A proposito del saggio di Giuseppe De Lorenzo
di Matteo Noja
Pomeriggio d’estate. Interno di una pasticceria inequivocabilmente austriaca, in una piazza di una città altrettanto inequivocabilmente austriaca. Alcune mosche si aggirano attorno ai tavoli e agli umani che li occupano: più si scacciano, più esse chiamano a raccolta altre simili, con la stessa sfacciata insistenza, la stessa petulante presenza a tormentare gli avventori.
Può sembrare paradossale che un essere tanto piccolo (e universalmente molesto) sia riuscito a conquistare un posto tanto stabile nell’immaginario della civiltà occidentale. Eppure la mosca accompagna l’uomo praticamente da quando esiste una letteratura. Compare nell’epica omerica e nella Bibbia, nelle favole di Esopo e nelle satire di Luciano, attraversa il Medioevo come simbolo del demonio e della corruzione della carne, riaffiora nella poesia rinascimentale e barocca, si insinua nella narrativa moderna, nella pittura, nella filosofia, perfino nella psicoanalisi e nel cinema. Pochi animali, in proporzione alla loro modestissima statura biologica, hanno saputo assumere un numero così sorprendente di significati.
È precisamente da questa apparente sproporzione che prende avvio il libro di Giuseppe De Lorenzo, dal titolo Breve storia letteraria della mosca, recentemente riproposto dalle edizioni Graphe.it (Perugia, 2026, euro 9,50).
Il libro era apparso la prima volta nel 1950 nei “Rendiconti dell’Accademia delle Scienze Fisiche e Matematiche della Società Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti in Napoli” con il titolo Le mosche in descrizioni antiche e moderne. Non ne risultavano ristampe, tranne una, edita a Napoli trentaquattro anni fa, presso Colonnese, edizione che, avendo premesso L’Elogio della mosca di Luciano di Samosata, tradotto da Luigi Settembrini, appare priva di alcuni capoversi. La nuova edizione è magistralmente curata da Maurizio Tarantino che, autore di una dotta voce sugli Insetti (e quindi le mosche) nel Dizionario dei temi letterari (UTET, 2007), restituisce ai lettori un volumetto che nel panorama italiano occupa un posto piuttosto singolare. Non si tratta infatti di un trattato entomologico, né di una semplice raccolta di curiosità letterarie, ma di un itinerario culturale che segue la presenza della mosca attraverso oltre due millenni di civiltà europea, mostrando come un animale comunissimo possa diventare una straordinaria chiave di lettura della storia dell’immaginario.
‘idea potrebbe apparire, a prima vista, eccentrica. La critica letteraria ci ha abituati a grandi temi – il viaggio, l’amore, il paesaggio, il tempo, la memoria – mentre assai più raramente ha rivolto la propria attenzione a figure marginali, apparentemente prive di dignità estetica. Eppure proprio negli ultimi decenni gli studi storico-culturali hanno dimostrato quanto sia fecondo osservare la storia attraverso elementi minimi: un colore, un animale, un oggetto domestico, un alimento, un mestiere, perfino un odore. In questa prospettiva la mosca non è più soltanto un insetto fastidioso; diventa un indicatore privilegiato dei modi con cui le diverse epoche hanno pensato la natura, il corpo, la morte, il peccato, la decomposizione, la perseveranza, la vanità e perfino l’immortalità.
Lo studio di De Lorenzo si colloca precisamente entro questa tradizione di studi, ma possiede una caratteristica che ne costituisce forse il pregio maggiore: non ostenta mai la propria erudizione. L’autore conosce una quantità impressionante di testi, ma evita accuratamente di sommergere il lettore sotto il peso delle citazioni. L’informazione filologica rimane sempre al servizio del racconto. Ne nasce una lettura agile, quasi narrativa, nella quale la competenza dello studioso si accompagna costantemente al piacere della scoperta.
Questa capacità di raccontare rappresenta uno degli aspetti più riusciti del volume. De Lorenzo non procede come un compilatore che accumula testimonianze, ma come un esploratore che invita il lettore a seguirlo lungo un itinerario ricco di deviazioni, incontri inattesi e sorprendenti analogie. La mosca diventa così un filo rosso che attraversa secoli e generi letterari senza mai perdere la propria identità simbolica, pur modificandola continuamente.
In questo senso il libro di De Lorenzo appartiene a quella felice tradizione di studi che dimostrano come non esistano argomenti piccoli, ma soltanto modi più o meno intelligenti di affrontarli. Dietro un insetto apparentemente insignificante si apre infatti una rete vastissima di riferimenti che coinvolge la religione, la filosofia, la medicina, la zoologia, la pittura, la poesia e il folklore. La mosca diventa di volta in volta incarnazione del Male, simbolo della caducità della vita, emblema della tenacia, immagine dell’insistenza, allegoria della decomposizione oppure semplice presenza domestica, osservata con quella minuta attenzione al reale che caratterizza tanta parte della letteratura moderna.
È forse proprio questa pluralità di significati a rendere il volume tanto stimolante. De Lorenzo evita accuratamente ogni interpretazione univoca. La mosca non possiede un solo valore simbolico; ne possiede molti, spesso contraddittori. In alcuni testi è associata al demonio, in altri diventa metafora della vitalità; talora rappresenta la morte, altrove la perseveranza; può evocare il fastidio quotidiano oppure la fragilità dell’esistenza. L’autore segue queste trasformazioni con equilibrio, lasciando che siano i testi stessi a parlare.
Da questo punto di vista il libro costituisce anche una lezione di metodo. Esso mostra come la storia della cultura possa essere raccontata senza ricorrere a grandi costruzioni teoriche. Basta seguire pazientemente le tracce lasciate da un’immagine, da una metafora, da un animale apparentemente insignificante. Alla fine del percorso il lettore scopre che la mosca, proprio in virtù della sua ubiquità, ha finito per riflettere molti degli interrogativi fondamentali dell’uomo: il rapporto con il corpo, con la putrefazione, con il tempo, con il peccato, con la morte e perfino con la memoria.
Completano il volume, a cura di Maurizio Tarantino, una preziosa introduzione utile a scoprire un personaggio complesso come De Lorenzo, eclettico scienziato dai gusti raffinati e colti, capace di lasciarci un saggio sul Vesuvio e i Campi Flegrei, come dell’indagare i capolavori della religione e filosofia orientale; una Antologia di brani dedicati alla mosca, e una Moscografia, cioè una bibliografia (incompleta, necessariamente, come deve essere ogni bibliografia) dedicata agli autori che hanno composto dei testi intorno a questo piccolo ma interessantissimo animaletto.
Disponibilità del libro (sempre aggiornato)
