"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Di Daniel Wallace, romanziere americano di Birmingham, in Italia resta oggi un piccolo “arcipelago” editoriale in cui Il re dei cocomeri (Tropea 2006) occupa una posizione centrale e sempre più delicata: unico approdo del The Watermelon King in italiano, prima e finora unica edizione, ormai confinata al circuito dell’usato e virtualmente scomparsa dal nuovo. È un titolo che non ha avuto ristampe, non è migrato verso altri editori, e si colloca così tra quei Tropea “di mezzo catalogo” che rischiano di diventare, senza rumore, oggetti di caccia per pochi lettori molto informati.

 

Il libro e l’autore: Wallace tra Ashland e l’Italia

Daniel Wallace (1959, Birmingham, Alabama) è noto ai lettori di tutto il mondo per Big Fish, romanzo che ha generato il film di Tim Burton e un lungo seguito di edizioni e riedizioni, comprese quelle italiane. The Watermelon King (2003) ne rappresenta una sorta di controcanto: torna ad Ashland, Alabama – la stessa cittadina mitica di Big Fish – ma la riduce a laboratorio compatto sui temi del destino, della memoria e della mitologia locale.

Sul versante italiano, accanto a Il re dei cocomeri troviamo: Mr. Sebastian e l’ombra del diavolo (Newton Compton, 2008), traduzione di Mr. Sebastian and the Negro Magician. Poi Elynora, uscito per Falzea a Reggio Calabria, tassello minore ma significativo nella circolazione italiana del romanziere. Senza dimenticare le varie edizioni di Big Fish, distribuite tra Saggiatore, De Agostini e supporti home video legati al film.

 

Attenzione alle sviste, però!

Parallelamente, l’OPAC SBN accredita allo stesso “Daniel Wallace” diversi titoli divulgativi e illustrati (Il cammino Jedi, Il codice Sith, Spider‑Man dalla A alla Z, Dov’è Grogu?Giunti, De Agostini), che appartengono però al Daniel Wallace autore di reference su Star Wars e fumetto, distinto per profilo dal romanziere di Ashland. Ne risulta un quadro curioso: in Italia il nome “Daniel Wallace” è molto più visibile di quanto la sola narrativa farebbe pensare, ma il nucleo romanzesco resta ristretto e frammentato tra editori diversi.

 

Trama: il mito del re dei cocomeri

Ashland è una cittadina dell’Alabama che vive letteralmente di cocomeri: ogni anno, un festival rituale elegge il “Re dei cocomeri”, simbolo di fertilità e garanzia del raccolto per i mesi successivi. La scelta del Re obbedisce a un cerimoniale arcaico: gli uomini vengono esaminati e si individua il più anziano tra i vergini; le donne pescano semi di cocomero da un sacchetto, e chi trova il seme d’oro diventa la compagna designata, co‑protagonista di un amplesso rituale che deve essere poi “testimoniato” davanti alla comunità come prova della continuità del ciclo agricolo.

Lucy Rider, giovane donna di Ashland, mette in crisi questo sistema quando si rifiuta – di fatto – di aderire alla logica del sacrificio simbolico su cui si regge la comunità. La sua storia finisce in tragedia: muore dando alla luce Thomas, che viene allontanato dalla cittadina e cresce altrove, nutrito solo da frammenti di storie e mezze verità sul proprio passato.

Vent’anni dopo, Thomas rientra ad Ashland “da straniero”, deciso a ricostruire l’identità della madre e a capire perché il suo nome sia avvolto da una sorta di tabù. Incontra abitanti che ricordano Lucy in modo contraddittorio, raccoglie versioni divergenti del mito locale, e scopre che il festival del Re dei cocomeri è fermo da quando lui è nato: la comunità lo ha sempre atteso come ingranaggio mancante per riattivare il rito, e la sua verginità lo rende automaticamente il candidato perfetto al ruolo.

Il romanzo procede come un’inchiesta intima e una parabola sul peso delle storie: Thomas potrebbe andarsene, ma resta, attratto e respinto insieme da un destino che sembra scritto prima di lui. Wallace alterna humour secco e malinconia, e fa di Ashland un microcosmo dove si intrecciano superstizione, memoria collettiva e bisogno di credere in un sovrano stagionale per non guardare in faccia il caso e il declino.

 

Importanza e posto nel canone “Wallace”

Nel complesso dell’opera di Wallace, The Watermelon King è spesso percepito come un titolo “minore”, ma solo in termini di visibilità commerciale: nei giudizi dei lettori anglofoni è un libro compatto, coerente e capace di distillare in forma più asciutta gli stessi elementi che hanno reso celebre Big Fish, cioè il rapporto tra mito locale e biografia. La scelta di tornare ad Ashland e di costruire un romanzo attorno a un solo rito fondante permette a Wallace di lavorare sulla ripetizione dei racconti, sulle versioni multiple di un evento e sulla responsabilità di chi eredita una storia senza averla scelta.

In Italia, proprio perché privo del traino diretto del film, Il re dei cocomeri è passato quasi sotto traccia rispetto a Big Fish. Tropea lo colloca nella collana “I mirti”, spazio di narrativa straniera attento alle voci eccentriche e alle storie di provincia americana, ma la successiva cessazione dell’editore tronca sul nascere qualsiasi possibilità di consolidamento del titolo in catalogo (nuove edizioni , tascabili, cofanetti).

Per un lettore interessato alla mappa completa di Wallace, Il re dei cocomeri è il tassello che tiene insieme tre piani: la mitologia di Ashland, la variazione sul tema del “padre assente” (qui rovesciata sulla figura materna) e la dimensione quasi antropologica con cui l’autore osserva i riti di una comunità chiusa. È, insomma, un “fratello minore” che parla la stessa lingua di Big Fish, ma la usa per raccontare il lato oscuro delle favole di paese.

 

Rarità dell’edizione Tropea 2006 e mercato dell’usato

La scheda Tropea 2006 è oggi la sola traccia italiana di The Watermelon King: non risultano altre edizioni nazionali con titolo diverso, né acquisizioni del romanzo da parte di editori tuttora attivi. Le principali librerie online generaliste lo riportano come “non disponibile”, spesso con la sola scheda bibliografica superstite; quando emergono copie, arrivano tramite librerie dell’usato o magazzini residui e in numero molto ridotto.

Questo colloca Il re dei cocomeri nella fascia dei Tropea “ad alto rischio di sparizione” per i semplici seguenti motivi: a) editore chiuso; b) collana di narrativa non migrata altrove; c) autore con un seguito internazionale solido ma non sistematicamente presidiato in Italia; d) nessuna ristampa in oltre vent’anni.

Sul piano delle quotazioni, la percezione del mercato è ancora tiepida: le poche copie in vendita tendono a stare su prezzi relativamente moderati, spesso poco sopra il vecchio prezzo di copertina, con variazioni dovute soprattutto alle condizioni (dorso segnato, ingiallimenti) e alla maggiore o minore consapevolezza del venditore. Non si tratta, per ora, di un titolo “esploso” come alcune prime edizioni Sellerio o certi noir fuori catalogo; è piuttosto un libro in area grigia, dove la rarità reale non è ancora pienamente tradotta in prezzo.

Per chi caccia sui mercatini o online, questo significa che siamo in una fase favorevole: disponibilità già bassa, ma margine per acquisire copie senza dover competere con un’asta di massa. Nel momento in cui un editore italiano decidesse di rimettere Wallace al centro (magari con una nuova edizione organica di Big Fish e romanzi “satelliti”), la Tropea 2006 avrebbe tutte le carte in regola per essere riscoperta come prima edizione pressoché introvabile.

 

Parere collezionistico: perché segnalarlo ora

Il re dei cocomeri merita una segnalazione decisa. Pre‑valutazione favorevole: pochissimi esemplari, nessuna ristampa, quotazioni ancora abbordabili – combinazione classica del libro che un domani verrà indicato come “era da prendere quando nessuno lo cercava”.

Consiglio operativo: puntare su copie in ottimo stato, con dorso non piegato e nessun difetto strutturale, perché la brossura compatta Tropea tende facilmente a segnarsi in lettura. Un esemplare così, magari affiancato da una buona edizione italiana di Big Fish e da Mr. Sebastian e l’ombra del diavolo, costruisce un piccolo “nucleo Wallace” che, nel tempo, potrà dire molto della stagione in cui alcuni autori americani di culto sono passati in Italia quasi in sordina, lasciando piccole prime edizioni destinate ai soli cacciatori pazienti.

 

 

Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)

 

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