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Erotismo, costume e culto cinefilo nei primi anni Settanta

 

Tra il 1971 e il 1972 la milanese Inteuropa mise in circolazione una piccola ma interessantissima serie di volumetti dedicati al cinema, oggi ricordata più dai collezionisti che dal grande pubblico. La cosiddetta collana di cinema intercetta in pieno il clima culturale del tempo: un momento in cui il cinema non è più soltanto spettacolo, ma anche costume, censura, erotismo, star system, divismo e riflessione sul cinema “diverso”, dall’underground al genere.

 

I titoli che la compongono, per come emergono dal catalogo SBN, sono sette o nove a seconda delle varianti editoriali e dei duplicati di scheda, ma il nucleo è chiaro: Erotikon, Sesso e censura, Sesso e comicità, Quattro mosche di velluto grigio, L’amore nel cinema francese, L’amore nel cinema underground e Il mostro sexy. In alcuni casi le schede bibliografiche registrano varianti di intestazione, con Williams Inteuropa o semplicemente Inteuropa, segno di un cantiere editoriale ancora in fase di assestamento nel biennio 1971-1972.

 

Una collana di frontiera

Questa collana non va letta come una semplice serie di saggi di divulgazione cinematografica. È piuttosto un prodotto tipico dell’editoria di frontiera dei primi anni Settanta, capace di mescolare critica, foto, didascalie, parole-chiave dell’epoca e attrazione per tutto ciò che stava ai margini della rispettabilità borghese. Già i titoli parlano da soli: il sesso, la censura, la comicità popolare, l’amore nel cinema francese, l’amore underground, il mostro sexy. Siamo in una zona editoriale in cui il cinema viene raccontato non solo come arte, ma come fenomeno sociale da sfogliare con curiosità quasi antropologica.

Il pezzo più noto, o comunque quello che oggi colpisce di più il collezionista, è Quattro mosche di velluto grigio: il terzo film di Dario Argento, curato da Luigi Cozzi nel 1972, nome che negli anni avrebbe acquisito un peso particolare nella critica, nella scrittura di genere e nella cultura fantastica italiana. Accanto a questo volume si collocano i testi di F. A. Scocchera, che firma Erotikon e Sesso e censura e contribuisce anche a L’amore nel cinema underground. La presenza di Domenico Laminafra come curatore di L’amore nel cinema francese e L’amore nel cinema underground indica invece una rete di collaborazioni molto legata alla divulgazione pop e alla critica extra-accademica.

 

I curatori e il taglio

Il nome di Luigi Cozzi è il più appetibile per chi guarda questi libri con occhi cinefili. Non si tratta solo di un curatore: Cozzi è un autore che dialoga con il fantastico, con l’horror e con il cinema di culto, e la sua presenza in collana è già un marchio di riconoscibilità. Nei primi anni Settanta, il suo lavoro si inserisce bene in un orizzonte di divulgazione che non separa il film dall’immaginario che lo circonda, ma anzi ne amplifica il lato mitico e spettacolare.

F. A. Scocchera resta invece una figura più defilata e proprio per questo interessante, perché sembra muoversi in una zona di scrittura critica molto vicina all’editoria popolare, con titoli che parlano di sesso, censura, underground e attrazione del proibito. In altre parole, la collana Inteuropa non nasce per l’università ma per il lettore curioso, il frequentatore di sale, il collezionista di foto, il cultore di cinema di genere. È un’editoria che intercetta l’aria del tempo prima che quella sensibilità diventi canonica.

 

Perché sono rari

Oggi questi volumi sono interessanti soprattutto perché appartengono a una stagione editoriale che ha prodotto molto, ma ha conservato poco. La carta dei primi anni Settanta era spesso fragile, le tirature non elevate, la circolazione non sempre ampia e la destinazione d’uso molto concreta: si compravano, si leggevano, si sfogliavano, si perdeva loro presto la copertina, e finivano poi dispersi. Di conseguenza, la presenza di esemplari integri, con copertina fresca e interni puliti, è tutt’altro che scontata.

La rarità non è soltanto quantitativa, ma anche qualitativa. Sono libri che oggi interessano un pubblico doppio: da un lato i collezionisti di editoria cinematografica e di libri sul cinema italiano, dall’altro chi raccoglie materiali legati alla cultura erotica, alla censura, al cinema di genere e ai fenomeni popolari del tardo dopoguerra. Un esemplare sciolto, senza gore o pieghe importanti, con copertina integra, è già un piccolo obiettivo; una sequenza quasi completa della collana è invece un trofeo più serio.

 

Valutazioni e mercato

Sul piano del mercato antiquario, i volumi Inteuropa della collana di cinema non sono sempre facili da intercettare e, proprio per questo, le valutazioni possono variare molto. I titoli più riconoscibili, in particolare quelli legati a Dario Argento e a Luigi Cozzi, tendono ad avere un’attrattiva maggiore; i volumi più “di costume” o più specialistici, come Sesso e censura o L’amore nel cinema underground, possono invece oscillare in base allo stato di conservazione e alla domanda del momento.

Per un collezionista, la soglia psicologica la fanno soprattutto tre cose: la completezza della collana, la presenza di copertina originale e l’assenza di restauri o difetti pesanti. Se il volume compare sul mercato, il prezzo non va giudicato solo come cifra assoluta ma come rapporto fra rarità, integrità e interesse tematico. In questo caso il valore bibliografico è spesso più importante del valore commerciale immediato.

 

Quattro mosche di velluto grigio

Il n. 8, Quattro mosche di velluto grigio: il terzo film di Dario Argento, è probabilmente il fascicolo più appetibile dell’intera collana, non solo per il legame con uno dei titoli più celebri e amati del primo Argento, ma anche per la sua effettiva difficoltà di reperimento sul mercato antiquario. La sua rarità è accresciuta dal fatto che si tratta di un volume che i collezionisti di cinema di genere, di editoria cult e di argentiniani inseguono con particolare tenacia, soprattutto quando si presenta in buone condizioni. Ma il suo vero punto di forza è interno: il fascicolo, del 1972, contiene infatti fotografie del film di qualità straordinaria e di grande interesse documentario, immagini che non hanno solo valore illustrativo ma anche una forza autonoma, quasi da archivio visivo parallelo all’opera. Proprio questa combinazione di rarità editoriale e ricchezza iconografica rende il volume un piccolo oggetto di culto, capace di attirare tanto il cinefilo quanto il bibliofilo.

 

La collana oggi

Riletti oggi, questi libretti raccontano una fase precisa della storia culturale italiana: quando il cinema era ancora un territorio in cui critica popolare, erotismo, censura e culto autoriale potevano convivere nella stessa costellazione editoriale. Sono oggetti piccoli ma eloquenti, tipici di un’editoria che non aveva paura di stare sul bordo, di parlare di ciò che attirava il pubblico e insieme lo divideva. È anche per questo che, pur essendo poco noti, i volumi Inteuropa hanno oggi una forte presa sui collezionisti: sono la traccia materiale di una stagione in cui il cinema si leggeva con la stessa fame con cui lo si guardava.

 

 

Disponibilità di eventuali numeri della collana (sempre aggiornato)

 

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