"Se un libro scompare, magari vuole solo essere lasciato in pace"

I denti cariati e la Patria 1966, di Antonio Infantino (Milano, Libreria Feltrinelli, 1967).

La copertina non vi emoziona? Allora non avete il virus CoBeat-60

A chi da anni – da una vita – rovista i mercatini alla caccia del “Paziente Zero” dei libri italiani sul Movimento Beat, il titolo che non dovete fare mai, assolutamente mai, è quello de I denti cariati e la Patria 1966, di Antonio Infantino (Milano, Libreria Feltrinelli, 1967), prefazione di Fernanda Pivano. Un’edizioncina misera, quasi un ciclostilato. Niente di particolarmente emozionante. Sì, niente di emozionante se non avete la febbre – Beat. Quel virus CoBeat-60 che una volta entrato non se ne va mai via. Dal 1967 stanno invano progettando un vaccino. Sembra funzionare, ma quando si arriva alla sperimentazione sull’uomo-Beat, ecco che fallisce miseramente. Non si producono anticorpi e il malato rimane perennemente affetto dalla malattia. Senza possibilità o speranze di cura.

Chi era Antonio Infantino? Un cantautore lucano che ha pubblicato vari dischi con la Folk Studio. I denti cariati e la Patria 1966 è una raccolta di poesie. Il libro viene stampato nel 1967, quello è anche l’anno dei locali celebri, come il Piper di Roma o il Derby Club di Milano, dove Infantino ha contatto con tutto il mondo Beat nazionale, non solo Fernanda Pivano, ma anche gli artisti del tempo come Paolo Villaggio, Lino Toffolo o Enzo Jannacci.

Ma quanti avranno letto le poesie di Infantino? Una sparuta minoranza anche tra gli addetti ai lavori, anche tra i collezionisti più incalliti. Motivo? Il libro non ce l’ha praticamente nessuno. Si è faticato per ottenere questa immagine sfuocata e sghemba. Di meglio non siamo riusciti a fare. Ma almeno uno straccio di immagine adesso ci sarà nella testa di chi cerca, di chi rovista, di chi fruga negli scatoloni dei mercatini. E non sia mai che…

Unica copia consultabile pubblicamente, quella della Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna.

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