"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

George Orwell (1903-1950), oltre ad essere uno degli autori più importanti del ‘900, è anche fonte di innumerevoli spunti per il bibliofilo e il collezionista di libri rari. Le sue prime edizioni, sono state e vengono costantemente studiate in tutto il mondo. In particolare “La fattoria degli animali” è il suo libro più apprezzato e ricercato nelle edizioni di pregio. Al contempo è anche tra quelli che offrono i maggiori spunti di discussione e dibattito.

 

La fattoria degli animali

 

È una satira contro il regime comunista. Gli animali di una fattoria, stanchi della supremazia dell’uomo, lo scacciano e si organizzano sulla base di un governo democratico che, nel volgere di pochissimo tempo, diventa una ferrea dittatura.

La prima edizione fu ritardata dal precedente editore di Orwell, ossia Gollancz di Londra. Il libro sarebbe stato pronto per la pubblicazione già nel 1944, ma vide la luce soltanto nell’agosto del 1945 per merito dell’editore Seckerand Warburg. Molto si è scritto sui motivi del ritardo del primo editore, che furono essenzialmente politici – L’Unione Sovietica era in quel momento un alleato strategico e il libro, ambientato in quel paese, fu giudicato sarcastico e sprezzante.

Ad ogni modo, il ritardo accumulato lascia aperta un’ipotesi molto suggestiva, che il libro possa essere infatti stato stampato in lingua russa addirittura in anticipo rispetto alla prima edizione inglese. Tutto questo, ovviamente, all’insaputa e senza il permesso dell’autore.

Se così fosse, si tratterebbe di una edizione cosiddetta Di-Pi. Le edizioni Di-Pi (dette “dipiane”) sono un fenomeno degli anni che vanno dal 1944 al 1951 e riguarda gli sfollati cittadini russi ostili al regime di Stalin – scacciati dalle loro case – che si erano riversati nei paesi limitrofi, segnatamente in Germania.

 

 

Gli sfollati, in attesa dei visti per entrare nei loro nuovi paesi di destinazione, soggiornavano nei campi profughi e, vivendoci per anni, avevano tutte le necessità umane, tra cui quella di leggere libri nella loro lingua. Così facendo, finirono per alimentare un tipo di editoria “di necessità” (più che clandestina) che sfornò centinaia di titoli. Non tutti questi libri sono memorabili, di certo si può dire che oggi sono diventati rarissimi.

Difficilissimo imbattersi in qualcuno di loro, perché quando gli sfollati ottenevano le autorizzazioni necessarie, soprattutto quelli in partenza per il Canada o gli Stati Uniti, spesso avevano a disposizione solo 50 kg di bagaglio pro capite e i libri era la prima cosa che veniva sacrificata. Quindi per la maggior parte sono stati distrutti o abbandonati.

Tra le edizioni “dipiane” è saltata fuori una edizione de La fattoria degli animali (Skotskiy Kutor) senza data ma che alcuni esperti ipotizzano stampata nel 1944 (Figura 4). Il che la collocherebbe al primo posto assoluto nella cronologia delle edizioni di questo libro.

 

Potrebbe davvero essere la prima mai realizzata. Il condizionale è però d’obbligo. La maggior parte degli studiosi o non conosce le edizioni Di-Pi o – pur conoscendole – non le ammanta di alcuna ufficialità. Quindi al momento l’ipotesi è solo una congettura. Una pura suggestione.

 

Oltretutto, una lettera di Gleb Struve (editore e traduttore russo) ad Orwell una settimana dopo l’uscita della prima edizione inglese sembrerebbe smentire l’ipotesi.

Ufficialmente la prima edizione del libro di Orwell è quella dell’editore londinese Seckerand Warburg del 1945 (Fig. 1), seguita l’anno successivo, da quella americana (Fig. 2) e da quella in lingua tedesca (ma stampata a Zurigo) (Fig. 7). La prima edizione italiana è della Mondadori (1947) (Fig. 3); stesso anno per una stupefacente edizione ucraina stampata probabilmente a Neu Ulm in Germania (anche questa è una edizione Di-Pi). Rarissima (Fig. 5).

Sono note anche edizioni russe e ungheresi clandestine (i cosiddetti samizdat), spesso non recanti l’anno di stampa e difficilmente catalogabili. Molto quotate le edizioni inglese e americana, con valutazioni che arrivano a 15.000 €.

 

 

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