"Avete fatto caso che gli unici roghi della storia riguardano libri e streghe?"

Da “Alice nel paese delle meraviglie” a Tex e Paperino, tra Amanite e Psilocybe

 

di Carlo Ottone

       

Risale all’Età della Pietra l’incontro dell’uomo con i funghi “allucinogeni”, e ha dato luogo a culti sciamanici e religiosi. Il fascino dei funghi “allucinogeni” ha contaminato nel corso dei secoli anche scrittori e disegnatori. Di seguito riporto degli esempi di questa contaminazione.

Il viaggio comincia con Alice nel paese delle meraviglie (1865), il libro di Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson. Un interessante libro per l’infanzia, e non solo, inquietante e ambiguo, in cui troviamo la presenza di personaggi psichedelici come il bruco che assapora il fumo di un narghilè, un riferimento che rimanda a Thomas De Quincey delle Confessioni di un mangiatore di Oppio (1821) o, in riferimento storico, alla guerra dell’Oppio tra Inghilterra e Cina del 1839-1842.

fig. 1

Alice  incontra il bruco seduto su un fungo, che le dice che il fungo è la chiave per navigare nel suo strano viaggio: Un lato ti farà diventare più alta, l’altro ti farà diventare più bassa, Alice “… per provare l’effetto, rosicchiò con circospezione una briciola (di fungo, n.d.r.). Risentì una violenta scossa al mento: esso era andato a toccare la punta di un piede. Spaventata per questo repentino cambiamento, e conscia che non vi era un minuto da perdere, perché continuava a rimpicciolire continuamente, ebbe la presenza di spirito di accostare alle labbra l’altro pezzetto di fungo…Ma il mento era già così aderente al piede, che a stento poteva aprire bocca…fu subito ripresa del terrore, non vedendo più le sue spalle. Non scorgeva che il collo, un collo lungo, immenso, che sembrava erigersi come una pertica…Con gran sorpresa constatò che il collo era molto elastico, e che poteva muoverlo in tutti i sensi con la massima felicità” (Fig. 1)

Amanita muscaria L., 1783

L’esperienza di Alice con il fungo presenta gli effetti dell’ingestione dell’Amanita muscaria, il vistoso fungo dell’iconografia favolistica europea, di grossa taglia e dal cappello rosso cosparso di punti bianchi, l’agarico del mondo dei folletti, degli gnomi e della altre creature che popolano l’immaginazione popolare; gli effetti che prova Alice sono distorsione dello spazio e del tempo, del corpo. Non sappiamo se Carroll abbia avuto esperienze con i funghi psicoattivi, ma è probabile che abbia tratto ispirazione dal libro di Mordecai Cooke: A plain and easy account of British Fungi, 1862, dove erano riportate descrizioni di allucinazioni a seguito di assunzione di Amanita muscaria da parte dei Koriaki Siberiani.   

Questa esperienza così ben descritta influenzò i disegnatori che si cimentarono con le illustrazioni del libro, l’episodio del fungo è illustrato sempre con l’Amanita muscaria, non soltanto a compendio del testo ma anche nelle copertine delle edizioni succedutesi negli anni, che vedono riprodotto il fungo con squillanti cromatismi, come quello disegnato da H. Z. Tobel per l’edizione C.E.L.I. di Bologna del 1956, (Fig. 2) con la traduzione di Orio Vergani, che trae spunto dal disegno di John Tenniel (1820-1914), (Fig. 3) che fu il primo ad illustrare le avventure di Alice, con cui tutti gli illustratori del racconto di Lewis Carroll si sono dovuti confrontare, in cui compare il bruco seduto sul fungo mentre fuma il narghilè e Alice che ascolta i consigli per il “viaggio”; così l’edizione per i tipi di Ramella, Torino 1947, con disegni di Sandro Nardini (Fig. 4) che riprendono lo stile grafico di Arthur Rackham (1867-1939) che illustrò il libro nel 1907, in questa illustrazione in primo piano vediamo il bianconiglio (ricordate la psichedelica canzone White Rabbit cantata da Grace Slick dei Jefferson Airplane nel 1967?).

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L’Amanita muscaria è rappresentata sovente nella grafica illustrativa del fiabesco, come nelle illustrazioni di Ivan Bilibin (1876-1942), (Fig. 5) raffinato artista russo, che nelle sue cromolitografie a piena pagina disegna squarci della tundra siberiana con Amanite ai piedi di betulle: un perfetto rapporto tra due elementi “magici” del mondo sciamanico. Molte di queste tavole sono incorniciate a loro volta con disegni di Amanite e di Psilocybe (genere di funghi psicoattivi). Visionarie sono le illustrazioni e i testi di Antonio Rubino (1880-1964) conosciuto per la sua collaborazione al Corriere dei Piccoli, fantastico creatore di mondi popolati da funghi e gnomi (letteratura per ragazzi), come nella sua opera Versi e disegni del 1911, dove, nel racconto Convegno di gnomi (Fig. 6) disegna una distesa di Amanite e, verosimilmente, di Psilocybe, dominata dalla figura di uno gnomo che “…erta su un fungo occhio di rubini (i punti bianchi sul cappello dell’Amanita, n.d.c.)… spunta e sorride ai magici giardini…”. (Fig. 7) Le sue tavole piene anche di rospi e serpenti, due animali associati all’Amanita. Alice nel suo “trasformarsi” è scambiata per un serpente. 

Fig. 8

In un racconto pubblicato nel 1896 di H.G. Wells, dal titolo The Purple Pileus viene narrata una vicenda di un uomo che raccoglie e mangia un fungo, dal colore porpora, viscido, lucido che emana un odore pungente, dopo di che entra in uno stato modificato di coscienza, la sua personalità si trasforma: egli canta, danza in preda ad estasi. Terminato l’effetto cade in un sonno profondo. Secondo i coniugi Wasson la descrizione del fungo è riferita a una Psilocybe avente tutte le caratteristiche e gli effetti simili della specie. Anche nel caso di Wells non si hanno notizie in merito all’uso personale di funghi contenenti psilocibina (il principio attivo del fungo).

John Uri Lloyd (1849-1936) farmacologo e scrittore statunitense, conosceva gli effetti dell’assunzione di funghi che descrive nella novella Etidorhpa (provate a leggere il titolo al contrario) del 1895, dove narra un’iniziazione con un fungo allucinogeno attraverso il quale il protagonista ha un’esperienza psichedelica, e viene condotto in una foresta di funghi giganti che alterano la mente; il tutto è visibile nei disegni di J.A. Knapp (1853-1938) (Fig. 8) artista conosciuto per i suoi dipinti esoterici, il quale illustra le tavole con Amanite e funghi del genere Psilocybe. 

Per venire a tempi più recenti anche il fumetto si è interessato ai funghi. Non è un caso che troviamo un riferimento ai funghi “allucinogeni” in Tex Willer, il cui nome indiano è Aquila della notte: Tex è fortemente legato al popolo Navajo, e pertanto culturalmente preparato all’uso dei funghi psicoattivi. Nell’episodio Il tesoro del tempio gli è offerta un’esperienza con i funghi da parte di El Morisco un brujo (uno sciamano) (Fig. 9 e Fig. 10) che gli propone prendetene uno (fungo, n.d.c.) e masticatelo lentamente…” dopo aver mandato giù il fungo “…dal sapore aspro piuttosto sgradevole, attende di sentire gli effetti…effetti che cominciano a manifestarsi dopo una quindicina di minuti…semplice effetto delle sostanze allucinogene contenute in quegli strani funghi…ma allorché tornerà in se sarà del tutto normale”.

Nelle vignette non sono disegnati i funghi ma visto il contesto, la vicenda è ambientata in Messico, e gli effetti si può ipotizzare che siano funghi della specie Psilocybe. Nell’albo ci sono molti riferimenti ai funghi, così come al Peyote pianta sacra usata nelle cerimonie religiose dai nativi americani del Sud-Ovest. Anche il pasticcione Paperino ha un incontro con i funghi (ricordo che Walt Disney nel 1951 produsse il lungometraggio, a cartoni animati, di Alice nel paese delle meraviglie; il film ebbe anche dei guai con la censura americana per le scene del bruco). In un episodio apparso sul settimanale Topolino, il papero ha trovato dei funghi che sono requisiti da un certo Von Walden (Fig. 11) (qualche assonanza con Wasson?), dell’accademia di micologia, il quale trova nel cesto un Boleto astralis, inverosimile fungo che si credeva estinto da molti secoli, che ha straordinarie proprietà se essiccato, rendendo invisibile ci lo ingerisce. Ciò rende felice il micologo per la straordinaria scoperta (ancora un ipotizzabile riferimento alla ricerca e scoperta dei fungi psicoattivi dei coniugi Wasson?).

Il fungo nella vignetta è disegnato con riferimento all’Amanita Muscaria, si veda l’anello sul gambo. In Italia Sergio Toppi (1932-2012) visionario disegnatore, si cimenta con un racconto illustrato su funghi. Nel numero del dicembre 1983 del mensile Alter, dal titolo programmatico Funghi. Mutare la propria condizione comporta molti rischi, perché tentare la sorte con esito incerto? (Fig. 12) con il suo disegno in chiaroscuro racconta l’incontro tra uno gnomo insoddisfatto di passare la sua vita seduto sui funghi (Rubino docet) ed un rospo che gli consiglia invece di continuare a vivere in un “…contesto simpatico”. Nelle prime tavole del racconto sono rappresentati dei funghi della specie Psilocybe e nel testo si fa riferimento ad un fungo sacro presso gli aztechi, il Teonanácatl (Psilocybe), che non perdona se non ci si accosta con devozione (l’uso dei funghi allucinogeni è riservato agli iniziati).

Quindi, dalla letteratura ai fumetti i funghi “allucinogeni” sono fonte per raccontare e rappresentare storie fantastiche che celano nella loro lettura il tabù che ha sempre circondato queste meraviglie della Natura.

 

Approfondimenti

La prima edizione italiana di Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll con acquerelli di Arturo Rackam, Bergamo, Istituto italiano di arti grafiche editore, 1908, traduzione di Emma Cagli. Ristampa a cura di Stampa Alternativa, 1983, con allegate 13 riproduzioni, a colori, degli acquarelli di Rackam. Secondo altri la prima edizione in lingua italiana di Alice nel paese delle meraviglie è quella della Loescher del 1872.

Il racconto Convegno di Gnomi di Antonio Rubino è stato ristampato dallo Studio Bibliografico di Giuseppe Zanasi, 1980. I disegni di Rubino sono stati stampati da incisioni in zincotipia dalle Arti Grafiche Minarelli di Bologna. Edizione complessiva di 635 copie numerate.

L’associazione del fungo con il rospo ha origini molto antiche. La ritroviamo principalmente nei territori eurasiatici e nell’America centrale. Il tipo di fungo maggiormente e più intimamente in associazione con il rospo è l’Amanita muscaria: “[…] il serpente rientra nella mitologia di diverse piante allucinogene e mitiche, in quanto simbolo dell’immortalità”. Giorgio Samorini, Funghi allucinogeni. Studi etnomicologici, Dozza (Bo), Telesterion, 2001. Pagg. 28-29.

Il Pileo purpureo, prima edizione italiana in I grandi scrittori di ogni paese, Mursia, 1966, traduzione di Renato Prinzhofer. Pileo: dal latino Pileus, nell’antichità stava a indicare un copricapo per lo più di foggia conica (ma anche ovale o a calotta), in genere di feltro o di cuoio, spesso provvisto di una piccola falda, che ricorda, appunto, il cappello del fungo

I coniugi Robert Gordon Wasson (1898-1986) e Valentina Pavlovna Wasson (1901-1958) pubblicarono su Life, 13 maggio 1957, “Seeking the magic mushrooms” (Alla ricerca dei funghi magici) dove annunciavano la scoperta dell’uso di funghi allucinogeni in Messico, delle specie Psilocybe. Si può leggere la traduzione dell’articolo in: Matteo Guarnaccia (a cura) Eresie psichedeliche, Roma, Stampa Alternativa, 1997, pp. 8-25.

L’edizione italiana di Etidorhpa è La fine della terra, Diana edizioni, 2020.

 

 

 

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