La tragedia di Verona: Mussolini, Edda e Ciano
di Livio Codato
Un opuscolo romano del 1944
L’opuscolo, intitolato L’ultima farsa macabra del fascismo. La fucilazione di Ciano, De Bono, Marinelli, Pareschi e Gottardi. Resoconto completo del processo di Verona contro i 19 membri del Gran Consiglio che votarono contro Mussolini il 25 luglio 1943, venne stampato in forma anonima a Roma, dopo la liberazione della città nel giugno 1944, dalla Tipografia del Progresso (rilegatura a unico punto metallico, 16 pagine in carta da caldarroste, Lire Dieci, 14×20 cm.). Ci sono sei esemplari in OPAC e ne sono ancora rinvenibili in rete solo un paio. Il testo è diviso in quattro parti. La prima è una filippica introduttiva contro il regime fascista e i suoi massimi rappresentanti, condannati a morte compresi. Nella seconda troviamo il resoconto puntuale del processo, svoltosi dall’8 al 10 gennaio del 1944, così diviso: presentazione; I giudici; Gli imputati; Gli interrogatori; I testimoni; Il memoriale Cavallero; La requisitoria del P. M.; La sentenza.
La voce di Candidus
La terza parte è intitolata Parla “Candidus“, pseudonimo di Joseph John Marus, giornalista antifascista britannico di origini italiane, figlio di emigranti friulani, prima arrestato a Roma e poi inviato al confino, il quale, durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne una delle voci più celebri e popolari dei programmi in lingua italiana della BBC (Radio Londra), insieme al colonnello Harold Stevens («Colonnello Buonasera»). I suoi sferzanti commenti politici smascheravano le menzogne della propaganda fascista e nazista e dopo l’armistizio esortarono i giovani italiani a unirsi alla Resistenza. La quarta parte ricostruisce la cronaca della caduta del regime fascista e riporta il seguente titolo: Perché è stata incriminata la banda De Bono, Ciano e C. L’ultima drammatica riunione del Gran Consiglio del Fascismo.
Un documento del 1944
È un opuscolo interessante che immerge il lettore nei giorni terribili e convulsi di un paese dilaniato dal conflitto tra l’esercito alleato e quello tedesco e dalla guerra civile tra i partigiani e le milizie nazifasciste della Repubblica Sociale Italiana. A titolo di testimonianza riportiamo due brani dall’introduzione e dalla radiocronaca di Candidus. “Presentiamo la messa in scena più disgustosa, la pagliacciata più macabra e ripugnante che il fascismo – quello vecchio e quello nuovo – ci abbia mai offerto: il processo di Verona. Ladri e assassini mescolati insieme lì, in una sala del Palazzo di Giustizia della città scaligera di Can Grande”. E poi Candidus su Mussolini: “Su tutto questo processo, a renderlo ancora più macabro, aleggia lo spettro di un vivo, di un uomo che, protetto dalla soldataglia tedesca, vecchio, malsicuro, impotente ormai e imprecante contro il destino che neppure gli è stato clemente di una bella morte, giuoca col sangue dei suoi. Sta là, nella villa di un lago, rintanato come una belva. E forse può pensare che ha dei nipotini da lui già resi orfani. Forse, a sera, per un momento ricorda la sua opera: opera di distruzione”.
La condanna e la tragedia familiare
Su 19 imputati (tredici dei quali giudicati e condannati alla pena capitale in contumacia), solo sei erano presenti: Tullio Cianetti fu condannato a 30 anni di reclusione dopo aver tentato di ritrattare; gli altri cinque — Galeazzo Ciano (genero del Duce), Emilio De Bono, Giovanni Marinelli, Carlo Pareschi e Luciano Gottardi — furono condannati a morte e fucilati all’alba dell’11 gennaio 1944 nel poligono di tiro di Forte San Procolo a Verona. Fu una delle pagine più tragiche della storia: il tiranno che fa mettere a morte il genero, marito di Edda, la figlia prediletta (che fino all’ultimo tenterà disperatamente di salvare il marito) e padre dei suoi tre nipoti Fabrizio, Raimonda e Marzio. Benito Mussolini sarà fucilato a sua volta il 28 aprile 1945, giustiziato senza aver mai ottenuto il perdono della figlia, e appeso a testa in giù a una pompa di benzina, in Piazzale Loreto a Milano, insieme all’amante Claretta Petacci. Ci vorrebbe un moderno Euripide per rappresentare una tragedia di tale potenza…
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