"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Ogni tanto un libro mai visto prima ci fa impazzire!

 

Per i collezionisti del genere fantastico, ogni tanto appare all’orizzonte un vero e proprio oggetto volante non identificato: Il mostro bambino, di Alex Barton (Roma, E. S. A. P., 1970).

 

 

Il nome Alex Barton non ci offre riscontri particolari; forte la sensazione che si tratti di uno pseudonimo. La casa editrice è ben conosciuta negli anni ’70 per i suoi saggi controcorrente sul tema: sessualità, erotismo, magia, tabù sociali. Il libro non sembrerebbe contemplato dal Sistema Bibliotecario Nazionale, sebbene sia schedato nel Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, ma senza approfondimenti. Il libro però parla anche d’altro, come si evince da una lettura del sommario

Dalla quarta di copertina:

“Quando ebbe finito il dolce, gli occhi di Leslie diventarono leggermente più scuri e il bambino disse con voce fredda: – adesso voglio giocare.

Susan stava per obiettare che erano in ritardo e che la padrona aspettava le chiavi, ma nessun suono uscì da quelle labbra che rimasero spalancate. Una strana energia stava impossessandosi di quelle due ragazze, un calore assurdamente intenso, come una droga, partiva dalle loro viscere e saliva al cervello.
Un quarto d’ora dopo la saracinesca del negozio venne chiusa dalle due “bambine”. Leslie rideva con aria soddisfatta e anche lui di quando in quando partecipava alla battaglia.
Poco dopo, con gli abiti sbrindellati e quasi tutte le membra scoperte, le due donne caddero al suolo esauste.”

Ultim’ora: qualche notizia sul libro e sull’autore

Alex Barton, di cui nella prefazione si traccia addirittura una biografia immaginaria, non esiste, è solo uno pseudonimo italiota, dietro cui si nasconde in realtà lo sceneggiatore Furio Arrasich (Trieste, 1934). Infatti “Il mostro bambino” (in certe parti ispirato a Ray Bradbury), corrisponde più o meno alla sceneggiatura del primo numero del fumetto nero Demoniak, dal titolo L’età della morte, edito nel febbraio 1965 dalla C.E. Cofedit di Roma. Il protagonista è un super-criminale “nero” emulo di Diabolik (ha perfino una compagna che si chiama pure lei Eva!…), che però si contraddistingue per una interessante vena nazistoide (la creazione laboratoristica d’una “super-razza” mutante, in grado di dominare l’umanità), molto originale in quel contesto degli anni ’60. Insomma, si tratta d’una vera e propria chicca, nell’ambito della cultura “Pop” anni ’60.
Il racconto vero e proprio – commenta Bruno Baronchelli –  si trova soltanto tra pag.93 e 157. Per il resto compaiono anche foto a tutta pagina di donne in pose erotiche.
Una di queste (a pagina 107) ritrae l’attrice inglese Rosemarie Dexter (1944-2010), che debuttò in Italia nel film di fantascienza Omicron (1963) di Ugo Gregoretti, e lavorò poi anche per Sergio Leone, Jesus Franco, Florestano Vancini, ed altri registi minori. Dopo il 1975, e un servizio di nudo su Playboy, abbandonò le scene; negli ultimi anni di vita fu ospitata a Recanati, nella casa dei conti Leopardi; morì a causa di un male incurabile, nel più completo anonimato.
(Domenico Cammarota)

 

 

 

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