"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Pippetto, undicenne per sempre…

 

di Livio Codato

 

Che donna, Donna Paola! Non ci fossero state donne così, che squallore il nostro mondo…. Di famiglia aristocratica, Paola Grosson (Bergamo 1866 – Quarto dei Mille, 1954), figlia di un generale, sposa un medico a soli diciotto anni, ma si separa subito dopo la morte del figlio appena nato. Da allora persegue la propria carriera di scrittrice e giornalista, autonoma e indipendente, assumendo lo pseudonimo di Donna Paola. Tralasciamo qui le sue opere giovanili per prestare attenzione a un’interessante trilogia per ragazzi realizzata negli anni intorno alla prima guerra mondiale.

Accesissima interventista, Paola era convinta che il conflitto avrebbe esercitato una funzione rigeneratrice del vecchio mondo e soprattutto posto le basi del nuovo ruolo, attivo e centrale, della donna nella società. A questo proposito scrisse due saggi: La funzione della donna in tempo di guerra (Bemporad, 1915) e La donna della nuova Italia (Quintieri, 1917), nei quali auspica il coinvolgimento di una massa di volontarie chiamate a svolgere nelle retrovie le mansioni necessarie in sostituzione degli uomini al fronte. Finita la guerra, all’avvento del fascismo maschilista e antifemminista, Donna Paola non si riconosce nell’Italia mussoliniana e si ritira progressivamente in buon ordine, scrivendo sempre meno. Muore alla veneranda età di 88 anni.

Torniamo alla trilogia di Pippetto, il nuovo eroe dei ragazzi italiani. Per Bemporad, nella collana Biblioteca per i ragazzi, pubblica: Pippetto vuole andare alla guerra (1916, illustrazioni di G. Moroni e A. Mussino, pp. VIII‑258); Pippetto difende la patria (1920, illustrazioni di G. Sarri, pp. VIII‑242); Pippetto fa l’italiano (1925, illustrazioni di Sto, pp. XII‑163). Sono volumetti tascabili, splendidamente illustrati dai migliori dell’epoca (e non solo), rilegati con eleganti copertine cartonate istoriate. Pippetto Chellini è un povero orfano di undici anni, fiorentino, che lavora come ragazzo di bottega per un fabbro. Lo troviamo nel 1914 esaltato interventista, speranzoso in una prossima entrata in guerra dell’Italia, il quale fa di tutto per racimolare una somma di denaro che gli consenta di acquistare l’indispensabile equipaggiamento per andare al fronte a dare il suo contributo per la vittoria, convinto che, pur non potendo essere ufficialmente arruolato, nondimeno, essendo solo al mondo, nessuno lo avrebbe cacciato e sarebbe rimasto tra i soldati a combattere Cecco Beppe.

Le pagine più belle sono quelle che raccontano la vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia nel maggio del 1915. Ecco un primo assaggio nel capitolo intitolato I giorni di passione:

“Sono venuti i «giorni di maggio». Che giorni! E che maggio! […] Che giorni! L’Italia intera, da un capo all’altro, è stata un campo di battaglia… battaglia a chiacchiere, s’intende, per esercitare la gola e l’umore bellicoso in modo da essere pronti a menar le mani con i tedeschi e ad urlare «Evviva!» quando si fossero ricacciati a Vienna e magari più in là. Riunioni, dimostrazioni, comitati, spettacoli di beneficenza, propaganda di preparazione, iscrizione di volontari, rottura di vetrine tedesche… c’è stato di tutto, per tutti i gusti”.

Qualche pagina dopo, nel capitolo La grande ora:

“Venne finalmente il grande, il bello, il terribile giorno: il 24 maggio. Sulla sera, nelle vie piene di gente, nelle piazze gremite, attorno a gruppi di giovani che cantavano stretti a un tricolore, lungo i marciapiedi fitti di signore con le coccarde in petto e con i bambini per mano… si slanciarono a corsa centinaia di giornalai che berciavano: La dichiarazione di guerra dell’Italia! … La dichiarazione di guerra dell’Italia! La gente assaliva i giornalai, portava via loro di mano i supplementi, mentre quelli, sudati, rossi, affannosi non facevano a tempo a raccattare i soldi e seguitavano a berciare. Un fremito, fatto di speranza, di gioia e di sgomento insieme, corse per la folla, corse per la città, come correva in quel momento per tutte le folle di tutte le città e i paesi d’Italia. La guerra, quando è santa come quella d’Italia, quando è fatta per una causa giusta e nobile, quando è il compimento di un sacro voto fatto dagli antichi che hanno sofferto e sono morti per realizzarlo, la guerra, quando è così, è un grande, sublime avvenimento, che nobilita tutta una età e la rende degna d’onore presso le generazioni venture. Ma questo carattere elevato e superbo non toglie che la guerra sia una sanguinosa tragedia, causa di sacrifizi, di dolori, di sofferenze grandi, che la volontà nazionale può e deve orgogliosamente e serenamente sopportare, ma che pure al sentimento e alla pietà individuale è lecito sembri doloroso traversare. Per questo quando, il 24 maggio, i giornalai passarono urlando la storica notizia non ci fu cuore che, per un attimo, non si sentisse stringere da un’ansia acuta. Ma per un attimo. Ben presto il cuore si riallargò: un’onda di gioia, di orgoglio nazionale lo invase. I cervelli si esaltarono, le gole si aprirono più sonore che mai – e tutti, cantando inni nazionali, gridando «Evviva! Evviva!» si sentirono pronti a fare tutto e intero il loro dovere, qualunque sacrifizio avesse dovuto costare”.

Alla fine del primo racconto, Pippetto, dopo mille disavventure, riesce nel suo intento e parte per il fronte. Senza soluzione di continuità, la seconda avventura parte da dove è finita la prima, con Pippetto che arriva a Udine e di lì a poco, con un effetto di forte schiacciamento temporale, si ritrova nella città occupata dagli austro‑tedeschi dopo la rotta di Caporetto. La cosiddetta “capitale della guerra” (Udine ospitò il Comando Supremo italiano) rimase occupata dal 28 ottobre 1917 al 4 novembre 1918. Il fatto straordinario è che Pippetto ha 11 anni nel 1914 e continua ad averne 11 alla cessazione delle ostilità.

Non sappiamo se Donna Paola avesse fermato di proposito il tempo solo per il suo ragazzino, mentre per il mondo intero gli anni continuavano a scorrere, ma certamente preferì continuare a raccontare le avventure di un orfanello, vivacissimo ma onesto, un piccolo patriota che riesce sempre a cavarsela. Fatto sta che l’eternamente undicenne Pippetto assiste trionfante alla vittoria, con la bella immagine dei volantini che cadono sulla città dagli aerei italiani:

“Fratelli di Udine! L’ignominia della bandiera turca, che l’austriaco fa sventolare sopra il campanile della chiesa cristiana, sarà lavata dalla concordia di tutti i cuori, affratellati per la prossima sacra redenzione delle nostre terre carpite. La barbarie del nemico crede possano tornar i tempi, nei quali si inceppava l’anima di un popolo con il terrore della forca e con la prepotenza delle baionette. L’Italia, che già seppe spezzare una secolare schiavitù, si avanza a spezzare la vostra, o fratelli di Udine! Questo messaggio, che vi viene dal cielo, dia palpiti di fede ai vostri cuori che i lunghi mesi di martirio non riuscirono a disamorare della Patria, e sia il precursore dei fratelli già avviati alla vostra liberazione”.

La discrasia temporale si perpetua anche nel terzo racconto. Ancora senza soluzione di continuità, Pippetto parte da Udine e arriva a Roma e, sembra passino pochi giorni, ed è già il 1920. Nella prefazione l’autrice si preoccupa di specificare che il libro, pubblicato nel 1925, in realtà era stato scritto nel 1920: “Bisogna dunque che io avverta che il racconto fu scritto nel 1920 e che se soltanto oggi vede la luce in volume la colpa non è mia, ah, no davvero, mia!”.

Anche a Roma, Pippetto continua a barcamenarsi per realizzare i suoi ideali patriottici, ai quali può dare finalmente sfogo quando partecipa a una manifestazione pro Fiume (siamo nella primavera del 1920 e il mito della vittoria mutilata e l’impresa dannunziana nella città olocausta esaltava gli animi di molti italiani), e assiste a un comizio di Gabriele d’Annunzio:

“Passano bandiere attorno alle quali si stringono gruppi di dimostranti. Son popolani, studenti, uomini maturi, impiegati, donne del popolo, ragazzi, signore… […] La gente sale la gradinata centrale, in gruppi sempre più folti, e già, dal basso, si vede la piazza del Campidoglio gremita, il balcone del palazzo Senatorio adorno della bandiera tricolore e di quella rossa e gialla del Comune. Ben presto echeggiano battimani, poi si ode una voce squillante dominare il brusio, che sempre più si affievolisce e si tramuta in un profondo silenzio. Pipetto tende l’orecchio e coglie qualche parola, benché la distanza sia parecchia. – …Viltà nazionale… Gli Italiani dell’altra sponda… La sicurezza dell’Adriatico… La fedele Dalmazia…I nostri morti aspettanti…”.

I tre racconti costituiscono un romanzo in tre parti, una sorta di Beharrungsroman, in cui il personaggio “persiste” nel suo stato iniziale, rifiutando di farsi cambiare dalle dinamiche del mondo esterno o della società. Pippetto rimane tale e quale dall’inizio alla fine, un orfanello, granitico nazionalista, che niente e nessuno riuscirà a convincere del contrario, e non potrà crescere fino a quando la società non sarà in grado di assicurargli una famiglia e quindi la base di partenza per l’assunzione di un ruolo. Poteva Donna Paola non riservare al suo figliolo un felice destino? Certo che no! Ma non sarebbe stato meglio per Pippetto continuare a vagabondare per il mondo, fare mille esperienze, vedere mille posti, incontrare tante persone, e restare per sempre un buon discolo di undici anni?

 

Il punto di vista del cacciatore di libri

Dal punto di vista collezionistico, i tre libri di Pippetto sono oggi molto più interessanti di quanto la loro apparente “modestia” materiale lasci intuire. Si tratta di volumetti Bemporad destinati ai ragazzi, quindi soggetti in origine a forte usura, dispersione e letture ripetute: molti esemplari sono andati persi, altri sono giunti fino a noi segnati dall’uso. Proprio per questo, copie ben conservate di Pippetto vuole andare alla guerra, Pippetto difende la patria e Pippetto fa l’italiano, con legatura integra, copertina cartonata ancora fresca e interno pulito, sono diventate oggetti desiderati sia dai collezionisti di letteratura per l’infanzia sia da chi raccoglie libri patriottici e di propaganda del primo Novecento. Sulle piattaforme online generaliste, e in particolare su eBay, la presenza dei tre titoli è occasionale: talvolta compaiono singolarmente, talvolta in lotti misti di Bemporad, spesso con valutazioni che per un singolo volume vanno dal piccolo importo di base fino a cifre sensibilmente più alte quando lo stato di conservazione è ottimo o quando il libro è accompagnato da una buona provenienza. La vera “preda” resta comunque la trilogia completa in prima edizione, in condizioni omogenee: un trittico del genere, quando appare, giustifica molta attenzione da parte del cacciatore di libri, perché unisce la rarità pratica alla forza iconografica delle illustrazioni e alla rilevanza storica della voce di Donna Paola nel panorama della narrativa patriottica per ragazzi.

 

 

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