"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

La Biblioteca Roncioniana di Prato: tra secoli di storia e bibliofauna

Qualche domanda a Giovanni Pestelli

 

La Biblioteca Roncioniana di Prato è uno di quei luoghi in cui la storia del libro, della città e delle persone che la abitano si intrecciano in modo quasi esemplare: la più antica biblioteca pratese, nata da un testamento seicentesco, è oggi al centro di una riflessione corale raccolta nel volume “La Biblioteca Roncioniana – Trecento anni di storia” (Atti della giornata di studi, Prato 10 novembre 2022, Società Pratese di Storia Patria, 2025). Un libro che, per chi caccia libri, non è solo una celebrazione d’anniversario, ma una vera mappa per orientarsi tra fondi, carte, cinquecentine e memorie tipografiche della città.

 

Una biblioteca nata da un testamento

La Roncioniana nasce per volontà testamentaria del nobile pratese Marco di Emilio Roncioni (1600-1677), che nel testamento del 1676 volle istituire un centro di pubblica lettura per i concittadini, affidandolo a una fondazione dotata di patrimonio e regole di gestione. La prima apertura provvisoria avviene nel 1722, in altra sede, e fin dall’inizio la biblioteca è “pubblica” e multidisciplinare, un fatto non banale nel contesto di una realtà di provincia di Antico Regime.
L’assetto originario prevedeva un bibliotecario scelto tra i canonici della Cattedrale di Prato e un consiglio di notabili, segno di un equilibrio – non sempre pacifico – tra componente ecclesiastica e ceto dirigente cittadino. Proprio questa miscela ha fatto sì che per oltri due secoli la Roncioniana funzionasse insieme da biblioteca di conservazione, luogo d’identità civica e strumento di rappresentanza culturale delle élite locali.

 

Palazzo Roncioni: quando la città costruisce una “Libreria”

Dal 1766 la biblioteca ha sede stabile nel Palazzo Roncioni, in piazza San Francesco 25, edificio appositamente progettato a metà Settecento come “Libreria”, con eleganti forme barocchette e apparati decorativi di pregio. All’interno spiccano la sala di lettura con l’affresco di Luigi Catani, la nicchia con la maiolica di Andrea della Robbia, i mappamondi cinquecenteschi di Mercatore e le scaffalature lignee che definiscono l’immaginario della biblioteca storica toscana.

La scelta di costruire un palazzo dedicato – e non di adattare una sede preesistente – è un atto politico forte: la città elegge il libro a elemento strutturale del proprio paesaggio monumentale, al pari delle chiese e dei palazzi civici. Oggi il palazzo, affacciato su piazza San Francesco, si colloca in un piccolo “distretto” culturale dove la biblioteca dialoga con la vita religiosa e civile pratese, continuando a essere luogo di incontri, presentazioni, giornate di studio.

 

Fondi, tesori e “piste” bibliofile

La Roncioniana è definita istituzionalmente come biblioteca storica e di conservazione, con ricche collezioni di interesse generale e locale che coprono un arco cronologico dal Medioevo all’età contemporanea. Il cuore della memoria istituzionale è nel Fondo Eredità Roncioni e nel Fondo manoscritti roncioniani, che conservano registri, buste e carte dal 1677 in poi, essenziali per ricostruire la storia della fondazione e, in controluce, della produzione libraria pratese.

Accanto a questi, spiccano i fondi Cesare Guasti (manoscritti e pubblicazioni del grande filologo e archivista pratese, con ricchissima documentazione su storia locale e regionale) e Caccini-Del Vernaccia, di particolare interesse per la storia economica tra Quattro e Seicento. Tra i “pezzi” segnalati dalle schede istituzionali e dai materiali di presentazione vi sono mappamondi cinquecenteschi di Mercatore e, più in generale, corpi di cinquecentine e opere di età moderna che fanno della Roncioniana un terreno naturale per il bibliofilo che voglia studiare edizioni, provenienze, ex libris, intrecciare cataloghi antichi e mercato antiquario.

 

Trecento anni di storia in un volume di Atti

Il volume “La Biblioteca Roncioniana – Trecento anni di storia”, a cura di Felicita Audisio, Giovanni Pestelli e Alessandro Savorelli, pubblicato nel 2025 dalla Società Pratese di Storia Patria, raccoglie gli Atti della giornata di studi tenuta in biblioteca il 10 novembre 2022. Le informazioni editoriali disponibili (schede, annunci, profili accademici) presentano l’opera come un quadro a più voci che affronta la storia istituzionale, architettonica e bibliografica della Roncioniana, soffermandosi sui fondi storici, sui protagonisti (bibliotecari, studiosi, benefattori) e sulle trasformazioni della biblioteca tra Settecento e XIX secolo.

Per chi si occupa di caccia al libro, questo tipo di Atti ha una doppia valenza: è, innanzitutto, il repertorio più aggiornato di vita della biblioteca; ma è anche un generatore di “piste”, perché ogni saggio mette in luce collezioni, serie documentarie, lacune catalografiche e storie di esemplari che possono riverberarsi sul mercato antiquario e del modernariato. È ragionevole prevedere che, come accade per altre pubblicazioni di storia locale di buona qualità, il volume conoscerà una prima circolazione soprattutto in ambito pratese per poi diventare sempre più ricercato dai non-locali, specie da studiosi di storia del libro e collezionisti specializzati in Toscana e centri “minori”.

 

La Roncioniana vista da un cacciatore di libri

Per come la vediamo noi di “cacciatoredilibri.com”, la Roncioniana è un perfetto laboratorio su cui misurare il rapporto tra biblioteca pubblica e bibliofilia privata. Da un lato, il lettore entra in una sala storica, consulta fondi manoscritti, segue un filo locale – un tipografo, una famiglia, un editore – e ricostruisce una costellazione di titoli, edizioni, possibili varianti.

Dall’altro, quella stessa costellazione può essere proiettata sul mercato: cataloghi antiquari, piattaforme online, aste, librerie indipendenti, nella ricerca di copie “sorelle” o disperse, magari con ex libris che riportano a donatori e lettori passati proprio dalla Roncioniana. In questo gioco di rimandi, il volume “La Biblioteca Roncioniana – Trecento anni di storia” funziona come strumento operativo: ogni capitolo è potenzialmente una checklist di nomi, titoli, luoghi di stampa da verificare usando i canali di vendita e di ricerca che il bibliofilo ha ormai quotidianamente sotto gli occhi.

Non è un caso che la Roncioniana non si limiti alla memoria, ma ospiti anche iniziative come la presentazione di “Bibliofauna” di Giovanni Pestelli (Transeuropa, 2024), una plaquette che, nelle parole della cronaca, mette in scena la “fauna” di lettori e bibliomani come se fosse un bestiario di pratiche e ossessioni bibliofile. In questo senso, la biblioteca diventa anche uno specchio ironico e affettuoso del lettore-collezionista contemporaneo, che si riconosce, con un sorriso, tra scaffali polverosi e biblioteche incantate.

 

Buongiorno Giovanni, nel lavoro di curatela del volume “La Biblioteca Roncioniana – Trecento anni di storia”, qual è stato l’aspetto della storia della Roncioniana che più l’ha sorpresa o costretta a rivedere un’idea (eventualmente) preconcetta sulla biblioteca?

“Il volume raccoglie i contributi di studiosi che hanno lavorato sui documenti prodotti e conservati da chi creò e amministrò la Biblioteca nel Sette-Ottocento. Nel complesso tale approccio di ricerca ha permesso di disegnare un quadro nuovo e ben definito del periodo di formazione e costruzione della Biblioteca nei primi decenni del Settecento e di “scavare” nelle sue collezioni librarie fino a individuare le prime donazioni e i primi acquisti di libri.
Nel volume è messo inoltre in luce il ruolo dell’erudito Giovanni Battista Casotti (Prato 1669 – Impruneta 1737), che negli anni Venti del Settecento delineò la prima fisionomia libraria della Biblioteca, ricostruendo la sua rete di contatti culturali, rete composta da eruditi che animavano il mondo culturale toscano tra Sei e Settecento, come Anton Francesco Gori, ma anche da librai/editori, come il fiorentino Domenico Maria Manni e “procacciatori” di libri, come il livornese Donato Donati.
Da sottolineare anche che la Biblioteca apre al “pubblico” nel 1722, pur con una modesta dotazione libraria, un “primato” nella Toscana del secolo dei lumi. Ricordo che nella capitale del granducato la Biblioteca Magliabechiana (nucleo di quella che è oggi la Biblioteca nazionale centrale di Firenze) sarà ufficialmente aperta nel 1747 e la Marucelliana nel 1752.
Per quanto riguarda l’Ottocento gli studiosi che hanno partecipato alla giornata di studi non si sono proposti di ricostruire la storia della Biblioteca in modo organico, ma hanno fatto ricerche su alcuni temi e personaggi pratesi legati alla Biblioteca e alle sue collezioni, andando oltre l’interesse locale e aprendo inedite prospettive di studio sulla storia culturale toscana.”

 

La nascita della Roncioniana come biblioteca pubblica, voluta da Marco Roncioni nel suo testamento, viene spesso letta come un gesto anticipatore di una concezione “moderna” di biblioteca civica. In che misura, secondo lei, questa origine condiziona ancora oggi l’identità dell’istituto e il suo modo di rapportarsi alla città di Prato?

“La volontà di Marco Roncioni di offrire ai pratesi un istituto culturale “ad utilità pubblica” non è di per sé una iniziativa isolata nell’Italia del Sei-Settecento. Il caso pratese, in particolare, è da mettere in connessione con l’ottenimento da parte della comunità pratese nel 1653 del titolo di “città” e di diocesi. Dalla metà del Seicento la città di Prato fu così interessata da un articolato piano di lavori pubblici e di rinnovamento edilizio che toccò case, palazzi, edifici sacri, edifici dedicati all’assistenza, ma anche edifici dedicati alla cultura e all’istruzione come il Collegio Cicognini (1699) e il Seminario (1682). Le volontà del Roncioni si collocano in questo contesto e la Biblioteca fin dalla sua prima apertura è stata sentita come il luogo della cultura “pubblica” che mancava a una città che si voleva considerare tale, anche se poi era una “eredità” privata con accesso pubblico.
La Biblioteca Roncioniana dal Settecento fino agli anni ’70 del Novecento è stata l’unico punto di riferimento per la comunità degli studiosi, degli studenti e dei lettori pratesi, che hanno contribuito ad arricchirla con doni di libri, di manoscritti e intere biblioteche. Dal 1978, con la creazione della Biblioteca Comunale “A. Lazzerini”, il ruolo culturale della Biblioteca Roncioniana si è però progressivamente modificato. Con la nascita della Rete bibliotecaria pratese e con l’inaugurazione nel 2009 della nuova Biblioteca Lazzerini – Istituto culturale e di documentazione, la Roncioniana ha scelto di valorizzare la sua storia e le sue collezioni di libri antichi e manoscritti.
Oggi la Roncioniana può essere definita una “biblioteca specializzata e di conservazione”, ed i suoi obiettivi sono quelli di un istituto culturale che valorizza i beni librari, archivisti e museali conservati, fornisce servizi di consulenza e assistenza agli studiosi, crea occasioni di divulgazione e comunicazione, e fa attività di ricerca nell’ambito della storia della cultura toscana, con un focus sull’area pratese.
Più recentemente, grazie a un accordo scientifico con l’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del CNR, con il quale si è puntato a valorizzare il potenziale informativo di uno degli archivi conservati, l’Archivio Caccini Del Vernaccia, la Biblioteca ha esteso i suoi interessi di ricerca alla storia economica dell’area mediterranea del XVII secolo.”

 

Dal punto di vista del bibliofilo che entra in Roncioniana, quali fondi o singoli esemplari le sembrano più bisognosi di essere conosciuti e studiati? Penso, ad esempio, ai fondi Roncioni, Guasti, Caccini-Del Vernaccia, ai mappamondi cinquecenteschi di Mercatore e, in generale, alle cinquecentine conservate in biblioteca.

“Un biblioteca “storica” come la Roncioniana, in quanto organismo formatosi in un ampio arco cronologico, porta con sé una storia fatta di acquisizioni e di dispersioni, di scelte e di progetti. Molti dei suoi fondi librari però sono stati dispersi nel suo catalogo e vari archivi sono confluiti nel cosiddetto Archivio manoscritti roncioniani.
Nel corso degli ultimi anni si è lavorato per dare una “edizione critica” dei fondi librari posseduti. In fase di catalogazione “libro alla mano” si è posta attenzione a inserire tutti quei dati materiali presenti sui libri (ex libris, note di possesso, timbri…) utili a ricostruire la vita dei singoli esemplari, ma anche il catalogo di biblioteche, private o di enti religiosi, oggi scomparse e così fornire informazioni indispensabili al ricercatore su reti culturali, contesti formativi, provenienze. Il catalogo della Biblioteca è in parte consultabile on-line e al “cercatore” consiglio di partire dal campo “Fondi” del form di ricerca per avere una prima immagine delle stratificazioni librarie della Biblioteca.
Tra le raccolte da valorizzare sicuramente c’è quella delle edizioni del XV secolo, i cosiddetti incunaboli, che meriterebbe uno studio puntuale e un catalogo a stampa. Non meno interessante è anche la raccolta di edizioni del XVI secolo, nella quale varie sono le rarità bibliografiche come ad esempio l’editio princeps della traduzione dal greco del Nuovo Testamento di Erasmo (Basilea, Johann Froben, 1516).
Per quanto riguarda gli archivi conservati le schede dei manoscritti roncioniani sono consultabili in Manus Online (MOL), il censimento nazionale dei manoscritti posseduti dalle biblioteche italiane. L’Archivio è composto di oltre 1160 unità, che vanno dai documenti medievali agli epistolari ottocenteschi.
L’Archivio Carte Guasti è costituito da documenti prodotti o raccolti dall’erudito pratese Cesare Guasti, archivista, storico, filologo, segretario dell’Accademia della Crusca, un protagonista del mondo culturale toscano dell’Ottocento.
Se il ricercatore ha interessi di ambito storico-economico dovrà invece consultare le carte dell’Archivio Caccini Del Vernaccia, un archivio composto da oltre 1200 tra registri e buste, contenenti circa 124.000 lettere commerciali, inedite testimonianze del XVII secolo sulla storia del commercio nell’area mediterranea.”

 

Per chi caccia libri sul mercato dell’antiquariato e del modernariato, la frequentazione della Roncioniana e la lettura degli Atti del 2025 possono diventare una sorta di “radar” per individuare tracce e costellazioni di titoli. Quali tipologie di piste di ricerca – autori, tipografie, collezioni familiari, biblioteche private scomparse – lei vede come più promettenti in questa prospettiva?

“Le tracce da seguire sono molte e sicuramente quella dell’editoria pratese delle origini è una di queste. Penso, ad esempio, alle pubblicazioni dei fratelli Giachetti che nelle prima metà dell’Ottocento hanno dato alle stampe prestigiose opere illustrate di grande formato, come la prima edizione italiana delle Opere di Johann Joachim Winckelmann. Altrettanto interessante è il caso dell’editore Ranieri Guasti del quale la Roncioniana conserva molte delle pubblicazioni, ma anche la documentazione che potrebbe permettere di ricostruirne la storia aziendale.
Un altro ambito di ricerca da esplorare potrebbe essere quello delle antiche edizioni di ambito scientifico. Molti “segni sui libri” ci dicono che in Roncioniana sono giunti i resti di biblioteche un tempo appartenute a medici. Tra le pubblicazioni di ambito scientifico varie sono le rarità e le curiosità del catalogo roncioniano, una fra tutte il sorprendente Monstrorum historia cum Paralipomenis historiæ omnium animalium di Ulisse Aldrovandi, in-folio riccamente illustrato, stampato a Bologna nel 1642 dal tipografo Nicolò Tebaldini.
Anche per gli anni più vicini la Roncioniana conserva pubblicazioni di notevole interesse come un esemplare del più famoso “incunabolo” italiano del Novecento, i Canti Orfici di Dino Campana, stampato dalla tipografia Ravagli di Marradi nel 1914.”

 

La presentazione di “Bibliofauna” in Roncioniana ha messo in dialogo una biblioteca storica con un testo che gioca, anche in modo ironico, sulla figura del lettore e del bibliomane. Come vive questo incontro tra memoria libraria plurisecolare e scrittura contemporanea sul libro come oggetto, specie in un’epoca in cui la lettura si sposta sempre più spesso su supporti digitali?

“Chi lavora, per fortuna o caso, in una biblioteca storica o in un archivio è come un “guardiano della soglia”. Certi misteri sono difficili da comunicare ai non iniziati, specie ora con il progressivo sviluppo di un mondo virtuale.
Per fissare qualche sensazione di ciò che è passato tra gli scaffali di una biblioteca ho usato associazioni casuali che mi hanno attivato elaborazioni oniriche e fantastiche. La “vertigine” stimolata da una lista è una di queste, meglio se di oggetti materiali, come quei libri che hanno vissuto sulle loro pagine molte storie di lettori. Tracce che si depositano, graffiano le coperte, piegano le pagine… Certo oggi non si può fare a meno di leggere in altri modi e su altri supporti, mi sembra però che tali media non siano in grado di comunicare una loro storia, sono asettico-binari, per quella loro natura soggetta a ciclici aggiornamenti e refresh. Sono, per vissuto personale, uno del “partito preso delle cose”.”

 

Infine, se dovesse suggerire a un giovane studioso o a un bibliofilo agli inizi un “percorso Roncioniano” di scoperta, quali tre tappe – che siano fondi, serie documentarie, sale o strumenti di consultazione – indicherebbe come imprescindibili per capire davvero che cos’è oggi la Biblioteca Roncioniana?

Prima tappa: consultare il sito web www.roncioniana.it e fare ricerche nel catalogo on-line, magari selezionando qualche voce dalla sezione “Fondi”. Seconda tappa: sfogliare qualche opuscolo o libro antico della “collection” virtuale della Biblioteca nella digital library di Internet Archive all’indirizzo https://archive.org/details/biblioteca-roncioniana. Terza tappa, forse la più impegnativa: venire in Biblioteca, magari, perché no, programmando un piccolo tour storico artistico di Prato, e poi cercare piazza San Francesco, varcare il portone del palazzo della Biblioteca, salire le scale che portano alla sua sala lettura, e sedersi tra il pubblico per seguire uno degli incontri culturali che sono organizzati con cadenza quasi settimanale.

 

 

Disponibilità di alcuni dei libri citati (sempre aggiornato)

 

Su FIRENZELIBRI.NET (Roncioniana Trecento anni di storia)

 

Su AMAZON (Bibliofauna)

 

le aste sono in continuo aggiornamento
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