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Figure di scorcio, di Renzo Levi Naim (Firenze, La Vangheggia, 1934).

 

Raro libricino di un autore poco conosciuto che spazia da Mussolini a D’Annunzio, da Giovanni Papini a Giovanni Fattori, da Maria Bashkirtseff a Luther Burbank, dal Principe De Ligne a Cavour.

In una scheda dell’OPAC SBN, quasi sicuramente errata, apparirebbe questo titolo associato anche a un’edizione stampata nel 1928 ma è stata fatta confusione con un’altra opera dell’autore, Firenze, Gigina ed io (uscita appunto in quell’anno).

 

Un editore a dir poco enigmatico

La Vangheggia è un editore, nominalmente fiorentino, che compare nell’OPAC SBN solo per due titoli, che sono quelli citati, ossia Figure di Scorcio e Firenze, Gigina ed io, entrambi dello stesso autore, Renzo Levi Naim. La vangheggia, nel gergo contadino, è la parte tagliente della vanga. Questo termine, traslato in un nome conferito ad un editore, può far pensare al mezzo tagliente che incide il terreno, per lasciare quindi la sua traccia, metaforicamente parlando. L’editore parrebbe pertanto una sigla di comodo, usata per auto-pubblicare qualche libro dall’autore.

 

L’autore

Dell’autore si sa leggermente di più, ma non troppo. Renzo Levi Naim fu uno scrittore e critico letterario, figlio del pittore livornese Ulvi Liegi (1858-1939), esponente di spicco della comunità ebraica del capoluogo toscano. Di Levi Naim si ricordano studi ed interviste allo scrittore marchigiano Alfredo Panzini, ed un libro: Alfredo Panzini (Firenze, La Via, 1926).

 

Ci precisa Domenico Cammarota:

“La Vanghéggia” (che è un raro toscanismo, usato per indicare la parte tagliente della vanga), oltre che sigla di casa editrice “personale” (con recapito presso la casa di Renzo Levi Naim, in via S. Domenico n. 25 a Firenze), è anche la testata dell’omonima rivista poi edita e diretta dallo stesso Levi Naim, con redazione in via del Pratellino n. 7 a Firenze; periodico mensile di letteratura e arte, stampato dalla Tipografia Bandettini, dal formato In-Folio, se ne conoscono almeno 5 numeri usciti, dal n. 1 dell’aprile 1929, al n. 5 dell’agosto-settembre 1929. Nella redazione, oltre al Levi Naim, figuravano Michelangelo Masciotta, Dante Ricci, Giovanni Magherini-Graziani, Luigi Maria Personné, e il disegnatore Vassani. I capitoli contenuti in “Firenze, Gigina ed io” (poi ristampato col nuovo titolo “Figure di scorcio” nel gennaio 1934), sono tutti articoli già apparsi tra il 1915 e il 1926 su riviste come “Il Secolo XX“, “La Lettura“, “Varietas“, ecc.

Renzo Levi Naim (Firenze, 1892 – ivi, 1943?), giornalista e romanziere, erede d’una antica famiglia di ebrei livornesi, era il figlio di Luigi Levi, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Ulvi Liegi, pittore macchiaiolo allievo di Giovanni Fattori; il Personné lo ricorda come un simpatico “gobbino” (sic) generoso e di manica larga, che dopo le nefaste leggi razziali del 1938, fu perseguitato dal fascismo, che gli troncò ogni collaborazione editoriale, finendo anche per internarlo.

 

 

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