"Ogni libro par che dorma, eppur sua è ogni orma"
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11 Aprile 2020

Tutto quello che NON dovreste mai sapere sulle vipere italiane!

Un vero e proprio libro cult

Leggetelo come un saggio umoristico: il libro vi piacerà da morire

Tutto sulle vipere italiane di Romano Vecchi (Roma, Edizioni Paoline, 1979)

Da anni amici, colleghi e librai mi parlano di un libretto che in effetti era stato oggetto di discussione in diverse occasioni durante i talkshow da Fiera con la consueta compagnia dell’anello Cremona-Milano-Monza-Bergamo e dintorni, in chiacchierate sparse alle fiere del libro usato di Milano, in qualche rara presentazione o alla luce fioca di una lampadina nella stanzetta di due o tre fidati librai.

Sto parlando di Tutto sulle vipere italiane di Romano Vecchi (Roma, Edizioni Paoline, 1979). Libro-cult per gli zoologi e gli studenti di zoologia. Il libro è il resoconto degli “studi” di un non ben identificato Gino Annese e delle sue esperienze quotidiane con le vipere.
Tra falsi miti, castronerie scientifiche raccontate come verità e imbarazzanti episodi (annegamento di una vipera per valutare la sua resistenza sott’acqua…) il libro rappresenta quanto di peggio esista in fatto di divulgazione scientifica. In rete, su vari forum universitari, almeno fino a qualche anno addietro, se ne parlava diffusamente e c’erano studenti e docenti che si professano dei fan sfegatati di Gino Annese e del suo libro. Libro che qualcuno cercava disperatamente, perché nel frattempo era divenuto rarissimo.

Riporto qualche passo esilarante; Il rapporto tra l’elemento liquido e la vipera (pagine 20-22):

“Per capire meglio la vera funzione della selezione termica della vipera, Gino Annese ha dovuto studiare il rapporto esistente tra l’animale e l’acqua, compiendo degli esperimenti che gli hanno fornito dei dati di grande importanza. Il comportamento della vipera durante la fase attiva e quello del periodo latente suggerirono a Gino Annese le modalità per attuare un sistema ambientale forzato, che obbligasse la vipera a servirsi della selezione termica in piena estate. Preso un contenitore della capacità di 200-300 litri, lo riempì d’acqua immergendovi poi la vipera. Per impedire la risalita in superficie dell’animale, coprì il contenitore con una rete a maglia finissima. La temperatura dell’acqua non superava i 20° C; in tale condizione, la vipera si portò con il capo a contatto del coperchio, dopo appena 3-4 minuti. Tolse la vipera dal contenitore e fece sciogliere nell’acqua una quantità di ghiaccio sufficiente per abbassare la temperatura fino a 5° C. Tornò ad immergere la vipera, quindi attese la sua reazione. Passate le prime due ore, pensò che l’ofidio fosse morto per soffocamento, tale era stata l’immobilità dell’animale; però non lo tolse dall’acqua perché pensava essere ciò inutile nel caso che l’animale fosse morto realmente; il contrario voleva dire che l’ofidio si stava servendo della selezione termica.
Le sue deduzioni trovarono una conferma dopo cinque ore e quindici minuti, solo che l’eccedenza sulle cinque ore di quella manciata di minuti causò veramente la morte dell’animale, perché fu sufficiente per fargli scoppiare l’unico polmone di cui disponeva al pari di tutti i viperidi. Vide la vipera espellere qualcosa dalla bocca, cosa impossibile per il viperide nella normalità, perché, una volta ingerito il cibo, non può più rigettarlo dalla parte anteriore del corpo. Negli esperimenti con altri esemplari di vipere, Gino Annese evitò di superare le cinque ore, per non provocare altre vittime.”

Il comportamento della vipera come anfibio, sua autonomia (pagina 73):

“Per il nuovo esperimento [Gino Annese] si servì di una barca a motore adatta alla pesca in alto mare, prestatagli da un amico pescatore. Con essa, di buon mattino, si allontanò oltre trenta miglia dalla costa; giunto nel punto stabilito, prese l’esemplare di Vipera aspis che aveva portato con sé – e alla quale in precedenza aveva praticato un foro nella coda per assicurarvi un robusto filo di nylon, e la immerse in mare per studiarne le reazioni. La vipera prese subito la direzione della costa, senza alcuna esitazione, dimostrando di essere un ottimo anfibio; nuotò per più di trenta miglia e fu tolta dall’acqua in prossimità della scogliera di ponente del golfo di La Spezia.”

Diciamo che, come minimo, se questi fatti si riferissero ai tempi attuali e non agli anni ‘70, l’autore del libro e il mitico Gino Annese avrebbero qualche citazione da parte di associazioni animaliste o di salvaguardia ambientale. Per non parlare della “scomunica” ufficiale delle accademie scientifiche.

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