"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Mario Spezi e il pionieristico “Il mostro di Firenze” (1983): tra giornalismo d’inchiesta e collezionismo

Pubblicato da Sonzogno nel 1983, Il mostro di Firenze di Mario Spezi rappresenta un pilastro fondamentale nella bibliografia dedicata alla celebre serie di omicidi che sconvolse la Toscana tra il 1968 e il 1985. Spezi, giornalista de La Nazione, non solo fu tra i primi a seguire il caso sin dagli esordi, ma ne divenne un protagonista indiretto, intrecciando la sua carriera alle indagini e ai successivi dibattiti giudiziari. Il libro è oggi considerato una rarità bibliografica, con copie vendute su eBay fino a 400€, simbolo di un mercato collezionistico in costante fermento.
Spezi scrisse il testo in un periodo in cui il Mostro dominava le cronache italiane, ma mancava ancora una ricostruzione organica degli eventi. Il volume si distingue per la cronaca dettagliata dei duplici omicidi, con analisi del modus operandi, per l’approccio investigativo, frutto dell’accesso privilegiato ai fascicoli e ai colloqui con inquirenti. Inoltre altro punto di forza del libro è la denuncia delle incongruenze procedurali, tema che diventerà centrale nei successivi processi.

La sua pubblicazione anticipò di anni l’esplosione editoriale sul caso, inaugurando un filone che oggi annovera centinaia di titoli. Classificato tra i libri sull’argomento “molto rari” già pochi anni dopo l’uscita, l’opera di Spezi incarna le dinamiche tipiche del mercato dei libri introvabili: ebbe infatti una tiratura limitata, comune per le prime edizioni di argomenti locali; ha beneficiato di una domanda crescente da parte di studiosi e appassionati di true crime; c’è stata inoltre una mitizzazione dell’autore, la cui figura è legata indissolubilmente al caso.
Il prezzo delle copie supera spesso i 200-300€ per esemplari in buono stato, con picchi legati a dediche dell’autore o annotazioni marginali rilevanti. L’importanza del volume trascende l’aspetto documentaristico. Spezi divenne un riferimento per le sue spericolate teorie investigative, alcune contestate dalla magistratura. Inoltre la battaglia giudiziaria lo vide coinvolto in accuse di depistaggio (2006) e subì l’umiliazione del carcere. L’impatto culturale, con il caso trasformato in “leggenda nera” da media e letteratura, fu notevole.
Queste vicende hanno alimentato un paradosso: mentre il libro resta un punto di partenza obbligato, la stessa sovraesposizione mediatica descritta da Spezi ne ha offuscato il ruolo originario, rendendolo oggetto di rivalutazione critica.

 

 

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