"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

L’Atlantico in un libro: che cos’è la Historia insulana

 

Ci sono libri che raccontano un’isola; e ce ne sono altri che, da soli, provano a contenere un intero oceano. La “Historia insulana das ilhas a Portugal sugeytas no oceano occidental” (trad. “Storia insulare delle isole soggette al Portogallo nell’Oceano Occidentale“) di António Cordeiro, uscita a Lisbona nel 1717, appartiene a questa seconda categoria. È un grande in‑folio di oltre cinquecento pagine che prova a fare l’inventario storico, geografico e umano delle isole atlantiche soggette alla corona portoghese: dalle Azzorre a Madeira, dalle Canarie a Capo Verde, fino alle “isole che si spera ancora di scoprire”.

 

Cordeiro, gesuita nato ad Angra, Terceira (isole Azzorre), nel 1641, è uno dei primi storici “interni” dell’arcipelago. All’età di settantasei anni mette insieme una summa che è, al tempo stesso, opera di erudizione e atto d’amore per la propria terra insulare. Ogni isola viene descritta separatamente, con attenzione alla storia della scoperta, alle risorse naturali, al popolamento, alle genealogie delle famiglie più in vista, spesso con lunghe digressioni sulle linee di discendenza azzorriane.

 

Nove libri per un arcipelago (e oltre)

La Historia insulana è articolata in nove libri, ciascuno suddiviso in capitoli. Il libro primo apre in modo quasi “mitologico”: dalla creazione delle isole occidentali alla discussione su Atlantide, passando per i primi re di Spagna e Portogallo, la fondazione di Lisbona, Santarém, Braga, Coimbra, Aveiro, Lagos, le grandi siccità e incendi della Hispania, i Celti, i Cartaginesi, gli Spartani, i Greci, i Romani e le battaglie con Viriato e Sertorio, fino alla presenza di Giulio Cesare e all’Impero di Augusto. Il libro secondo è dedicato alle Canarie e a Capo Verde, con un capitolo molto citato sul “diritto del Portogallo” sulle Canarie, dove si riflette anche la competizione politico‑giuridica con la Spagna. Il libro terzo tratta di Porto Santo e Madeira, soffermandosi sulla colonizzazione e soprattutto sulla industria della canna da zucchero. I libri quarto‑nono seguono poi, una per una, le nove isole delle Azzorre: Santa Maria, São Miguel, Terceira (definita “cabeça das Terceyras”), São Jorge, Graciosa, Faial, Pico, Flores e Corvo, fino alle ipotetiche isole future, segno che ancora nel Settecento l’Atlantico portava con sé un residuo di immaginazione geografica.

Il risultato è un mosaico impressionante: storia politica, cronaca ecclesiastica, descrizione dei paesaggi, notizie su agricoltura, commercio e usi locali, intrecciate con lunghe sezioni genealogiche che, all’epoca, fecero della Historia insulana un libro ricercatissimo dalle famiglie azzorriane desiderose di vedersi riconosciute e celebrate.

 

 

Gaspar Frutuoso e la fonte nascosta nelle Azzorre

Cordeiro non scrive nel vuoto. La sua grande fonte per la storia del Cinquecento e per molte sezioni descrittive è il manoscritto delle “Saudades da terra” di Gaspar Frutuoso (ca. 1522‑1591), storico e sacerdote micaelense. Quest’opera, una delle più importanti del pre‑Seicento sulla Macaronesia, rimase a lungo inedita e circolava solo in pochi esemplari manoscritti, conservati fra l’altro nella biblioteca del Collegio dei Gesuiti di Ponta Delgada, sull’isola di São Miguel, dove Cordeiro probabilmente la consultò.

La Historia insulana ne riprende struttura e materiali: per esempio nel racconto della scoperta delle isole, nella descrizione delle coste e dei porti, nelle notizie sulle prime famiglie insediate e nella parte dedicata all’industria dello zucchero a Madeira. L’uso di Frutuoso non è sempre “filologico”: Inocêncio segnala che, sulle genealogie, Cordeiro mostra talora una certa parzialità, aggiustando o semplificando quanto trovato nelle Saudades. Ma proprio questo rende la Historia insulana doppiamente interessante: è, insieme, specchio della fonte cinquecentesca e documento di come un gesuita del primo Settecento riscrive la storia a misura del proprio tempo e del proprio ambiente sociale.

 

Zucchero, Madeira e Brasile: una storia economica dentro la storia insulare

Un capitolo spesso citato della Historia insulana è quello dedicato alla zucchericoltura a Madeira. Cordeiro racconta come la canna da zucchero, introdotta sull’isola negli anni 1430, trasformi rapidamente Madeira nel principale centro di produzione zuccheriera del mondo portoghese: la produzione raggiunge, secondo i suoi dati, circa 20000 arrobas all’anno del miglior zucchero, corrispondenti a 200–300 tonnellate, destinate ai mercati europei.

Poi arriva il declino: nella seconda metà del XVI secolo le malattie delle colture colpiscono duramente gli zucchereti, i costi aumentano, la concorrenza cresce. Prima sono le isole vicine a tentare di sostituire Madeira; poi, progressivamente, la produzione si sposta verso il Brasile, dove clima e spazi permettono di ricostruire, su scala ancora maggiore, il modello delle piantagioni. In poche pagine, Cordeiro condensa un passaggio chiave della storia economica atlantica: la parabola di un’isola che da “novità” diventa “vecchio centro” e viene superata dalle colonie americane.

 

Un grande in‑folio raro, oggi (ancora) reperibile

Dal punto di vista bibliofilo, la prima edizione della Historia insulana (Lisboa Occidental, Antonio Pedrozo Galram, 1717) è da tempo considerata rara e molto ricercata. I repertori classici la segnalano tutti: De Backer/Sommervogel II, 1436; Inocêncio I, p. 114; Leclerc 632; Porbase 765570 (una decina di esemplari censiti in biblioteche portoghesi); Sabin 16759; Schäffer,Portuguese exploration to the West, p. 14.

Le copie che compaiono sul mercato antiquario rimangono pochissime, ma non è un libro “introvabile”. A oggi (giugno 2026), si segnalano alcuni esemplari di prima edizione in vendita presso librerie antiquarie austriache, olandesi e spagnole, con prezzi che oscillano grosso modo fra 2500 e 7500 euro, a seconda dello stato di conservazione, della qualità della legatura (spesso in vitello bruno con dorature, piatti rivestiti in carta marezzata, marca xilografica al frontespizio, iniziali e fregi in legno) e dell’eventuale presenza di provenienze interessanti.

Siamo quindi davanti a un titolo raro e molto prezioso, con un mercato attivo ma stretto: pochi esemplari visibili, tutti in mani professionali, con valutazioni in fascia medio‑alta, in linea con il peso storico dell’opera e con la domanda internazionale (non solo portoghese) di testi fondativi sulla storia dell’Atlantico. È il classico libro per cui, se si incontra una copia che risponde ai propri criteri, conviene decidere in fretta: la finestra può restare aperta mesi, oppure chiudersi nel giro di pochi giorni.

 

Perché interessa oggi: storia, isole, genealogie

Per il lettore‑studioso, la Historia insulana resta una fonte primaria di primo livello su: a) le Azzorre e la loro primissima storia di scoperta, colonizzazione, organizzazione ecclesiastica e civile; b) il complesso delle isole atlantiche portoghesi (Macaronesia) tra XV e XVII secolo, con attenzione a economia, traffici, popolamento; c) le genealogie delle famiglie azzorriane, che – pur con i limiti segnalati dagli studiosi – fanno del libro un riferimento obbligato per la storia sociale dell’arcipelago.

Per il cacciatore di libri, però, il fascino è doppio. Da un lato c’è la dimensione materiale: un grande in‑folio settecentesco, con bella tipografia, frontespizio ornato, iniziali xilografiche, spesso in legature d’epoca o di primo Ottocento, non di rado con ex‑libris o note di antico possesso. Dall’altro, c’è una rarità controllata: non il fantasma assoluto che non si vede mai, ma un’opera che si presenta a intermittenza in pochissime vetrine internazionali, con prezzi coerenti con la sua importanza. Sì, non c’è dubbio! È esattamente il tipo di libro che sta a metà fra il pezzo di studio (per storici, genealogisti, istituzioni) e il pezzo di collezione forte: chi costruisce una biblioteca sull’Atlantico portoghese, sulle isole o sulla Macaronesia difficilmente può ignorarlo. E, una volta perso un buon esemplare, può trovarsi a inseguirlo per anni tra cataloghi fiammati e aste silenziose.

 

 

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