Nekropola: il lager di Pahor e la prima edizione che non si trova mai
Nekropola di Boris Pahor è uno di quei libri che mettono alla prova la pazienza del cacciatore di libri. Romanzo di memorie pubblicato per la prima volta nel 1967 in sloveno, racconta l’esperienza di deportazione nel campo di concentramento nazista di Natzweiler‑Struthof, vista attraverso una visita successiva ai luoghi del martirio. È un testo che ha contribuito a fare di Pahor uno dei narratori più significativi del Novecento europeo, più volte segnalato per il Nobel, ma che ha avuto una storia editoriale insolitamente lenta e dispersiva.
La prima edizione originale esce a Trieste e Maribor, con doppia indicazione editoriale Obzorja / Založništvo tržaškega tiska, 197 pagine in formato 18 cm. Per anni resta confinata in una lingua minoritaria e in un circuito geografico ristretto. Solo negli anni Novanta il romanzo comincia ad affacciarsi fuori dalla Slovenia, e lo fa attraverso la Francia: nel 1990 il piccolo editore parigino La Table Ronde pubblica la prima traduzione, Pèlerin parmi les ombres, portando Nekropola nel sistema letterario francese e, indirettamente, in quello europeo.
In Italia, la storia è ancora più singolare. La prima traduzione italiana del libro, realizzata da Ezio Martin già nel 1969, rimane non pubblicata per casi editoriali: grandi editori come Einaudi e Adelphi, racconta Pahor in un’intervista del 2008, non si dimostrano interessati. Solo nel 1995, quando il Consorzio Culturale del Monfalconese bandisce un concorso per la migliore traduzione dallo sloveno, Pahor decide di inviare il vecchio dattiloscritto quasi senza aspettative; la traduzione vince, e nel 1997 il Consorzio pubblica finalmente Necropoli in italiano.
- 1° ed. francese (1990)
- 1° ed. italiana (1997)
- 2° ed. italiana (2005)
- 3° ed. italiana (2008)
Nel 2005 arriva una seconda edizione italiana, sempre del Consorzio, con revisione redazionale curata da Valerio Aiolli, che affina il testo e lo rende più stabile per la lettura. Nel 2008, infine, Fazi Editore riprende quella edizione e la rilancia in una collana di forte peso culturale, con prefazione di Claudio Magris, dando a Necropoli la visibilità nazionale che fino a quel momento non aveva avuto.
Il romanzo, dal punto di vista dei contenuti, è un libro di memorie in forma narrativa, in cui Pahor alterna il presente della visita al campo e il passato della deportazione, costruendo una struttura di ritorni e di immagini che non si limitano a descrivere la violenza, ma interrogano continuamente la responsabilità e la possibilità di ricordare. È anche un testo fortemente legato alla biografia politica dell’autore, che in altre opere ha affrontato la censura jugoslava, la questione slovena, il rapporto fra laicità e Chiesa e le tensioni dell’Europa di confine.
Il vero pezzo raro è quello del 1967
Per chi cerca libri rari, la prima edizione slovena del 1967 è il vero “animale mitico”. Negli ultimi venticinque anni, nessuna copia risulta essere passata su Maremagnum, il che indica una rarità non solo statistica ma quasi “strutturale”: il libro è in gran parte assorbito da biblioteche pubbliche e collezioni private. Su eBay si registra un solo passaggio noto negli ultimi anni, concluso a cifra molto alta. Una copia completa di sovraccoperta e con firma autografa di Pahor può essere stimata, in termini di valore collezionistico, fra 600 e 1000 euro, a seconda dello stato di conservazione e della provenienza.
La prima edizione francese di Pèlerin parmi les ombres ha una circolazione leggermente più ampia, ma resta comunque un oggetto di interesse: negli ultimi dieci anni è transitata sul mercato antiquario circa cinque volte, abbastanza rara da giustificare attenzione, abbastanza presente da permettere confronti di prezzo e di condizioni. Le edizioni italiane del Consorzio Culturale del Monfalconese, prima del 1997 e seconda del 2005, sono oggi titoli ricercati dai collezionisti di letteratura mitteleuropea e di testimonianze del lager: negli ultimi tempi alcune copie sono apparse su eBay, con valutazioni nella fascia 40‑60 euro, segno di un equilibrio fra rarità pratica e visibilità dovuta alla successiva edizione Fazi.
Nekropola, in questo senso, è un libro che insegna qualcosa anche sulla geografia dei libri rari contemporanei. Non è un incunabolo né un cinquecentino, ma un testo del 1967 che ha fatto una strada lunga e tortuosa per diventare centrale. La rarità delle prime edizioni non è solo una questione di tiratura, ma di traiettoria: un autore di minoranza linguistica, un riconoscimento tardivo, un passaggio “laterale” attraverso la Francia, una pubblicazione italiana nata da un concorso locale e non da un grande editore. Ogni esemplare che affiora sul mercato porta con sé una parte di questa storia.
Per il cacciatore di libri, la lezione è chiara: val la pena di guardare con attenzione ai testi che oggi stanno ai margini della lingua maggioritaria. Sono spesso loro, domani, a diventare i Nekropola del futuro: libri che raccontano la storia da un bordo, e che solo più tardi entrano al centro. Nel frattempo, chi riesce a intercettare una di queste prime edizioni costruisce non solo una collezione, ma una piccola geografia privata del Novecento europeo.
Disponibilità di alcune delle edizioni citate (sempre aggiornato)
Su COMPROVENDOLIBRI (Nekropola, 1° ed. slovena del 1967)





