"la strada percorsa per trovare un libro è il vero scopo della ricerca"

 

Malattia necessaria della penna: riti, manie e ossessioni nel Dizionario del grafomane

 

“Dizionario del grafomane” (Sellerio, 2025) è il grande repertorio narrativo con cui Antonio Castronuovo mette in scena la patologia felice e malinconica di chi vive per scrivere, trasformando 520 pagine in un vero nosocomio delle manie letterarie. È un libro-strumento: dizionario, casellario clinico, atlante di ossessioni e, insieme, autoritratto indiretto di un lettore-scrittore compulsivo.

 

Il progetto del libro

Il volume “Dizionario del grafomane” esce per Sellerio nella collana “La memoria” (ottobre 2025), 520 pagine in formato di dizionario, con voci ordinate alfabeticamente. Castronuovo prosegue idealmente il percorso iniziato con il “Dizionario del bibliomane” (Sellerio, 2021): se là radiografava chi accumula libri, qui ispeziona “il cosmo di chi è nato per compilare pagine e pagine”.

La grafomania è definita come una forza giacente che “logora ogni scrittore dall’interno”, opposta alla bibliomania che agisce tramite l’accumulo esterno di oggetti. Il libro si presenta come “casellario clinico di uno speciale nosocomio: quello degli scrittori”, con una galleria di casi che oscillano fra disciplina ascetica e sregolatezza creativa.

Le “intemperanze letterarie” sono elencate in ordine alfabetico, in forma di brevi ritratti che raccontano “i più insoliti ed eccessivi casi di incontinenza nello scrivere”, nati da “infinite letture”. Da pag. 491 a pag. 498 viene ospitato l’indice di tutti gli scrittori trattati con voce dedicata, vero pannello di controllo del libro: d’obbligo il rimando all’indice degli argomenti, che segue. Queste pagine finali risulteranno per il lettore le più frequentate di tutta l’opera.

L’invito è programmatico: aprire il libro all’indice, “andare a leggere la voce; mettere un segnalibro […] e ripetere l’istruzione fino all’esaurimento del libro che potrebbe corrispondere all’esaurimento della voglia di scrivere, tranne che nei grafomani, i quali staranno già pensando: ‘Smettere? Mai!’”. Il risultato è un testo consultabile a salti, come un dizionario o un breviario privato: ogni voce è un frammento, ma il mosaico complessivo costruisce un’idea coerente della grafomania come condizione esistenziale.

Nel preludio, Castronuovo chiarisce il campo d’indagine:

“Qui si narra di persone che hanno scritto tutta la vita, o che hanno scritto troppo, o che hanno scritto con l’angoscia di non riuscire a compiere qualcosa, oppure infine che hanno scritto animate dall’ambizione”. La definizione che offre del suo lavoro è quella di un “dizionario di fatti e fatterelli, spigolature e minuzie di umore letterario”

dichiarando sin da subito una poetica delle piccole deviazioni e dei dettagli apparentemente minori.

La grafomania è presentata come “condizione esistenziale”: la spinta irrefrenabile a scrivere, “anche a costo della serenità personale”, dove la scrittura diventa insieme vocazione, difesa e forma di follia. Una frase-chiave, riportata nella scheda editoriale, rovescia l’idea consolatoria della letteratura: “un uomo sano, dallo spirito sano, solidamente fondato, ben piantato nella vita, non scrive, nemmeno penserebbe mai di scrivere” (Paul Léautaud), che Castronuovo assume come paradossale norma di reparto.

 

 

Vite di grafomani: alcune voci esemplari

Il libro raccoglie circa 250 aneddoti che illustrano, con tono spesso ironico, ossessioni e rituali degli scrittori, dalle origini della letteratura fino ai contemporanei.

– Thomas Mann, ad esempio, imponeva nella sua casa un silenzio assoluto dalle nove a mezzogiorno, trasformando il mattino in zona sacra della scrittura, e concedendo solo nel pomeriggio il ritorno a voci, risate e squilli di telefono.

– Louisa May Alcott arriva a disciplinare il proprio corpo fino a diventare ambidestra, pur di non affaticare una sola mano: il corpo si piega alla grafomania, la mano diventa strumento intercambiabile della stessa ossessione.

– Franz Kafka, divorato da lavoro e scrittura, non riesce a dormire: la mente continua a girare intorno alle sue storie, mostrando come la grafomania possa occupare anche le ore notturne, alterando il ritmo biologico.

– D’Annunzio, seguendo un noto pensiero di Wilde, [amava dire] “…che il vero scrittore impiega una mattinata per apporre una virgola e un intero pomeriggio per toglierla.”

– La polarità fra continenza e incontinenza appare anche in figure come Nelle Harper Lee, che dopo “Il buio oltre la siepe” pubblica un solo altro libro, quasi per chiudere il conto con la letteratura, o Ernesto Ragazzoni, per il quale il non scrivere diventa a sua volta forma paradossale di libertà.

La casistica include autori metodici e maniaci della revisione, reclusi alla scrivania o, al contrario, dediti al piacere, all’ozio, alla dissipazione: l’unico elemento comune è l’idea che la scrittura occupi il centro di gravità dell’esistenza.

 

Stile, tono e destinazione del “Dizionario”

(immagine generata da I.A.)

La prosa di Castronuovo è descritta dall’editore come “tersa e consapevole”, capace di tenere insieme erudizione e leggerezza, nosografia delle manie e gusto per l’aneddoto brillante. Ogni voce funziona come un piccolo racconto saggistico: qualche dato biografico essenziale, un aneddoto rivelatore, una chiusa spesso ironica in cui la mania diventa figura di destino.

Il libro è pensato per chi ama le vite degli scrittori, i loro riti, le loro fissazioni: una recensione lo definisce “enciclopedia delle follie letterarie” e insieme “ritratto collettivo della fragilità e della grandezza degli autori”.

È anche un testo speculare: chi legge finisce per riconoscere “qualcosa di noi stessi nella fragilità dei grandi autori”, e ogni aneddoto diventa piccolo specchio per lettori e scriventi.

Nella scheda del libro si legge che il volume raccoglie “vite tormentate, allietate da esigue illuminazioni che rifulgono e prontamente svaniscono, facendo però in tempo a restare in un aneddoto”, frase che potrebbe funzionare come vera poetica dell’aneddoto letterario. L’aforisma citato di Léautaud – “un uomo sano, dallo spirito sano, solidamente fondato, ben piantato nella vita, non scrive, nemmeno penserebbe mai di scrivere” – diventa la sentenza che sorveglia, dall’alto, tutto il reparto dei grafomani.

 

La “spigolatura” del cacciatore di libri

copertina scartata

pubblicità originale

L’immagine che campeggia in copertina del libro di Antonio Castronuovo è tratta e ispirata dalla locandina pubblicitaria della Matita Nazionale Presbitero, prodotta tra il 1924 e il 1930, progetto di Roberto Aloi, che Sellerio, con giusta intuizione, ha riproposto e adattato alla propria grafica. In rete qua e là però compare anche una copertina alternativa. L’immagine rappresenta il burattino Pinocchio in ginocchio su alcune carte manoscritte che impugna una matita gigante. Non è balzato fuori, da un esame sommario dei repertori di grafica umoristica e pubblicitaria italiana tra anni Venti e Trenta (ad esempio cataloghi di manifesti o archivi digitali di illustrazione satirica), ma è a questo tipo di produzione e a quest’epoca che dobbiamo sicuramente riferirci.

Possiamo suppore che quest’immagine fosse la prima scelta dall’editore per illustrare la copertina e che all’ultimo momento sia stata sostituita dall’omino Presbitero, quando ormai la prima era stata fatalmente diffusa a diversi siti di vendita online, che non hanno poi aggiornato il dato.

 

 

Disponibilità del libro (sempre aggiornato)

 

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