"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Prima che sparisca: il Dante di Guglielmo Gorni

 

Venticinque anni non sono molti nella vita di un libro. Eppure provate a cercare oggi (settembre 2026) Dante prima della Commedia di Guglielmo Gorni, pubblicato da Cadmo nel 2001. Le biblioteche, naturalmente, lo possiedono. Gli studiosi continuano a citarlo. In rete se ne trovano riferimenti e perfino alcuni capitoli in formato digitale. La copia cartacea, invece, non è più un incontro così scontato.

 

Il libro appartiene a una categoria che il mercato dell’usato tratta in maniera piuttosto imprevedibile: la saggistica accademica specialistica pubblicata da piccoli editori. Volumi che al momento dell’uscita interessano soprattutto università, studiosi e studenti, che difficilmente conoscono grandi tirature e che, una volta esauriti, possono impiegare parecchio tempo prima di riaffacciarsi sul mercato.

Nel caso di Dante prima della Commedia c’è però qualcosa in più. L’autore è Guglielmo Gorni, e per chi si occupa seriamente di Dante Alighieri non si tratta certo di un nome secondario.

 

Chi era Guglielmo Gorni

Nato nel 1945 e scomparso nel 2010, Guglielmo Gorni è stato uno dei più importanti filologi italiani della seconda metà del Novecento. Dopo gli studi a Pavia e l’inizio della carriera accademica a Firenze, nel 1977 approdò all’Università di Ginevra, dove avrebbe insegnato per venticinque anni. Successivamente occupò la cattedra di Filologia della letteratura italiana all’Università La Sapienza di Roma.

I suoi interessi spaziavano dalla letteratura medievale al Rinascimento, ma Dante rappresentò uno dei punti centrali della sua attività scientifica. Particolarmente importante, e non priva di discussioni tra gli specialisti, fu la sua edizione critica della Vita Nova, pubblicata nel 1996. Gorni rimise mano a una tradizione editoriale che per gran parte del Novecento aveva avuto come riferimento l’edizione di Michele Barbi del 1921, proponendo tra l’altro una diversa articolazione interna dell’opera. Quando nel 2001 uscì Dante prima della Commedia, dunque, il nome dell’autore aveva già un peso considerevole negli studi danteschi.

 

Prima della Commedia

Il titolo è molto preciso. Il protagonista è Dante, ma non principalmente il Dante dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso. Gorni concentra l’attenzione sul poeta precedente e, soprattutto, sulla formazione letteraria e filologica che conduce verso la Commedia.

Il volume raccoglie studi precedentemente pubblicati, riorganizzati in un libro di 289 pagine. La natura di raccolta è confermata anche dalla scheda digitale dell’opera conservata da Torrossa. Scorrerne l’indice permette di capire immediatamente quale sia il terreno sul quale Gorni si muove. Dopo una premessa, si comincia con Guittone e Dante. Seguono Guido, i’ vorrei che, Manetto ed io, Paralipomeni a Lippo, Lacuna e interpolazione, “Paragrafi” e titolo della “Vita Nova”, “Vita Nova”, libro delle “amistadi” e della “prima etade” e altri studi dedicati alla poesia, alla tradizione testuale e all’ambiente letterario del giovane Dante.

Non siamo quindi davanti a un libro introduttivo sulla vita di Dante. È un volume di filologia e critica testuale, nel quale manoscritti, lezioni, attribuzioni, metrica, tradizione e rapporti fra i poeti diventano strumenti per ricostruire il laboratorio dantesco precedente alla grande opera. Ed è proprio questo che spiega perché, a tanti anni di distanza, il libro non sia stato dimenticato.

 

Da Guittone alla Vita Nova

Uno dei fili che attraversano il volume riguarda il rapporto fra Dante e la tradizione poetica che lo precede e lo circonda. Ci sono Guittone d’Arezzo, Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni e quel complesso territorio poetico che siamo abituati a raccogliere sotto l’etichetta di Dolce Stil Novo. Ma Gorni lavora da filologo. Le categorie generali gli interessano fino a un certo punto: ciò che conta sono i testi.

Persino un componimento celeberrimo come Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io diventa un problema filologico. Non è un caso che uno dei capitoli del libro compaia nell’indice con il titolo Guido, i’ vorrei che, Manetto ed io. Dietro una variazione apparentemente minima si apre un problema di identificazioni, tradizione manoscritta e storia del testo. Ed è forse questo il modo migliore per capire che genere di libro abbiamo davanti: Gorni non racconta semplicemente il giovane Dante, cerca di ricostruirlo attraverso ciò che i testi e la loro trasmissione permettono realmente di sapere.

 

La Vita Nova al centro dell’indagine

Un’attenzione particolare è riservata alla Vita Nova, terreno sul quale Gorni aveva compiuto uno dei suoi interventi filologici più importanti. Due titoli dell’indice sono già eloquenti: “Paragrafi” e titolo della “Vita Nova” e “Vita Nova”, libro delle “amistadi” e della “prima etade”. Qui entrano in gioco problemi che possono apparire minimi al lettore comune ma che diventano decisivi quando si tenta di stabilire che cosa fosse realmente un testo medievale prima che secoli di edizioni lo trasformassero nel libro che siamo abituati ad avere davanti.

Divisioni, paragrafi, titoli, varianti, rapporti fra prosa e poesia: il Dante che leggiamo è anche il risultato della storia materiale attraverso la quale i suoi testi sono arrivati fino a noi. È uno degli aspetti che rendono Gorni particolarmente interessante anche per chi ama i libri come oggetti bibliografici e non soltanto come contenitori di testi.

 

Un libro che inaugurava una collana

C’è poi un particolare editoriale da non trascurare. Dante prima della Commedia non fu semplicemente uno dei titoli pubblicati da Cadmo. Fu il numero 1 della collana “I saggi di Letteratura italiana antica”, identificata anche dall’ISSN 1594-5499. È un dettaglio che acquista interesse bibliografico.

Nella stessa iniziativa editoriale apparve “Chiosar con altro testo”. Leggere Dante nel Trecento di Zygmunt G. Barański. Una recensione apparsa nel 2002 sui Quaderni d’italianistica sottolineava proprio come fosse appropriata la scelta di Cadmo di inaugurare la nuova serie con i volumi di Gorni e Barański: letti insieme, i due libri offrivano una sorta di prologo ed epilogo alla lettura della Commedia, occupandosi rispettivamente del contesto che la precede e della sua ricezione trecentesca. Una scelta editoriale tutt’altro che casuale.

 

Cadmo, un editore da riscoprire

Cadmo operava a Fiesole, nell’area fiorentina, e costruì una parte importante del proprio catalogo nel settore umanistico e accademico. Per una pubblicazione come questa la dimensione dell’editore è importante anche quando si tenta di valutarne oggi la reperibilità. Non si trattava di un titolo destinato alle pile delle librerie generaliste, ma di un libro rivolto principalmente a italianisti, filologi, biblioteche universitarie e studenti di livello avanzato. Questo non autorizza però a inventare una tiratura. Non risulta infatti disponibile un dato documentato sul numero di copie stampate nel 2001. Dire che l’edizione ebbe una tiratura di poche centinaia di esemplari sarebbe suggestivo, ma al momento non dimostrabile.

Meglio attenersi a ciò che sappiamo. Il libro uscì in brossura, conta 289 pagine, misura 21 cm, porta l’ISBN 88-7923-232-0 e inaugura la collana I saggi di Letteratura italiana antica. I dati coincidono fra il catalogo bibliografico e le registrazioni internazionali.

 

Un libro discusso subito dagli specialisti

Un buon indizio sull’importanza di un saggio accademico è osservare ciò che accade subito dopo la pubblicazione. E Dante prima della Commedia non passò inosservato. Nel 2002 Mary Alexandra Watt ne discusse sui Quaderni d’italianistica, insieme al volume di Barański. La recensione occupava le pagine 199-202 del volume 23, numero 1 della rivista. Il libro fu inoltre recensito nel 2003 da Daniele Piccini su Aevum, con una discussione dedicata alle questioni ermeneutiche, filologiche e storico-letterarie affrontate da Gorni.

Compare anche fra le recensioni censite da Tenzone, rivista specializzata in studi danteschi, nel 2002. La ricezione, dunque, non fu effimera. Dante prima della Commedia entrò immediatamente nella discussione scientifica internazionale su Dante.

 

Vent’anni dopo è ancora in bibliografia

C’è un dato ancora più significativo. Un libro accademico può essere recensito al momento dell’uscita e poi invecchiare rapidamente. Non sembra essere successo a questo. Nel programma 2023-2024 dell’insegnamento di Letteratura e filologia dantesca dell’Università di Bologna, Dante prima della Commedia figura ancora tra le letture proposte agli studenti, accanto a lavori di Enrico Fenzi, Manuele Gragnolati, Giuseppe Ledda, Lino Leonardi e altri specialisti contemporanei.

Compare inoltre nelle bibliografie di progetti accademici dedicati alla tradizione dantesca. Per un libro pubblicato nel 2001 non è un dettaglio secondario. La sua domanda potenziale non dipende quindi soltanto dal collezionismo: esiste ancora una ragione concreta di studio per cercarlo. Ed è proprio questa circostanza che può rendere interessante un volume fuori commercio.

 

Raro? Andiamoci piano

Arriviamo alla domanda che interessa maggiormente il cacciatore di libri. Dante prima della Commedia è raro? Per ora userei questa parola con cautela. La ricerca sul mercato internazionale dell’usato (settembre 2026) fa emergere almeno una copia chiaramente identificabile su eBay e un’altra su Amazon, a cifre che superano il tetto dei 100 euro. Non sarà rarissimo, ma di certo l’attenzione su questo titolo è al massimo e nessuno sembra volersene privare a quotazioni da mercatino dell’usato.

 

Perché potrebbe diventare interessante

Non farei previsioni di prezzo. Nei libri accademici moderni basta pochissimo perché la situazione cambi: una ristampa, una nuova edizione o il ritrovamento delle giacenze di un libraio possono far comparire improvvisamente parecchie copie. Ma Dante prima della Commedia presenta una combinazione degna di attenzione. È opera di un filologo importante. Riguarda Dante, quindi un settore nel quale esiste un collezionismo bibliografico autonomo. È pubblicato da un editore specialistico. È il numero 1 di una collana. Non sembra abbondare sul mercato. Ha avuto una ricezione critica documentata. E, soprattutto, continua a essere utilizzato dagli studiosi.

Sono caratteristiche assai più significative di un prezzo elevato comparso occasionalmente su Internet. Il valore collezionistico di un libro moderno, infatti, non nasce dal prezzo che qualcuno decide di scrivere accanto a un’inserzione. Nasce dall’incontro fra scarsità, domanda, importanza dell’autore, rilevanza dell’opera e difficoltà di sostituzione dell’edizione. In questo caso alcuni di questi elementi ci sono già. Altri andranno verificati nel tempo.

 

Il Dante che viene prima

Resta infine il libro. Dietro la questione della reperibilità c’è un’opera che conserva una sua precisa identità. Dante prima della Commedia prova a osservare il poeta quando la Commedia ancora non esiste, o almeno non domina tutto ciò che sappiamo di lui.

C’è il Dante delle Rime, della Vita Nova, delle amicizie poetiche, delle polemiche, degli esperimenti metrici e linguistici. Ci sono Guittone, Guinizzelli, Cavalcanti. Ci sono manoscritti, copisti, varianti e attribuzioni. E c’è soprattutto il metodo di Guglielmo Gorni, che non tratta questi testi come reliquie immobili ma come oggetti che hanno attraversato una storia materiale complessa prima di arrivare sulla nostra scrivania.

Forse è una buona ragione per guardare con un po’ più di attenzione anche a questo piccolo volume Cadmo del 2001. Prima che diventi più facile incontrarlo in una bibliografia che sullo scaffale di un libraio.

 

 

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