"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

“L’intuizione” e “L’insinuazione” figli di uno stesso padre

 

Il giallo politico anonimo di Bertani che continua a inquietare

Ci sono libri che nascono già con un’aura di sospetto, come se fossero arrivati sul mercato da una zona d’ombra. L’intuizione e L’insinuazione, pubblicati da Bertani di Verona rispettivamente nel dicembre 1982 e nel febbraio 1984, appartengono proprio a questa categoria: romanzi anonimi, fantapolitici, immersi negli anni di piombo, nei segreti del terrorismo italiano e nelle sue possibili regie occulte.

Il primo volume, L’intuizione, è il più celebre dei due e anche quello che ha lasciato la scia più lunga. Stampato nella collana Libreria Bertani, con copertina disegnata da Gek Tessaro, si presenta come un romanzo di finzione politica che ripercorre il terrorismo degli anni Settanta e propone l’ipotesi di un “grande vecchio” capace di tirare le fila dei gruppi armati. Il protagonista è il professore di filosofia Giangi Peltrinelli, figura che già nel nome richiama ironicamente e inquietamente il mondo editoriale e la traiettoria di Giangiacomo Feltrinelli, e che attraverso la sua indagine ricostruisce gli snodi principali della stagione del terrore, dal rapimento Moro fino al sequestro Dozier.

La genesi del libro contribuisce al suo alone di mistero. Secondo quanto riferisce Giorgio Bertani nell’introduzione, il dattiloscritto gli arrivò nell’estate del 1982, accompagnato da istruzioni molto precise su come contattare l’editore e su come procedere eventualmente alla pubblicazione. L’anonimo autore, insomma, non si limitava a proporre un testo: sembrava conoscere bene l’ambiente politico, la vita redazionale e il funzionamento stesso del mondo editoriale. Non a caso Bertani, intervistato dal Resto del Carlino, dichiarò che per un attimo aveva persino pensato a Feltrinelli come possibile autore nascosto.

Il romanzo è ambientato soprattutto a Brescia e prende avvio il 16 marzo 1978, giorno del rapimento Moro, per chiudersi il 17 dicembre 1981, data del sequestro del generale Dozier. L’effetto è quello di una cronaca parallela e deformata degli anni di piombo, in cui i nomi reali e i fatti storici vengono assorbiti in una macchina narrativa di sospetto, analogie e allusioni. Il “grande vecchio” individuato dal protagonista è 2G, un famoso editore che avrebbe inscenato la propria morte nel 1972 per continuare a dirigere i gruppi armati dalla clandestinità. È un’idea narrativamente potentissima, perché mescola storia politica, editoria militante e mito complottista con una disinvoltura che ancora oggi lascia il segno.

Il seguito, L’insinuazione, esce nel febbraio 1984 sempre per Bertani, nella collana Libreria Bertani 4, per 216 pagine. È la prosecuzione diretta della storia anonima iniziata con L’intuizione e riparte dal 22 dicembre 1981, subito dopo la morte del professor Giangi Peltrinelli, per chiudersi nella tarda estate del 1983. Anche qui il tono resta quello di un thriller politico in forma di romanzo d’ombre, con un lessico che sembra voler proseguire il gioco della doppiezza: il titolo stesso, L’insinuazione, suggerisce qualcosa che si infiltra, che corrode dall’interno, che non si mostra mai del tutto.

Le due opere funzionano anche come documento di una stagione editoriale precisa. Bertani non era un editore qualsiasi: il suo catalogo rifletteva un forte intreccio fra militanza, sperimentazione e attenzione ai linguaggi del conflitto politico. In questo contesto, un testo come L’intuizione poteva nascere tanto come provocazione letteraria quanto come oggetto ai margini di ambienti eversivi. E proprio questa ambivalenza rende ancora oggi i due volumi interessanti: non sappiamo con certezza se l’anonimo autore fosse un militante, un giornalista, un uomo d’editoria o un narratore che conosceva bene il materiale che stava maneggiando. Sappiamo però che Bertani lo descriveva come un “profondo conoscitore, comunque, della politica italiana del terrorismo, ma non solo; esperto anche dell’editoria, e in particolare della vita redazionale di una casa editrice a me vicina negli affetti”.

Sul mercato antiquario, L’intuizione è ormai un titolo ricercato. Le segnalazioni di librerie specializzate lo collocano nella fascia dei libri rari di editoria politica e narrativa di area militante, con copie che non compaiono di frequente e che, se ben conservate, possono spuntare cifre interessanti. Non siamo davanti a una rarità assoluta da collezione museale, ma a un libro che gode di una doppia domanda: quella degli appassionati di terrorismo e anni di piombo, e quella dei collezionisti di Bertani e dell’editoria “eretica” del secondo Novecento. L’insinuazione è meno noto ma completa il quadro e, proprio per questo, è spesso il volume che un collezionista cerca per chiudere la coppia.

Il valore collezionistico dei due libri sta soprattutto nella loro natura di oggetti di frontiera. Sono romanzi, sì, ma romanzi che sembrano usciti da un dossier, da una redazione militante o da una cassaforte di sospetti. La copertina di Gek Tessaro per L’intuizione aggiunge poi un ulteriore interesse bibliografico, perché lega il volume anche alla storia grafica e illustrativa dell’editoria indipendente degli anni Ottanta. Per chi colleziona editoria politica, narrativa anonima, libri-inchiesta e rari Bertani, questi due titoli sono tasselli da non sottovalutare.

 

Le valutazioni sul mercato

Le copie in vendita su eBay o nei circuiti dell’usato specializzato tendono a muoversi su quotazioni molto variabili, perché qui contano moltissimo la presenza della sovraccoperta, lo stato della legatura e il fatto che il volume sia singolo o accoppiato con altri Bertani della stessa stagione. In generale, L’intuizione è il più ambito e può raggiungere quotazioni più alte; L’insinuazione segue a ruota, soprattutto se il collezionista vuole ricomporre la serie completa. La forbice delle copie in vendita? Ampia. Si va dai 25-30 euro ai 75-100 euro per ciascun volume, con valutazioni più sostenute per L’insinuazione. Dati al luglio 2026.

Il consiglio per il cacciatore di libri è di non guardare solo al prezzo, ma alla coerenza del lotto. Un esemplare ben conservato, con copertina integra e senza segni di usura pesante, ha certamente più appeal di un libro molto economico ma malridotto. Qui il valore non è solo nella rarità, ma nel fascino narrativo e politico dell’oggetto.

 

 

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