Quando Carnera non era ancora campione del mondo: una rarità del 1932
MILANO, 1932. Prima del titolo mondiale, prima dell’apoteosi romana, prima che il suo corpo gigantesco diventasse un’immagine utilizzabile dal regime, Primo Carnera era già un fenomeno di massa. Un pugile friulano alto due metri e cinque centimetri, nato a Sequals nel 1906, emigrante, artista da circo, atleta ancora tecnicamente imperfetto ma divenuto in breve tempo una figura mitica nel pugilato europeo e americano.
Nel 1932 – dunque prima della vittoria su Jack Sharkey che il 29 giugno 1933 gli avrebbe consegnato il titolo mondiale dei pesi massimi – esce a Milano una monografia oggi praticamente introvabile: Primo Carnera: l’uomo, il pugilatore, di Carlo Borghi, per i tipi de La Tipotecnica.
Il personaggio Carnera non si esaurisce, naturalmente, nel record sportivo. La sua vicenda è uno dei più efficaci esempi di costruzione novecentesca del mito atletico: il ragazzo poverissimo di Sequals, l’emigrante formato fra Francia e Stati Uniti, il gigante di spettacoli circensi trasformato in pugile professionista. Negli Stati Uniti diventò l’Ambling Alp, la montagna che cammina; in Italia fu presto investito di valori patriottici, virili e nazionali.
Il fascismo colse con prontezza la forza propagandistica di quel corpo fuori misura. Dopo la conquista mondiale del 1933, Carnera fu elevato a emblema della forza italiana e avvicinato alla retorica dell’uomo nuovo fascista; la stampa di regime e le cerimonie pubbliche trasformarono le sue vittorie in un’affermazione simbolica dell’Italia mussoliniana. Non fu, però, soltanto un’icona passiva e levigata: dietro il mito restavano le ambiguità del pugilato professionistico dell’epoca, gli interessi dei manager, la pressione dello spettacolo e le zone d’ombra che accompagnarono molti suoi incontri.
Proprio per questo il volume di Carlo Borghi è interessante. È nato nel momento in cui il “fenomeno Carnera” non era ancora diventato il campione del mondo e l’eroe sportivo codificato dalla propaganda. Il 1932 coglie il pugile in una fase decisiva, quando la leggenda è già ben avviata ma non ha ancora raggiunto il suo vertice. Nella bibliografia del Dizionario Biografico dei Friulani, il libro compare prima del fascicolo celebrativo Carnera campione del mondo di pugilato, pubblicato da Rizzoli nel 1933: una posizione cronologica che ne conferma il carattere precoce nel panorama librario dedicato al pugile.
La scheda bibliografica è essenziale ma eloquente:
Carlo Borghi, Primo Carnera: l’uomo, il pugilatore. Milano, La Tipotecnica, 1932
Centosei pagine illustrate, dunque, per raccontare un uomo che iniziò come meraviglia fisica e sarebbe diventato un simbolo collettivo. L’editore, La Tipotecnica, è il punto più enigmatico della vicenda: una sigla milanese che non gode oggi della riconoscibilità dei grandi editori sportivi e popolari degli anni Trenta. Anche questa marginalità editoriale aiuta a spiegare la fragilità della sopravvivenza bibliografica del volume.
E veniamo al punto che interessa i cacciatori di libri. Primo Carnera: l’uomo, il pugilatore è da considerare un libro di grandissima rarità. Secondo le verifiche di mercato e catalografiche disponibili per questa segnalazione, il titolo non risulta comparso negli ultimi venticinque anni su Maremagnum, né è attualmente rintracciabile nel normale mercato secondario. In OPAC SBN risulterebbero soltanto due localizzazioni: una alla Biblioteca civica di Belluno, l’altra alla Biblioteca Sportiva Nazionale di Roma; non ne risultano esemplari presso le Biblioteche nazionali centrali.
A rendere il quadro ancora più significativo vi è un esemplare accertato in una importante raccolta privata milanese, quella del collezionista R. G.. Quando un libro è quasi assente dai cataloghi pubblici, non emerge nelle banche dati commerciali e sembra sopravvivere soprattutto in raccolte private, la valutazione non può ridursi a un listino: dipende dall’apparizione effettiva di una copia, dalla completezza, dalla qualità delle illustrazioni, dallo stato di conservazione e, soprattutto, dall’interesse di chi colleziona boxe, fascismo, cultura popolare e iconografia sportiva del Novecento.
Un libro da tenere d’occhio. O, più realisticamente, da aspettare con pazienza: perché certi titoli non si trovano cercandoli. Riappaiono quando meno te lo aspetti.
Nota critica – La formula “prima monografia” è plausibile e coerente con la cronologia conosciuta – il volume precede la pubblicazione Rizzoli del 1933 – ma sarebbe più rigoroso scrivere una delle primissime monografie italiane su Primo Carnera, salvo reperire una bibliografia sportiva esaustiva che ne certifichi il primato assoluto.
Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)
[Si ringrazia R.G. di Milano per la segnalazione]




