"Avete fatto caso che gli unici roghi della storia riguardano libri e streghe?"

 

La prima edizione italiana di Revolutionary Road non si intitola così.

 

Prima edizione italiana (Milano, V. Bompiani, 1964)

I non conformisti, di Richard Yates (Milano, Valentino Bompiani, 1964).

 

di Alessandro Brunetti

 

Discutevo con la mia amica Serena di Stoner di John Edward Williams, un romanzo che non amo. E mi è tornato in mente Revolutionary Road, di Richard Yates. Le similitudini sono molte, quasi da rendere i due casi editoriali sovrapponibili. Ma mentre il libro di Yates arrivò in Italia pochi anni dopo la prima edizione assoluta, uscita negli Stati Uniti, Stoner non fu mai pubblicato da noi fino alla sua riscoperta, che passa dalla Francia, nel 2012. Questo ha fatto si che il titolo originale non venisse mai storpiato, cosa comune a tanti romanzi editi negli anni ’60 e importati da noi con un titolo più facile o accattivante. Basti pensare a Il giovane Holden per capire di cosa parlo.

E così quando ho cercato Revolutionary Road nel passato delle traduzioni italiane, mi sono accorto che non esisteva con quel titolo. L’editore aveva deciso di cambiare un po’ i connotati al “romanzo scritto per gli scrittori”, battezzandolo I non conformisti. Un titolo che forse evoca Il conformista di Alberto Moravia. Ma prima di cercare l’edizione italiana mi sono fatto un bel giro tra le prime edizioni Usa e inglesi. Stupendomi, come sempre, delle quotazioni che le first edition riescono a avere sul mercato anglofono. Di sicuro le edizioni in lingua da cercare sono la prima Usa (Little, Brown – Boston 1961), la prima inglese (Andre Deutsch – London 1962) e la prima con soft cover (Dell Publishing – New York, 1983).

E in Italia? Se cercate I non conformisti troverete una discreta quantità di annunci per l’edizione Garzanti del 1966, ma non fatevi ingannare. La vera prima edizione italiana è davvero introvabile. Prima di tutto è Valentino Bompiani l’editore di esordio (lo stesso di Moravia, e il titolo così simile forse non è un caso), che se lo aggiudica nel 1964 e lo pubblica con una copertina molto bella (di cui non ho identificato l’autore), salvo poi farlo cadere nella rete dei tascabili rinunciando a promuoverlo come forse avrebbe meritato.

Certo, vederlo ripubblicato quasi 50 anni dopo e con tirature di successo, nonché con titolo originale, avrebbe sicuramente strappato una battutaccia a Bompiani. Ma forse sono altre le cose che lo potrebbero tormentare, della nostra tormentata editoria.

 

 

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