Il ritorno delle pellicce: un viaggio tra moda, protesta e cambiamenti culturali
di Alessandro Brunetti
Ci sono pubblicazioni che per tanti motivi oggi ci paiono totalmente fuori tempo. I cambiamenti sociali toccano ambiti assai diversi, dalla cultura al costume, dalla religione alla moda.
E proprio di una pubblicazione nell’ambito della moda voglio parlare. Per inquadrare meglio il “mood” del periodo, voglio citare tre momenti ormai storici. Dicembre 1968: alla serata inaugurale della stagione operistica della Scala a Milano, attivisti dei movimenti extraparlamentari di sinistra bersagliano con uova e ortaggi il pubblico in entrata, scagliandosi con particolare veemenza contro le “sciure” impellicciate, per protesta contro il lusso borghese. 1996: Marina Ripa di Meana, nuda, mostra l’unica pelliccia che non si vergogna di indossare. Anni 2000: la lotta alle pellicce modifica del tutto la percezione verso questo tipo di abbigliamento, cancellando quasi totalmente l’industria della pellicceria.
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- indice
Ma dal passato (1979) esce fuori per caso questo libretto, formato simil A5, dal titolo che non lascia dubbi: Come scegliere una pelliccia? (Saga e Swagara, 1979). Sottotitolo: Tante cose utili da sapere prima di un acquisto così importante. Capirete la mia sorpresa, la stessa di mia figlia che ha scoperto che Ragazzo Negro, romanzo di Richard Wright, non aveva un titolo razzista, e la parola negro era di uso comune, anche per la più prestigiosa casa editrice italiana del tempo.
Il libretto ha un uso pedagogico, lo si evince anche dall’indice, e invita le signore a comprare (farsi regalare?), pellicce di brand certificati dalla AIP (Associazione Italiana della Pellicceria).
Ovviamente è presente l’invito a non acquistare pellicce usate, giammai, e in appendice un elenco di tutti i tipi di animali da pelliccia, per il gusto di ogni animalista. Al centro del volume si trovano due pagine pubblicitarie di brand piuttosto noti al grande pubblico, almeno al tempo. Ultima nota, tanto per rimanere in tema di lusso: la stampa fu curata da Nava, oggi una delle società più quotate per il luxury.
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