"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Come era vista Atlantide cento anni fa

Gennaro D’Amato (1857-1947) è una figura affascinante e poco conosciuta della cultura italiana, soprattutto per la sua coraggiosa e appassionata esplorazione del mito di Atlantide, tema che ha trattato con rigore e vivace spirito critico in tre importanti libri pubblicati tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento: “I documenti archeologici dell’Atlantide e le loro ripercussioni nel campo del sapere” (Genova, F.lli Treves, 1924), “L’inizio del sapere e della civiltà: l’Atlantide” (Genova, F.lli Treves, 1925) e “Il processo all’Atlantide di Platone” (Milano, Alpes, 1930).

Con “I documenti archeologici dell’Atlantide (…)”, D’Amato si presenta come un appassionato esploratore del passato, convinto che Atlantide non sia solo una favola, ma una realtà storica che si riflette nei reperti archeologici e nelle leggende di diverse culture. Attraverso la narrazione di scoperte di medaglie, sarcofagi e manufatti collegati a questa civiltà perduta, egli apre nuovi orizzonti sul ruolo dell’Atlantide come culla di una scienza antica e avanzata, sottolineando l’interconnessione di siti archeologici in Egitto, Marocco, Messico e Perù che suggerirebbero la presenza di questa civiltà scomparsa da millenni.

Nel suo libro del 1925, “L’inizio del sapere e della civiltà: l’Atlantide“, invece, D’Amato affronta il mito da una prospettiva più ampia, ponendo Atlantide come chiave di volta nella genesi della cultura umana. Sostiene che molte grandi civiltà, compresi gli Egizi e i Maya, trovarono in Atlantide ispirazione e basi tecnologiche e culturali. Queste idee segnano un ribaltamento del pensiero tradizionale che vedeva Atlantide come pura fantasia, presentandola invece come un contributo storico fondamentale alla civiltà moderna.

Il suo lavoro forse più intrigante è “Il processo all’Atlantide di Platone” (1930), un vero e proprio esame critico del racconto platonico sull’Atlantide. Qui D’Amato si fa giudice appassionato ma rigoroso, mettendo in campo testi, testimonianze scientifiche e le molteplici interpretazioni fornite dagli studiosi del tempo. L’opera è un inno al metodo critico che deve accompagnare ogni ricerca storica, un dialogo serrato che cerca di superare i pregiudizi e le obiezioni di chi considera il mito come pura finzione.

A quasi un secolo dalle sue pubblicazioni, l’opera di Gennaro D’Amato rimane uno stimolo importante per chiunque voglia affrontare i miti non solo come fantasie, ma come chiavi di lettura del passato umano. I suoi libri combinano rigore documentale, spirito esplorativo e una vibrante passione per i misteri della storia, incarnando un’avventura culturale che continua ad affascinare studiosi e curiosi. Alcuni suoi libri sono stati rieditati in epoca moderna da piccoli ma affermati editori come il Basilisco e i Fratelli Melita editori, entrambi di Genova.

 

Il parere di Domenico Cammarota

Gennaro D’Amato, come artista illustratore di fama internazionale, aveva le sue radici nel “fantastico” popolare come illustratore di Salgari (sua è la caratterizzazione grafica finale di Sandokan), e specialmente dei romanzi di protofantascienza di Luigi Motta, come “L’onda turbinosa” e tanti altri; a questo proposito, segnalo che nella Biblioteca Sormani di Milano, è conservato il carteggio di Gennaro D’Amato con Luigi Motta, con la segnatura MSS Motta 1, mentre invece sotto la segnatura MSS Motta 4 sono conservati i disegni originali di D’Amato per i libri di Motta. L’autore, nato a Napoli, si trasferì poi a Bogliasco, in provincia di Genova, dove risiedeva in una villetta lungo la Via Provinciale.

Questo interesse specifico di Gennaro D’Amato non nasceva dal nulla, visto che nella prima metà del ‘900 il mito di Atlantide era una presenza ben viva, nell’immaginario collettivo alimentato dalla nascente industria culturale; una lista abbastanza completa dei libri pubblicati in Italia sull’argomento, comprendente solo i romanzi, i poemi ei saggi (con l’esclusione quindi dei fumetti, film, canzoni, operette musicali e perfino di un paio di testate di varia umanità), elenca almeno una ventina di titoli importanti. Fra i romanzi e poesie: Mario Rapisardi , ” L’Atlantide ” (1894); Yambo , ” Atlantide ” (1902); Guido Molinari , ” Atlantide. Un dramma negli abissi ” (1905); Mariano Bianchi , ” Atlantide e il mare di Sargasso ” (1906); Jacinto Verdaguer , ” L’Atlantide ” (1916); Pierre Benoît , ” L’Atlantide ” (1920); Augusto Piccioni , ” Atlantide. Le meraviglie d’una terra sommersa ” (1922); Fernando Zanon , ” I figli di Atlantide ” (1933); Francesco Bacone , ” La Nuova Atlantide ” (ristampa, 1937); Riccardo Bacchelli , ” La fine d’Atlantide ” (1942); Leonino Da Zara , ” L’Atlantide ” (1947); Emilio Walesko , ” L’Atlantide svelata ” (1954). Fra i saggi, oltre a quelli già citati del D’Amato : Edoardo Tinto , ” L’Atlantide ” (1926); Luigi Giannitrapani , ” L’Atlantide ” (1927); Giacomo Perrone , ” L’Atlantide. Leggende e testimonianze ” (1928); Dimitrij Merezkovskij , ” L’Atlantide. Il mistero dell’Occidente ” (1930); Aristide De Vecchi , ” L’Atlantide è una favola ” (1931, confutazione dei libri del D’Amato ); Luigia Achillea Stella , ” L’Atlantide di Platone e la preistoria Egea ” (1932); Roger Devigne , ” L’Atlantide. Sesta parte del mondo ” (1945); Felice Ippolito ,” L’Atlantide nella leggenda e nella scienza ” (1947).

 

 

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