"Se un libro scompare, magari vuole solo essere lasciato in pace"

Piero Manzoni: l’economia del carnefice, da ciclostilato a libro unico e raro

di Guido Andrea Pautasso

 

L’economia del carnefice, di Piero Manzoni; a cura di G. A. Pautasso (Busto Arsizio, De Piante Editore, 2020).

L’idea del libro nasce in America!

Ciclostilato orig. de “L’economia del carnefice” [coll. G. A. Pautasso, Court. Fondazione Piero Manzoni, Milano]

Durante l’allestimento dell’esposizione dei documenti manzoniani intitolata Piero Manzoni: A Biography Through the Guido and Gabriella Pautasso Collection of Documents, tenutasi dapprima in occasione della mostra Piero Manzoni. Materials of His Time a Los Angeles (14 febbraio – 7 aprile 2019) alla galleria Hauser & Wirth, e successivamente della doppia esposizione Piero Manzoni. Lines e Piero Manzoni. Materials of His Time sempre da Hauser & Wirth, ma stavolta a New York (25 aprile – 26 luglio 2019), pensai che fosse possibile far pubblicare in una veste editoriale nuova uno dei testi meno noti di Piero Manzoni, ossia L’economia del carnefice.

 

 

 

Piero Manzoni liceale [© Fondazione Piero Manzoni, Milano.]

Lo scritto è stato escluso dalle raccolte degli scritti manzoniani sino ad oggi pubblicati, poiché quelli editati sono di intonazione prevalentemente artistica, mentre questo testo è frutto di una breve ma intensa riflessione di natura politico-economica pubblicata da Manzoni stesso al tempo del liceo e quindi molto tempo prima che intraprendesse ricerche artistiche d’avanguardia.

L’idea di riproporre lo scritto mi venne quando, con Irene Stucchi, collaboratrice della Fondazione Piero Manzoni, ci ritrovammo nello spazio del Book & Printed Matter Lab, un ambiente espositivo unico, autonomo in quanto separato dalle mostre ma ad esse collegato, e pensato soltanto per la messa in mostra di documenti e rarità cartacee custodite in apposite bacheche protettive. Nel caso dell’esposizione dedicata a Manzoni sia a Los Angeles che a New York, sulle pareti era presente la biografia, corredata dalle immagini più significative del suo percorso artistico ed esistenziale, e appositamente preparata da Stucchi che, tra l’altro, con me cura la sezione della mia collezione dedicata ai documenti manzoniani.

In particolare ricordo che rimanemmo entrambi colpiti dalla soluzione adottata per esporre i documenti nello spazio newyorkese. Mentre a Los Angeles avevamo avuto a disposizione quattro grandi bacheche quadrate, a New York vi era una sola bacheca, lunga circa cinque metri, costituita da un’unica struttura contenitiva bianca dotata di uno sfondo protettivo in tessuto di feltro nero. A prima vista la paragonammo ad una linea (Manzoni docet) che sembrava staccarsi da terra e che consentiva di distribuire in maniera perfetta dattiloscritti, inviti, cataloghi, locandine delle mostre ed altri ephemera in tutta la sua lunghezza su due fronti contrapposti, garantendo in questa maniera ai documenti la doppia visibilità senza però sacrificare mai il margine, la separazione dal “vicino”.

 

Giovanissimo ma intraprendente

Cop. di “Gioventù Sociale”, Testo orig. di P.M. [© Fondazione Piero Manzoni Milano, Coll. G. A. Pautasso]

Cominciammo allora a posizionare il primo documento della collezione, ovvero il ciclostilato L’economia del carnefice, con il testo scritto e pubblicato da Manzoni quando aveva solo diciassette anni sulla rivista Gioventù Sociale nel maggio 1950. E poi via via aggiungemmo un documento dopo l’altro, sino ad arrivare dalla parte opposta a posare l’ultimo suo scritto intitolato, quasi fatalmente, Piero Manzoni è nato nel 1933. Il destino aveva voluto che il tassello conclusivo dell’esposizione fosse di fatto costituito da un significativo testo dattiloscritto con integrazioni e correzioni manoscritte redatto da Manzoni tra la fine del 1962 e l’inizio del 1963 per sistematizzare in parte le sue creazioni, i suoi gesti artistici, e le sue esposizioni personali e di gruppo. E quella breve biografia artistica venne poi da Manzoni stesso riveduta, corretta per essere pubblicata con il titolo I miei primi Achrome sono del ’57… sulla rivista milanese Evoluzione delle lettere e delle arti nel gennaio del 1963, proprio un mese prima di morire stroncato da un infarto.

Alla fine dell’allestimento ci trovammo dunque di fronte ad una linea continua che collegava in maniera suggestiva tutti i documenti di Manzoni e che, assieme alla biografia disposta lungo le pareti, delineava una sorta di hortus conclusus. Eravamo immersi in uno spazio che palpitava come di vita nuova e fuori dal tempo, dove era racchiuso sia il lavoro intellettuale, sia la ricerca di un artista che, attraverso le sue creazioni, opere “catalogabili” come idee e non come oggetti, e con gesti spiazzanti che vanno oltre la pittura e la scultura, è diventato protagonista assoluto dell’arte mondiale nell’ambito della cosiddetta Nuova Avanguardia novecentesca.

 

Piero Manzoni e la politica

Riv. “Giovinezza nostra” (1952) [ Court. Fondazione Piero Manzoni, Milano; © Bibl. Istituto Leone XIII, Milano]

Al ritorno in Italia mi misi a leggere con attenzione l’articolo L’economia del carnefice, pubblicato su Gioventù Sociale. Organo della Federazione dei G.P.S., rivista ciclostilata espressione dei Gruppi per la Preparazione Sociale (G.P.S. appunto), misconosciuta organizzazione politica diffusa a livello studentesco tra le scuole di formazione cattolica, di cui Manzoni entrò a far parte sino a diventarne uno dei rappresentanti più in vista. Tra l’altro, all’epoca, il liceale Manzoni collaborò pure come redattore a Giovinezza nostra, il bollettino ufficiale dell’Istituto Leone XIII di Milano, e si distinse per l’impegno profuso nel volontariato, partecipando alle attività dell’Associazione San Vincenzo, ente cattolico di assistenza alle persone indigenti, e fu tra “I magnifici ‘marines’ del Leone XIII”, studenti volontari che nel novembre del 1951 portarono soccorso agli alluvionati del Polesine.

Insomma, quello che apparve ai miei occhi era l’evidente engagement politico del giovane Manzoni, non tanto un’adesione ad un modello ideologico specifico, quanto l’espressione di un senso di appartenenza sì ad una realtà politica, però esperita soprattutto dal punto di vista esistenziale e culturale, poiché i valori che fondavano e davano sostanza al suo impegno erano in primis il rispetto dell’individuo, lo spirito di tolleranza e di libertà.

Manzoni visse dunque la politica a livello di impegno sociale più che dal punto di vista ideologico e militante, eppure questo suo modo di essere gli permise di scrivere anche un testo riflessivo come L’economia del carnefice, dove manifestò una certa vivacità polemica disquisendo sull’essenza totalitaristica del Socialismo e sugli errori dell’economia pianificata socialista su basi politico-economiche.

Alcune immagini d’archivio di Piero Manzoni:

Tuttavia occorre ricordare che la passione sui generis per la politica di Manzoni ebbe la durata di un lampo, infatti negli anni trascorsi all’università, cominciò a manifestare il desiderio di fare il pittore; in seguito, alla giornalista Adele Cambria, interrogato su quale fosse la tendenza politica degli artisti del Movimento Arte Nucleare, di cui allora faceva parte verso la fine degli anni Cinquanta, rispose sagacemente: «La politica? Non ha nessun significato per noi, noi viviamo in un mondo avveniristico!».

 

Nasce l’opera: il coinvolgimento di Aldo Spinelli

A seguito della lettura mi confrontai con Rosalia Pasqualino di Marineo, direttrice della Fondazione Piero Manzoni, e assieme decidemmo che era giunto il momento di vedere pubblicate sotto forma di libro le acerbe riflessioni di natura politica ed economica manzoniane. Non si trattava di proporre al pubblico un inedito poiché il testo, anche se poco noto, era già conosciuto dagli appassionati di Manzoni: come precisato da Stucchi nella scheda editoriale del libro, l’immagine del ciclostilato originale infatti era stata riprodotta per la prima e probabilmente unica volta nel catalogo della mostra Milano et Mitologia. Piero Manzoni (Milano, Palazzo Reale 17 giugno – 7 settembre 1997) – dove però si indicava erroneamente il 1952 come anno di pubblicazione dello scritto.

A parte questo interessante aspetto bibliografico, quando riuscii ad aggiungere alla collezione il ciclostilato di L’economia del carnefice, recuperai anche altri due ciclostilati originali di testi pubblicati probabilmente nei numeri successivi della stessa rivista Gioventù Sociale, dove apparve sia l’intervento critico al testo manzoniano di un anonimo lettore, e un frammento della replica di Manzoni che insisteva sia nel sostenere l’indipendenza delle proprie idee e sia nel voler difendere la sua lotta contro tutti i totalitarismi dando un’ulteriore testimonianza della sua volontà di voler partecipare attivamente al progresso e all’evoluzione civile e culturale dell’umanità.

L’economia del carnefice, di Piero Manzoni (Busto Arsizio, De Piante Editore, 2020) [cop. di Aldo Spinelli]

Dal confronto con la direttrice della Fondazione Manzoni venne quindi l’idea di far nascere un piccolo libro, dotato di un apparato critico del sottoscritto e con una scheda editoriale preparata da Irene Stucchi; la scelta dell’editore, data la natura speciale della pubblicazione, cadde su De Piante di Busto Arsizio, casa editrice di pregio il cui motto, «Pochi libri per pochi», sottolinea l’intento di realizzare con meticolosa attenzione volumi stampati e rilegati a mano “come una volta”, con un format editoriale tra il moderno e l’old style.

Per quanto riguardava invece la copertina, ci trovammo subito d’accordo nel voler dare al libro una veste tipografica che valorizzasse le riflessioni di Manzoni e che lo facesse diventare a sua volta un libro d’artista sui generis. Così la Fondazione contattò Aldo Spinelli, artista concettuale, nonché membro dell’OpLePo (Opificio di Letteratura Potenziale, corrispettivo del francese OuLiPo) e vicino a quegli artisti amici di Manzoni che nel 1962 fondarono il Gruppo del Cenobio, collettivo milanese caratterizzato dallo sviluppo di una cosiddetta “corrente segnica” in contrapposizione alle espressioni allora imperanti della Pop Art, dell’arte oggettuale e di quella cinetica.

A Spinelli venne chiesto di realizzare una copertina ad hoc e questi accettò con entusiasmo, anzi spiazzò tutti proponendo un’operazione artistica che fosse significativa rispetto alle opere di Manzoni e basata, seppur a posteriori, su di una sorta di gioco creativo e partecipativo.

 

Piero Manzoni ne sarebbe soddisfatto!

A distanza di settant’anni dalla sua pubblicazione sotto forma di articolo ciclostilato, L’economia del carnefice viene di fatto riproposto in un volume stampato in sole duecento copie numerate, adornato da copertine–pezzi unici realizzati appositamente con l’impressione dell’impronta di una mano di Aldo Spinelli applicati a ogni singola copia del libro: un gesto artistico che rende ogni singolo esemplare identico agli altri ma diverso.

Galleria delle fasi preparatorie del libro [cop. dell’opera e prove di stampa di Aldo Spinelli]:

Sostiene Spinelli:

«Chi legge, regge con la mano il libro e potrebbe lasciare sulla copertina la stessa impronta della mano che ho impresso su questo libro. Quindi non ho fatto altro che anticipare ciò che sarebbe successo in seguito».

E l’artista prosegue spiegando:

«Si potrebbe obiettare che le mani – e quindi le impronte – di ogni lettore sono differenti (dalle mie e da quelle di ogni altro lettore) ma, in sostanza, anche ognuna della mie impronte è differente da ogni altra (per l’inchiostratura, per la pressione, per il posizionamento sulla copertina, ecc.)».

“Coriandoli”, di Aldo Spinelli

Così, per L’economia del carnefice, Spinelli ha voluto trovare quello che lui stesso definisce «l’equilibrio dinamico tra il prima e il dopo, tra causa ed effetto», tant’è vero che uno dei cardini del suo lavoro d’artista è il «conseguente rapporto tra ipotetica uguaglianza e reale diversità», un rapporto che si rende ancora più manifesto grazie alle opere esposte proprio in questi giorni alla sua mostra personale “Vero dalla copia” alla Galleria Monopoli di Milano.

A detta di Spinelli, l’idea dell’utilizzo dell’impronta per la copertina è stata stimolata non tanto dalle parole manzoniane, quanto da alcune opere realizzate da Manzoni stesso, in particolare dal ciclo denominato Impronte, vere e proprie firme corporee ripetibili all’infinito basate «sull’impressione delle dita della mano dell’artista inchiostrate sulla superficie liscia della carta», impresse anche sulle sue Uova scultura.

Sotto forma di libro, L’economia del carnefice, oltre a far riscoprire le capacità intellettuali e critiche del liceale Manzoni, è diventato dunque l’occasione per rendere omaggio anche a quella che è stata la sua successiva creatività artistica, animata da un eccezionale spirito leonardesco, grazie anche all’intuizione creativa di Spinelli che si è rivelato ancora una volta artista capace di lasciare il segno.

 

Disponibilità dei libri citati ed altri attinenti (sempre aggiornato)

 

L’economia del carnefice. Ediz. speciale, di Piero Manzoni, G. A. Pautasso, e al., Copertina rigida

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L’economia del carnefice. Ediz. speciale, di Piero Manzoni, G. A. Pautasso, e al., Copertina rigida

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Piero Manzoni. 12 linee. Da Azimut, Milano dal 4 al 24 dicembre 1959.

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