Emilio Moretto: vivere e morire da ghostwriter
di Livio Codato
Non una foto, né un luogo e data di nascita o di morte. Un disperso della storia e della letteratura. Emilio Moretto nacque verso la fine dell’800 e fu attivo principalmente negli anni 1920-1930, nel periodo in cui esplose la produzione di apocrifi e seguiti salgariani, più o meno ufficiali, dopo la morte di Emilio Salgari nel 1911.
Tutte le sue opere, tranne una, uscirono sotto altre firme perché Moretto fu probabilmente il vero autore (o principale redattore) di diversi romanzi pubblicati però a nome di Emilio Salgari e Luigi Motta, il più noto continuatore dello scrittore veronese.
Tra i titoli attribuiti a Moretto compaiono alcuni romanzi del ciclo malese, i quali, peraltro, sono tra i più fedeli allo spirito dell’autore veronese:
• Addio Mompracem! (Sonzogno, 1924, firmato Salgari-Motta)
• La tigre della Malesia (Sonzogno, 1926, firmato Salgari-Motta)
• Lo scettro di Sandokan (Sonzogno, 1927, firmato Salgari-Motta)
• La gloria di Yanez (Sonzogno, 1927, firmato Salgari-Motta)
Il povero Moretto, che immaginiamo depresso nell’ombra del suo studio, mentre le luci della gloria sfavillavano per Luigi Motta e la memoria di Salgari, a un tratto ebbe un moto di ribellione e intentò causa a Luigi Motta. La causa venne discussa presso il Tribunale Civile di Milano e successivamente in Corte d’Appello del capoluogo lombardo. Moretto sosteneva di essere il vero autore di molti testi firmati da Motta (o da Salgari-Motta) e lo accusava di non avergli pagato i diritti d’autore.
Dopo vari gradi di giudizio, la sentenza fu emessa dalla Corte d’Appello di Milano nel 1928 e diede ragione a Motta. I giudici stabilirono, infatti, che il contributo di Moretto non poteva essere considerato “opera d’ingegno autonoma”; Egli fu inquadrato come un esecutore meramente materiale che lavorava su trame, schemi e direttive forniti da Motta. La Corte sancì che la proprietà letteraria spettava a chi aveva ideato e diretto il progetto editoriale, ridimensionando le pretese di Moretto a semplici prestazioni lavorative dipendenti. Di fatto, la sentenza confermò la prassi dell’epoca per la quale il ghostwriter (il “negro”, come si diceva allora) non aveva alcun diritto sull’opera se agiva sotto la direzione di un altro autore che ne aveva elaborato l’idea originale.
Il processo consolidò un principio legale di quegli anni: chi forniva le linee guida creative era il legittimo proprietario dell’opera, mentre l’estensore materiale veniva considerato un semplice prestatore d’opera. Ciò permise a Luigi Motta di gestire un vero e proprio “studio editoriale”, con diversi altri scrittori e ghostwriter che contribuirono a sfornare decine di romanzi d’avventura (molti dei quali spacciati per collaborazioni “postume” con Salgari); ma diede il via anche a una serie ininterrotta di dispute legali e contrattuali con i figli di Salgari, Omar e Nadir, che lamentavano una gestione dei diritti che li danneggiava economicamente, nonostante avessero inizialmente autorizzato Motta a proseguire i cicli salgariani e quindi a essere universalmente noto come l’erede spirituale del “Padre dell’avventura”.
Dopo la delusione del processo, il desolato Moretto cercò il riscatto e nel 1931 uscì, finalmente a suo nome, per la casa editrice La Lanterna, Addio Mompracem! Grande romanzo d’avventure (p. 262), il quale era già stato pubblicato, da Luigi Motta, per Sonzogno nel 1924 (irreperibile in OPAC SBN) e poi uscito in seconda edizione Sonzogno nel 1929.
Ebbene, in OPAC SBN risulta che una sola biblioteca possieda il volume di Emilio Moretto del 1931 ma non è al momento reperibile. In tutta Italia ce n’è un’unica copia e quell’unico libro è sepolto in un deposito… Sembra che la sorte maligna continui a infierire sul povero Emilio Moretto, uno scrittore che fu e rimane un fantasma che lavorò davvero tanto per nulla…
- L’edizione Viglongo del 1949.
- Stessa edizione ma con un curioso refuso in copertina
- L’edizione C.E.M. del 1945
Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)




