"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Il fiuto del barone napoletano: una rarissima prima edizione

 

di Livio Codato

 

Oscar Wilde scrisse Salomè in lingua francese nel 1891, sperando potesse andare in scena per l’interpretazione di Sarah Bernhardt, la quale però rifiutò per il sopravvenuto scandalo che investì lo scrittore irlandese. Così la tragedia venne rappresentata la prima volta solo cinque anni dopo, l’11 febbraio 1896 al Teatro dell’Opera di Parigi. Nel frattempo Salomè venne pubblicata nella versione francese il 22 febbraio 1893, con dedica a a Pierre Louÿs; mentre l’anno dopo (1894) uscì la prima edizione inglese: Salome. A tragedy in one act, pubblicata da The Bodley Head e impreziosita con dieci illustrazioni a piena pagina di Aubrey Beardsley.

Sia il testo che le immagini, però, furono controversi perché l’editore John Lane decise di eliminare alcune delle illustrazioni di Beardsley, (che furono poi pubblicate nell’edizione del 1907), le quali comunque non piacquero a Wilde: “… i disegni del caro Aubrey sono come gli scarabocchi maliziosi che uno scolaretto precoce traccia ai margini dei suoi quaderni“. Wilde aveva affidato la traduzione in lingua inglese al proprio amante, Lord Alfred Douglas, l’amatissimo Bosie, ma il giovane si rivelò incapace di portare a termine l’impresa, la quale venne compiuta da un’ignota mano, anonimato che permise allo scrittore irlandese di dedicare l’opera “A Lord Alfred Douglas, traduttore della mia commedia“.

In ogni caso la tragedia non poté andare in scena a Londra perché una legge vietava la rappresentazione di opere derivate da vicende bibliche, e quindi la prima assoluta esordì a Parigi l’11 febbraio 1896, quando Wilde era già stato travolto dallo scandalo, processato per sodomia e condannato il 25 maggio 1895 a due anni di lavori forzati per “atti osceni” (Wilde sarà poi liberato il 19 maggio 1897, e gli inglesi dovranno aspettare il 1931 per vedere a teatro la tragedia senza censure). La prima rappresentazione italiana della Salomè di Oscar Wilde avvenne nel 1909, con una celebre interpretazione di Lyda Borelli al Teatro Valle di Roma, ma già nel 1906, a Napoli, la Libreria Editrice Bideri era uscita con la prima edizione italiana dell’opera dello scrittore irlandese, ben tre anni prima che venisse rappresentata a teatro. Bisogna dire che l’anno prima, nel dicembre 1905, era andata in scena a Dresda la prima di Salome, opera di Richard Strauss, su libretto dello stesso compositore, basata sulla traduzione in tedesco dell’omonimo dramma di Oscar Wilde, e che aveva avuto un clamoroso successo, tanto che arrivò in Italia l’anno dopo, con la prima ufficiale al Teatro Regio di Torino, diretta dallo stesso Richard Strauss, il 22 dicembre 1906. Ma intanto il lungimirante barone Ferdinando Bideri aveva fiutato l’aria e preceduto tutti nella pubblicazione della tragedia wildiana.

Ferdinando Bideri, nato a Napoli nel 1850, era un giovane inquieto, di acuta intelligenza, il quale se ne andò di casa a diciassette anni per raggiungere Garibaldi a Mentana. Fondò la sua casa editrice a soli ventisei anni, nel 1876, e ne fece, tra l’altro, la massima promotrice e custode del repertorio della canzone napoletana. Il barone si specializzò soprattutto in edizioni musicali, libretti d’opera, libri d’arte, volumi di storia dello spettacolo e un raffinato settimanale illustrato, La tavola rotonda (tra i collaboratori D’Annunzio, Capuana, Scarfoglio e la Serao).

Nel 1892 aveva realizzato un bel colpo editoriale, pubblicando l’Innocente di Gabriele d’Annunzio, rifiutato dall’editore milanese Treves perché ritenuto a tratti osceno. Bideri diede vita anche alla collana Biblioteca Varia, in cui pubblicò le opere di diversi autori famosi (Flaubert, Manzoni, Balzac, Gorky, Zola, Dumas, Tolstoj ecc.), tra le quali, al numero 35, compare questa brossurina in 16°, di cm. 19×13, pag. XX-98, L. 2, Oscar Wilde, Sàlome.

prima ed. italiana (1906)

Poema drammatico. Unica versione italiana consentita dall’Autore di G. G. Rocco, con prefazione Il fatale poeta di Biagio Chiara e un’appendice a pag. 81 con Un ritratto meraviglioso di Achille Macchia, che l’editore si compiace di presentare così: “Per che i lettori s’invoglino a meglio conoscere il Wilde attraverso le sue Opere meravigliose, riteniamo opportuno aggiungere al poema drammatico, lo splendido articolo di Achille Macchia intorno al romanzo Doriano Gray dipinto, che noi pubblicammo nella versione di Biagio Chiara. L’Editore“. Infatti Bideri aveva pubblicato il Dorian Gray nello stesso 1906, ma era stato preceduto di un anno dall’editore Sandron. La copertina presenta un’illustrazione stilizzata di Salomè irretita da un serpente, simbolo del male, che richiama probabilmente un’illustrazione di Beardsley.

 

Il mondo di Ferdinando Bideri, elegante editore della belle époque, venne travolto e spazzato via dalla prima guerra mondiale. Con l’avvento del fascismo l’anziano barone dovette fare buon viso a cattivo gioco e venne nominato consigliere direttivo dell’Unione industriale fascista. Morì a Portici il 14 luglio 1930. La casa editrice gli sopravvisse con le figlie e i nipoti, ma si convertì all’industria discografica.

 

 

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