare racconti e romanzi nella collana Biblioteca Aurea Illustrata. Dal 1910 scrisse diversi articoli per il quotidiano romano Il Messaggero e nel contempo continuò a sfornare testi e programmi per la scuola, novelle e racconti storici di impronta idealistica e nazionalistica. Convinto interventista, negli anni della guerra scrisse alcuni racconti e romanzi patriottici potremmo dire in presa diretta, a conflitto in fieri, a caldo, man mano che giungevano le notizie dal fronte. Dal 1915, nella collana Bibliotechina della Guerra dell’editore Trevisini di Milano, uscirono a sua firma dieci libriccini in sedicesimo (tutti di 40 pagine con illustrazioni), destinati agli alunni della scuola elementare, i quali dovevano essere educati a non aver paura della guerra, anzi, e a servire coraggiosamente la patria. Ecco i titoli: 1. Il re soldato; 2. Il generalissimo; 3. I signori delle Alpi; 4. Nell’Adriatico; 5. Da una trincea all’altra; 6. La lotta nei cieli; 7. I volontari; 8. La gratitudine nazionale; 9. I caduti; 10. Le prime terre redente. Negli stessi anni lo scrittore abruzzese pubblica Il caporale di quindici anni e dopo la guerra Il Volontario di Gorizia. Con l’avvento e il consolidamento del regime fascista, lo scrittore abruzzese fondò a Milano, nel 1927, la rivista La Piccola Italiana. Di Angelo Tortoreto non si conoscono data e luogo di morte ma visse fino agli anni Sessanta perché l’ultima sua opera di cui vi sia notizia è Versi e Prose ispirati al Tasso, edito a Bergamo nel 1966. Prendiamo in esame i due volumi che raccontano le eroiche imprese di esaltati ragazzi che partono per il fronte e, animati dall’afflato patriottico e bellicoso, si gettano a capofitto nell’avventura della guerra.

Il caporale di quindici anni. Gesta e avventure di un ragazzo nella guerra contro l’Austria, uscì in 24 fascicoli (a 10 centesimi l’uno) nel 1915 a cura della Società Editrice Milanese, per un totale di 384 pagine e 8 illustrazioni. A guerra finita, nei primi anni ’20, il romanzo venne pubblicato in volume per opera della Casa Editrice del “Piccolo Corriere” di Milano, (in ottavo piccolo, pp. 390, 22 illustrazioni fuori testo di Renzo Boschini). Come viene riportato nella terza di copertina: “Il caporale di quindici anni. Grande romanzo delle avventure e gesta del più giovane combattente d’Italia. Questo romanzo fu pubblicato negli anni della guerra e in poche settimane se ne vendettero venticinquemila copie. Cedendo alla preghiera di molti, l’autore si è deciso a fare la ristampa, adorna di numerose illustrazioni dovute alla matita del pittore Boschini. Magnifica è la copertina a colori, Lire sei”. Nel sistema OPAC-SBN Nazionale è presente un’unica copia dell’edizione in fascicoli ma nessuna del volume (di cui però è in vendita un esemplare in ebay: affrettatevi…).

Il quindicenne abruzzese Renato Malvetti, ginnasiale, a casa della zia a Roma per motivi di studio, rimane orfano di entrambi i genitori, vittime del terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915. Convinto interventista, malgrado la minore età, decide di partire per il fronte insieme a due compagni di scuola, senza che le rispettive famiglie ne siano al corrente. Da qui in poi si susseguono una serie di avventure che renderanno Renato famoso in tutta Italia (basti dire che incontrerà di persona i vertici di casa Savoia, re Vittorio Emanuele III in testa). Il racconto segue passo passo gli eventi bellici dei primi mesi di guerra, dal maggio al luglio-agosto 1915, così come venivano riportati nelle cronache dal fronte dai principali quotidiani. Renato assiste ad atti di grande eroismo e lui stesso vuole lasciare la propria impronta nell’animo degli adolescenti italiani, con l’esempio di un ragazzo italiano che mette a repentaglio la vita senza paura, desiderando quasi la “bella morte”.

Pubblicato in volume nei primissimi anni ’20, il romanzo non venne rivisto dall’autore alla luce degli eventi (soprattutto la Caporetto del 24 ottobre 1917) che intervennero a rendere la grande guerra dell’esercito italiano un po’ meno fulgida di com’era apparsa nel ’15. Emblematico, a questo proposito, quanto Tortoreto scrive di Luigi Cadorna: “Appena dichiarata la guerra all’Austria, Re Vittorio Emanuele firmò il decreto con cui conferiva al generale Luigi Cadorna i pieni poteri, quale Capo di Stato Maggiore, per la direzione delle operazioni belliche. Da quel giorno, cioè dal 23 maggio ultimo scorso, i cento e cento mila uomini scaglionati lungo tutta la frontiera italo-austriaca: i cento e cento altri mila uomini riuniti nelle caserme di tutta Italia, pronti a prendere i treni o a compiere faticose marcie [sic] per recarsi dove è necessaria l’opera loro; i cento e cento mila uomini che lavorano nelle officine per preparare armi e proiettili; e quelli che lavorano nelle fabbriche per preparare abiti, scarpe, letti da campo, tende, e quelli che sono negli uffici per organizzare il reclutamento di altre classi di soldati; in una parola tutta Italia non dipende che da un uomo solo: da Luigi Cadorna, il generalissimo. Egli ordina: tutti eseguiscono, senza discussioni. Egli è il grande responsabile: e, a cominciare dal Re, tutti gli debbono obbedienza. Infatti, il Re è, sì, il comandante supremo di tutte le forze di terra e di mare, ma è il generalissimo che dà le disposizioni per le operazioni da eseguire, perché egli sa che cosa, quando e come si deve eseguire. Quale grande onore, e quale grande peso, ad un tempo, per un uomo!”. Già… E infatti la rotta di Caporetto, che l’entusiasta Tortoreto non aveva potuto prevedere, ricadde tutta sulle spalle di Luigi Cadorna, il quale fu il maggiore ma non l’unico responsabile della disfatta. Comunque sia, gloria al caporale Renato di quindici anni, e andiamo oltre.

Nel 1924 Angelo Tortoreto esce con Il volontario di Gorizia. Racconto storico, (sempre in ottavo piccolo, Milano, Casa Editrice del “Piccolo Corriere”, 222 pp., con 27 illustrazioni del fedele Renzo Boschini, Lire 5: una sola ricorrenza in OPAC-SBN, in vendita su AbeBooks). Qui si narra la storia di Giorgio Anzoletti, un “irredento” goriziano, patriota italiano appartenente alla Società clandestina Trento e Trieste, il quale, al momento della chiamata alle armi della classe 1895 da parte dell’esercito austriaco (ricordiamo che nel 1915 Gorizia era città austro-ungarica), decide di disertare, fuggire in Italia e arruolarsi nell’esercito italiano per liberare la sua città natale dalla perfida tirannide di Cecco Beppe. Anche in questo caso, un giovane di vent’anni si distingue per atti di eroismo, alcuni dei quali più o meno identici a quelli compiuti dal caporale quindicenne (classe 1900). Ovviamente, non vi anticipiamo nulla sul destino di questi due ragazzi: Renato e Giorgio usciranno sani e salvi dalla carneficina? Permetteteci una citazione da un capolavoro, La montagna incantata di Thomas Mann: “Forse che anche da questa sagra mondiale della morte, da questa voluttà smaniosa e maligna che incendia tutt’intorno il piovoso cielo della sera, potrà un giorno innalzarsi l’amore?”…

 

 

 

Disponibilità dei due libri (sempre aggiornato)

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TORTORETO ANGELO. Il volontario di Gorizia. 1924

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