Un’automobile, cinque viaggiatori e la Libia del 1912
di Livio Codato
Leopoldo Barboni (1848-1921), emerito docente e scrittore toscano, fu autore di saggi storici e opere narrative per adulti e ragazzi. In piena età giolittiana mise mano a una quadrilogia che aveva per protagonista un’automobile e i suoi occupanti: il colonnello a riposo Epaminonda Brunelleschi, il suo servo Mucillaggine e i tre nipoti Lapo, Bindo e Mario.
Gli ineffabili cinque intraprendono una serie di viaggi a bordo di Patria, una modernissima automobile dotata di ogni comfort. Si comincia con Patria. Viaggio in automobile traverso l’Italia, con 19 disegni di A. Piattoli e 6 fotoincisioni. Libro per ragazzi, Biblioteca azzurra, Bemporad, 1906, p. 271, lire 2,50.
Due anni dopo esce Mucillaggine in Sicilia. Viaggio in automobile traverso l’Italia (séguito a Patria), con 20 acquarelli di G. Piattoli e 34 fotoincisioni. Libro per ragazzi, Biblioteca azzurra, Bemporad, 1908, p. 305, lire 2,50.
Un anno dopo ancora, ecco A frullo per l’alta Italia (séguito a Patria e a Mucillaggine in Sicilia), con 8 acquarelli di G. Piattoli e 96 fotoincisioni, Biblioteca azzurra, Bemporad, 1909, p. 379, lire 2,50. Da notare la stabilità finanziaria del Paese e l’inflazione a zero: passano gli anni, ma i libri mantengono lo stesso prezzo.
Nell’ottobre del 1914, pochi mesi dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale e a sette mesi dall’entrata in guerra dell’Italia, ritroviamo i nostri amici e la loro bella Patria in viaggio verso la nuova colonia italiana: Patria in Libia. Con 8 illustrazioni di G. Piattoli, Biblioteca Bemporad per i ragazzi, Bemporad, 1914, p. VIII-263.
Un punto di svolta!
Questo volume suscita un certo interesse perché può essere considerato l’ultima pubblicazione, in ordine cronologico, di narrativa coloniale dell’età giolittiana; la letteratura del genere africanista riprenderà poi le mosse dopo la cessazione del conflitto, a partire dal 1919. Cominciamo col dire che si tratta di eleganti tascabili rilegati, con belle copertine in stile liberty, raffinati elementi decorativi in seconda e terza di copertina e in antiporta, stampati su ottima carta, che a distanza di più di un secolo è ancora fresca, e con splendide illustrazioni dei fratellastri Arrigo Piattoli e Gualtiero Piattoli.
L’eleganza di questi volumetti la ritroviamo anche nella prosa dell’autore, tutta all’insegna dell’ironia toscana, con un vocabolario ricchissimo di toscanismi, il quale mette a dura prova il lettore e ci costringe a chiederci se i ragazzi di allora fossero in grado di barcamenarsi agevolmente tra le facezie lessicali del buon Barboni.
A titolo di esempio e in ordine sparso: cappiottatore, stambugio, gozzoni e sergozzoni, treppicchìo, biascia, stacchettare, confricare, scamonea, prillare, mantrugiato, arramaccio, riibisciare, biasciucchiamenti, bùccole, gargana, strinta, guacciolo, pescolona, rimugliare, allucignolato, alloppiamento, smammolare, sguizzeri, calandra, razzare, brogliotti, sgambilare, andà na.
Non ci si spaventi: a tratti va un po’ meglio. Comunque, l’avventura africana dei nostri eroi inizia l’1 maggio 1912 a Firenze, in piena bagarre tra antimilitaristi e nazionalisti, con scontri, tafferugli, manifestazioni, risse e botte da orbi. Il conflitto è in pieno svolgimento e l’esito è ancora incerto.
L’indignato tenente colonnello Epaminonda Brunelleschi, acceso patriota e granitico nazionalista, decide di partire con la sua ciurma in auto per la Libia, come fosse una scampagnata. Partenza l’1 luglio 1912, a scuole chiuse, e arrivo a Tripoli il 6 luglio.
Dallo sbarco cominciano le avventure dell’equipaggio in Tripolitania. Non si pensi a situazioni solamente comiche — ci sono anche queste, innescate dal personaggio buffonesco del servo Mucillaggine, una sorta di Arlecchino ghiotto e arruffone —, ma c’è spazio anche per la rievocazione di tragici episodi, come il massacro delle truppe italiane a Sciara-Sciat, il culto della memoria della civiltà romana in terra africana, con la visita a Leptis Magna, e altri momenti e incontri destinati ad accrescere l’amor patrio dei nipoti del tenente colonnello e, tramite loro, dei giovani lettori italiani.
Riusciranno i nostri eroi a tornare con la loro adorata Patria a Firenze? Vedremo. Intanto accompagniamo l’allegra combriccola a zonzo tra le vie di Tripoli:
Con l’incalzare del pomeriggio e del maestrale, fra le 4 e le 5, le vie cominciavano a dare un maggior segno di vita. Brigate di soldati d’ogni arma, allegri e chiassosi nell’esuberanza della gioventù e della fede nel proprio valore; gruppi d’arabi gesticolanti, qualche araba infagottata da capo a piedi, mostrante soltanto gli occhi d’aquila, che potevano darle tanto sedici che ottant’anni, perché là , tranne gli occhi son bruttissimi per corrosìo oftalmico, tutti gli occhi son belli da parer colpi di fucile carichi a palla; asini trotterellanti con su a bisdosso il cavaliere sciamannato, a gambe e piedi nudi, o instivalati di fango fino a mezzo stinco; capre attaccate a qualche carrettello o addirittura libere e fastidiosissime perché insinuantisi tra le gambe dei concittadini e anche dei non concittadini senza nemmeno alzare le corna e domandare se è permesso; passerottai di arabetti d’ambo i sessi, di due, tre, quattro anni, aborrenti foglie di fico e strisce di canevacci, accoccolati in cerchio davanti a qualche botteguccia o rincorrentisi fra le pozzanghere di qualche viuzza sterrata; sciami di altri arabetti per metà vestiti carnevalescamente e per l’altra metà spogliati adamiticamente, e altrettanti sciami di fachini o fannulloni, tutti chiedenti il soldo o offerenti servizii, ma subito respinti da un coro di barra! balck! e da un subitaneo svettare di frustino.
Niente male, davvero niente male…
Nota: ho mantenuto il testo e il lessico storico dell’originale, compresi termini oggi desueti o connotati, perché fanno parte della voce narrativa e della testimonianza dell’epoca. Ho rimosso virgolette, corsivi e riferimenti tecnici alle immagini presenti nel documento.
Disponibilità dei volumi (sempre aggiornato)
