"Ogni libro par che dorma, eppur sua è ogni orma"
Interviste  /  
14 Maggio 2019

Intervista a Giacomo Aloigi, autore de “La notte si prepara”, quando il caso Moro…

La notte si prepara di Giacomo Aloigi (Roma, Europa Edizioni, 2019)

La notte si prepara di Giacomo Aloigi (Roma, Europa Edizioni, 2019) è disponibile su Amazon.

Di cosa parla questo thriller

Dopo aver collaborato con i servizi segreti, Ian Novelli si è reinventato investigatore privato. Claudia, sua figlia, non si è mai più svegliata dal coma, dopo l’incidente. Ora, nella Firenze della metà degli anni settanta, l’ex agente non è esattamente la persona più piacevole con cui condividere le indagini su un serial killer che sembra prendere di mira ragazzine minorenni. Alla terza vittima, però, un tarlo inizia a rosicchiare le convinzioni di Ian. E infatti qualcosa non torna: la rete in cui gli eventi sono rimasti impigliati fa acqua da tutte le parti. Indagando a modo suo, Novelli riesce a collegare eventi apparentemente lontanissimi, portando alla luce un intrigo molto più grande di quanto sembrasse, le cui radici affondano in un passato lontano, sfiorando antichi misteri irrisolti da decenni. E mentre qualcosa di grosso si prepara in ambito politico, il vecchio lavoro di Ian torna a bussare alla sua porta, forse con un nuovo segreto da svelare…

Chi è Giacomo Aloigi

Nato a Firenze nel 1969, di professione avvocato, ha scritto di cinema sulle riviste Amarcord il lato oscuro del cinema e Selen. Ha collaborato al volume Sexy Eroine: Erotic Heroins in Movies (Firenze, Glittering images, 2003).

Come narratore esordisce con il thriller dal titolo Buio (Firenze, Polistampa, 2005), seguito da Sabbia in bocca (Polistampa, 2007; Mauro Pagliai Editore, 2007). Aloigi torna alla ribalta con Gotico Fiorentino (Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2014). La notte si prepara (Roma, Europa Edizioni, 2019) è il suo quarto romanzo.

Abbiamo contattato l’autore e gli abbiamo chiesto qualcosa sul suo nuovo romanzo.

Due parole con l’autore

Giacomo Aloigi, come e quando nasce la trama che porta a La notte si prepara, il suo ultimo thriller?  Il libro si apre con stralci di riflessioni di Enrico Berlinguer (1973) e si chiude con la conferenza stampa di un noto statista e Deus ex machina della politica italiana (1976) […spoiler…]. Basta forse questo a connotare come political thriller il suo libro?

Non saprei dire, a volte le classificazioni finiscono per diventare delle gabbie in cui rinchiudere una storia che, come questa, ha in realtà varie sfaccettature. Certo, il contesto sociale e politico degli anni di piombo è un tratto essenziale della trama, il protagonista è dentro fino al collo alle vicende oscure che hanno funestato quel periodo. Allo stesso tempo però deve risolvere un caso di cronaca, tre minorenni barbaramente uccise, è costretto a confrontarsi con il male e il dolore della quotidianità, della gente comune. E così entrano in corto circuito due tipi diversi di violenza, una più cruda, immediata, l’altra più subdola, programmata e forse per questo più infida.

Anni ’70, ancora a Firenze non si parlava di “mostro”. Personaggi come Pietro Pacciani non erano di dominio pubblico. Gli avvenimenti di La notte si prepara quanto hanno attinto – psicologicamente e caratterialmente – da quei fatti che di lì a poco incendieranno la cronaca nazionale?

Non se ne parlava ma, stando alle sentenze, il “mostro” o i “mostri” avevano colpito già due volte, nel 1968 e nel 1974, in questo secondo caso proprio in una delle zone, il Mugello, dove è ambientato il libro. Beh, è inevitabile che quando si scriva di omicidi seriali di giovani donne in area fiorentina, il pensiero corra subito al caso del cosiddetto “mostro di Firenze“. Tutti quelli della mia generazione l’hanno ben scolpito nella mente e nel cuore, ne eravamo in qualche modo testimoni attivi. Tanto per dire, il fratello di una delle vittime frequentava la mia stessa scuola media, la figlia del procuratore Piero Tony era mia compagna di classe al liceo…Insomma, c’eravamo dentro ben oltre l’opinione pubblica degli altri posti, che viveva il caso da lontano.
Quindi sì, qualche suggestione, anche involontaria, certamente c’è.

Il piacere sopraffino di alcuni magistrati di elaborare una “tesi” che spieghi tutto, magari a posteriori (anzi, sempre a posteriori). La tendenza a spiegare ogni cosa all’interno di un disegno unico. Sono questi i motivi per cui tanti delitti di quegli anni sono rimasti insoluti?

Credo che si debba fare una distinzione. Ci sono stati i singoli episodi, attentati, omicidi, tentativi di eversione, che hanno seguito il loro percorso giudiziario e talvolta sono arrivati a condanne, altre no. Considerati nella loro specificità dicono qualcosa, ma non tutto. Poi c’è la visione d’insieme, che serve a spiegare in modo più ampio e complesso il motivo per cui quei crimini sono stati progettati e compiuti. Prendiamo appunto il caso Moro. Come in un giallo, e a suo modo è un giallo, vorremmo tutti sapere il “come” e il “chi” perché è ormai chiaro che la versione ufficiale fornita dai brigatisti non regge, non è quella vera. Ma per arrivare al “come” e al “chi”, bisogna capire prima il “quando”, il “perché” e, nel caso specifico, anche il “dove”. Cioè analizzare il fatto che eravamo in Italia, il paese di cerniera tra il blocco atlantico e il patto di Varsavia, nonché territorio strategico per gli equilibri nel Mediterraneo e perfino in parte del Medio Oriente; che eravamo nel pieno della guerra fredda e delle tensioni mediorientali, e l’Italia era palcoscenico e crocevia di queste tensioni; che né gli americani né i sovietici volevano che si realizzasse quel compromesso storico che Berlinguer e Moro stavano conducendo in porto e che gli israeliani avevano un conto aperto con Moro per il suo “lodo” con i palestinesi. Ecco appunto il contesto, il “come-quando-perché” ci consente poi di comprendere meglio il “chi e come”. Se per “tesi” s’intende questo, diciamo che è uno strumento di analisi assai utile. Certo, poi però occorrono i riscontri, le indagini, le prove. Inseguire una tesi solo perché suggestiva non deve far perdere di vista la necessità di dimostrarla in concreto. Forse questo a volte è mancato.

Alla fine anche in questo thriller la chiave si cela in un libro […spoiler…]. Cosa si può dire al lettore senza svelare nulla della trama?

Beh, per citare il Sommo Poeta, possiamo forse dire che “galeotto fu il libro e chi lo scrisse”. Noi bibliomani sappiamo bene quanto fascino si celi dietro a un libro trovato per caso su una bancarella, quante storie possono averlo accompagnato prima che finisse lì, sotto i nostri occhi. Una dedica, un appunto nascosto tra le pagine, una sottolineatura, ci raccontano qualcosa di chi l’aveva posseduto. Ecco, in questa storia il percorso, non sempre “lineare” di un libro, per altro un libro “particolare”, determina il destino di molte persone, persino la loro morte. Volendo, è un vecchio stratagemma romanzesco, ma che ha sempre il suo fascino. E poi, con l’invasione del digitale, anche questo artificio scomparirà… Ma ad ogni modo è proprio la caccia a quel libro che porterà a scoprire il mistero. Invece che “follow the money” di Bernstein/Woodward, “follow the book” di Eco!

Lei è al suo quarto romanzo, che differenze ci sono con i precedenti?

Ho la presunzione di aver scritto quattro libri piuttosto diversi l’uno dall’altro. Il che ha influito anche sullo stile di ciascuno. In La notte si prepara ho virato più verso l’hard boiled, una prosa più diretta, anche brutale a volte. Del resto il clima del periodo che racconto, le caratteristiche del protagonista, quasi lo imponevano. Scordatevi il politically correct. Credo che uno scrittore di noir debba mettere il proprio stile al servizio della storia, non il contrario. Senza voler ambire a paragoni ambiziosi, ho tratto ispirazione dalle vicende in cui si muovono il Duca Lamberti di Giorgio Scerbanenco o il Commissario Pepe di Ugo Facco De Lagarda. Gli ambienti, i personaggi, le atmosfere parlano più dei fatti stessi. Poi naturalmente c’è il contesto storico di contorno, richiamato immediatamente dalla splendida copertina realizzata da Marco Gabbuggiani che, ci tengo a dirlo, ha scattato di persona la foto alla Renault 4 circa un anno fa.

Cosa lega il “caso Moro” a Firenze?

Molte cose ed è sintomatico che invece se ne sia parlato assai poco. Basti pensare che ci fu una gestione prettamente fiorentina del rapimento, ad altissimi livelli. Nel libro, cerco di addentrarmi anche in quei misteri…

 

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