Il canto della luna: quando parola, pittura e musica si incontrano
di Cesare Mancini
Nell’autunno del 1907, in Germania, viene pubblicata un’antologia di poesie cinesi.
Tra i suoi lettori c’è Gustav Mahler.
Da quell’incontro nascerà Il canto della terra.
Ha ragione Paola Capriolo: quando propone a Teresa Maresca di “fare un libro insieme” è ben consapevole di rivolgersi non a una semplice illustratrice, ma a una “creatrice di mondi”. L’intento è la realizzazione di una piccola opera in cui la parola e l’immagine si stimolino, si ispirino e forse anche si provochino vicendevolmente.
Paola Capriolo è una presenza costante delle pagine culturali del «Corriere della Sera», scrittrice e traduttrice che si è imposta in molti importanti premi letterari, tra cui il Premio Selezione Campiello, il Premio Berto, il Premio Grinzane Cavour. Pubblica regolarmente per Bompiani, Einaudi, Feltrinelli, Mondadori, EL, Piemme e via dicendo. Le sue opere sono tradotte in una quindicina di paesi di tutto il mondo.
Dal canto suo, Teresa Maresca è un’artista che lavora prevalentemente su temi del paesaggio, spesso rivisto, trascolorato e filtrato attraverso il cinema e la poesia. Espone in mostre collettive e personali in Italia e all’estero, dal Museo Marino Marini di Pistoia alla galleria Artemisia di Parigi, dalla Breux Contemporary Art di Houston, Texas, al MUSIL di Brescia. È stata presentata da personaggi del calibro di Carlo Sini, Lalla Romano, Sergio Givone e molti altri.
Il risultato della collaborazione tra le due artiste è un libro, Il canto della luna, pubblicato dall’editore Bibliotheka di Roma. Date le premesse, saremmo tentati di dire che nel volume siano entrate in gioco due arti, ovvero la letteratura e la pittura. In realtà, ne irrompe una terza: la musica. Sì, perché l’idea condivisa è stata individuare uno sviluppo narrativo che partisse dal ciclo di sei Lieder (o, per dirla con la definizione data dal compositore, dalla Symphonie) Il canto della terra per voce e orchestra del grande musicista austro-boemo Gustav Mahler (1860-1911), che tra il 1908 e il 1909 compose e raccolse sei brani su testi di poeti cinesi dell’VIII secolo, soprattutto Li Po, tratti dall’antologia Il flauto cinese nell’adattamento tedesco di Hans Bethge. Un’opera fondamentale per la musica del primo Novecento, incentrata sui temi della terra, della natura e della solitudine dell’uomo. Un incontro inevitabile, perché Paola Capriolo si è già confrontata con Mahler, almeno con il suo romanzo Marie e il signor Mahler, mentre Li Po è un poeta prediletto da Teresa Maresca.
In un proficuo e ininterrotto gioco di scambi e di rimandi reciproci, di idee non concluse a priori ma continuamente rivedute e trasformate dai differenti punti di vista della parola e dell’immagine, il lavoro di Paola Capriolo e Teresa Maresca non è una semplice illustrazione narrativo-figurativa dei Lieder di Mahler in pedissequa riproduzione, ma, come dice Paola Capriolo, una “traduzione trasfigurante” condotta secondo un “rapporto che non era di equivalenza o riduzione”. Ecco perché, nel confronto tra le fasi di elaborazione che impegnavano la scrittrice e la pittrice, quasi mai vi era una corrispondenza puntuale tra testo e immagine. Ma ecco anche perché il filo narrativo non era quasi mai una acritica adesione a quello dei Lieder originali. Il libro è sì impregnato dal Canto della terra di Mahler, ma procede secondo un suo percorso indipendente. Il titolo stesso è un completo rovesciamento: sia sotto la suggestione di due versi di un Lied, Il congedo, nei quali vediamo la luna librarsi nell’azzurro del cielo simile a una barca d’argento, sia perché (secondo le parole della stessa pittrice) le immagini pittoriche che nascevano nel corso del lavoro erano tutte notturne, dall’ispiratore Canto della terra si scivola appunto verso il Canto della luna.
La stessa struttura interna del volume, articolata in brevissimi racconti con un contrappunto di immagini, è asimmetrica rispetto al ciclo mahleriano. I Lieder di partenza sono sei, ma i racconti, che pure sono chiaramente riferiti ai primi, sono otto, mentre le tavole (compresa quella di copertina) sono dieci. In chiusura, il lettore può godere anche del testo in tedesco dei Lieder del Canto della terra con traduzione a fronte di Paola Capriolo.
La luna la fa ovviamente da padrona. Onnipresente nei vari capitoli, è di regola associata all’immagine del lago, nel quale si riflette secondo multiformi declinazioni: può essere fragile, per cui al navigatore basta un colpo di remo per mandarla in pezzi; può essere classicamente percepita come una falce d’argento; può essere la “piccola” compagna di viaggio in una notte eterna, che inevitabilmente rimanda agli immobili brividi della morte; può essere ancora una compagna di conversazione, soprattutto quando, ormai prossima a scomparire dietro alle montagne, è invitata dal narratore a bere con lui “la coppa dell’addio”. Ma il fatto che la luna sia associata così spesso al lago nel quale si riflette è l’immagine principale da cui scaturisce uno dei temi conduttori del libro, quello dello specchio, del doppio, del sosia: “nulla è più seducente e al tempo stesso più sottilmente angoscioso” (così si apre il capitolo Gioventù) “di questo corrispondersi delle immagini, del loro inseguirsi, imitarsi, sdoppiarsi, come obbedendo a leggi proprie”.
Anche la musica è una presenza ricorrente nel libro, e non solo per tutti i motivi ispiratori dei quali abbiamo parlato, ma anche per il suo inserimento nel tessuto narrativo. Così, possiamo trovare il liuto associato al canto che rallegra i convitati al banchetto, come naturalmente possiamo incontrare il canto sommo degli uccelli.
I racconti sono dominati da un io narrante quasi immaginario eppure reale: da qui la rinuncia all’impiego frequente del discorso diretto, che appare soltanto in tre circostanze, talvolta come improvviso squarcio drammatico o talvolta (è il caso del toccante confronto tra due amici che tornano a incontrarsi solo dopo una lunga assenza) come confronto inatteso. L’io narrante si rivolge sempre più insistentemente a un personaggio ben determinato, che alla fine possiamo identificare nel poeta, quindi Li Po.
Scorrere le pagine del Canto della luna di Paola Capriolo e Teresa Maresca equivale a immergersi alternativamente e continuativamente nel mondo della parola e in quello delle immagini. Ma si raccomanda anche di ascoltare, prima, durante o dopo la lettura, Il canto della terra di Mahler. Nel mare magnum di Youtube, non possiamo fare a meno di raccomandare la storica versione con Christa Ludwig contralto, René Kollo tenore e la Israel Philharmonic Orchestra diretta da Leonard Bernstein.
Disponibilità del libro (sempre aggiornato)
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