"la strada percorsa per trovare un libro è il vero scopo della ricerca"

 

La grande Napoli tradizionale e futurista. Tutti gli scritti futuristi su Napoli, curato da Domenico Cammarota e pubblicato (2026) da Biblohaus di Macerata, è uno di quei libri che parlano subito al lettore giusto: il bibliofilo, lo studioso del Futurismo, il collezionista di edizioni specialistiche, il frequentatore di cataloghi e librerie d’autore. Napoli vi appare non come sfondo marginale, ma come un vero luogo di elaborazione dell’avanguardia, dove la modernità futurista si confronta con tradizione, teatro, lingua e identità urbana.

Quando si parla di Futurismo a Napoli, si rischia spesso di restare alla superficie: la città come semplice scenario meridionale, o come eco laterale di un movimento nato altrove. Questo libro, invece, suggerisce l’idea opposta: Napoli non fu una periferia dell’avanguardia, ma un luogo di attrazione, confronto e tensione, in cui il culto della modernità dovette misurarsi con tradizione, teatro, lingua, costume e memoria urbana. Il risultato è una storia meno lineare di quella canonica, ma anche più viva.

Domenico Cammarota è un bibliofilo e bibliografo di lungo corso, tra i più esperti studiosi della letteratura futurista italiana. La sua forza non sta nell’effetto di scena, ma nella pratica paziente della ricerca: cataloghi, edizioni, testimoni, relazioni tra autori e contesti editoriali. È un’impostazione che interessa molto il lettore di libri rari, perché restituisce il Futurismo come fatto storico concreto, non come semplice estetica da citare. In questa prospettiva, La grande Napoli tradizionale e futurista appare come un libro utile non solo allo studioso, ma anche al collezionista e al libraio antiquario.

La scelta di Biblohaus è perfettamente coerente con il progetto editoriale. Quella di Macerata è una casa editrice riconoscibile per l’attenzione ai libri sui libri, alla bibliografia e al Futurismo, con un catalogo che negli anni ha consolidato una precisa identità specialistica. In questo senso il nuovo volume di Cammarota non arriva per caso, ma dentro una traiettoria editoriale già definita, che comprende altri titoli futuristi e lavori affini. Per il mondo della bibliofilia questo è importante: un libro vale anche per il contesto che lo produce, e qui il contesto è credibile, competente e riconoscibile.

 

Un Futurismo da rileggere

Il fascino del volume sta anche nel suo potenziale di correzione critica. Troppo spesso il Futurismo viene ridotto a formula, provocazione o repertorio di immagini; invece un lavoro come questo invita a tornare alle carte, ai nomi, ai testi e alle città. Napoli, in particolare, fu un terreno decisivo per comprendere come l’avanguardia italiana dialogasse con il folklore, con il popolare e con la tradizione colta. Dentro questa cornice si capisce meglio anche il ruolo di figure come Francesco Cangiullo, una delle presenze più significative del Futurismo partenopeo. E si capisce, soprattutto, perché il tema continui a interessare il neo-futurismo: non per imitazione, ma per la possibilità di riaprire un immaginario ancora energico.

Per chi colleziona libri e segue il mercato delle edizioni specialistiche, La grande Napoli tradizionale e futurista ha almeno tre motivi d’interesse. Il primo è tematico: raccoglie e rende consultabile un materiale legato a una città-cardine del Futurismo. Il secondo è autoriale: porta la firma di Domenico Cammarota, nome che nel settore non ha bisogno di presentazioni. Il terzo è editoriale: esce per Biblohaus, marchio ormai identificabile come un presidio di bibliografia e di cultura futurista. È un libro, in altre parole, che non interessa solo per ciò che dice, ma anche per dove si colloca nel sistema editoriale e collezionistico.

 

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