Scomparso nel nulla il capolavoro grafico di Munari
La collana “I satelliti” di Bompiani, attiva tra il 1971 e il 1974, è famosa per la sua innovazione grafica: ogni nuovo titolo aggiungeva in copertina una pallina nera in più, rappresentando così visivamente la progressione della serie. Bruno Munari ne curò magistralmente la grafica, progettando un sistema in cui la copertina mostrava un cerchio nero principale (il “pianeta”) che ospitava i pallini neri (i “satelliti”) attorno a esso.
Il numero zero della collana, però, aveva un cerchio nero principale ma nessun satellite intorno: si trattava delle “Norme grafiche e redazionali” (stampato nel dicembre del 1973), un volume fuori commercio destinato esclusivamente ai collaboratori della casa editrice. Questo primo titolo, curato da Daniela Candio e Giordano Bruno Guerri, aveva dunque in copertina una sola palla nera. Tale dettaglio bibliografico diventa così essenziale nel contesto della collezione, evidenziando una scelta grafica che unisce l’aspetto visivo a quello comunicativo.
Il primo titolo della collana fu L’uomo come fine di Alberto Moravia (1971). Gli fu assegnato un satellite in copertina. Seguì Il mito di Sisifo di Albert Camus.
Da lì in poi la copertina di ciascun volume mostrava una palla nera in più, fino al titolo n. 49, che ne presentava 49, creando un universo grafico facilmente riconoscibile e coerente. Questa soluzione innovativa di Munari è considerata un manifesto di modernità editoriale e un elemento fondamentale per collezionisti e studiosi che ne apprezzano la cura anche nei più piccoli dettagli bibliografici.
Sul testo si può dire che quasi certamente ci fu (anche) la mano di Umberto Eco, che all’epoca lavorava in redazione, già famoso saggista ma ancora in attesa di esplodere a livello mondiale con il successo del “Il nome della rosa” del 1980. Il suo “satellite” è il n. 3 della collana, il celeberrimo Opera aperta.
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