Chi ha ucciso Flash Gordon? l’assassino fu Edilio Napoli
di Livio Codato
L’esaltazione antiamericanista del regime fascista raggiunse l’apice nel luglio del 1938, quando il MinCulPop emanò le direttive di censura e “bonifica libraria” in nome dell’autarchia culturale e impose all’editoria italiana per ragazzi di bandire gli eroi dei fumetti americani. Scomparvero così dalle edicole, tra gli altri, Mandrake e L’uomo Mascherato e la casa editrice Nerbini di Firenze dovette sopprimere anche il personaggio di Flash Gordon che furoreggiava nel settimanale a fumetti per ragazzi L’avventuroso.
E infatti nel nr. 206 il corpo di Flash Gordon appare, nell’ultima vignetta, esanime, riportato a terra dopo l’annegamento, e la didascalia dice: “Sarà veramente morto Gordon?“. Da quel momento iniziò un braccio di ferro tra Nerbini e il MinCulPop nel tentativo dell’editore fiorentino di continuare a pubblicare il seguito delle avventure dell’eroe americano. Infatti nei numeri successivi, fino al 212, le strisce pubblicitarie in fondo alla prime pagine promettevano la ripresa delle storie, ma alla fine Nerbini dovette cedere alla volontà del Ministero e, malgrado le accorate proteste dei lettori, abbandonare per sempre il moribondo o morto che fosse Flash Gordon.
Questo l’editoriale auto-assolutorio dell’editore, comparso nel nr. 219 de L’avventuroso:
«Ai nostri lettori. In risposta alle molte lettere, non sempre… cortesi che riceviamo da qualche tempo, in seguito a modificazioni, variazioni, soppressioni verificate nei nostri periodici, riportiamo qui sotto le norme emanate dal Ministero della Cultura Popolare, norme a cui devono conformarsi tutti i giornali dedicati alla gioventù italiana. Abolizione completa di tutto il materiale di importazione straniera… Soppressione di quelle storie e illustrazioni che si ispirano alla produzione straniera; Riduzione alla metà delle pagine per la parte dedicata alla pura illustrazione con conseguente aumento del testo, finora quasi totalmente sacrificato… Questo per nostra giustificazione. Altre ne seguono che in special modo ci riguardano, e alle quali ci atterremo con scrupolo e disciplina fascista, nella piena certezza di poter riuscire a soddisfare i nostri lettori che ci serberanno la loro cara amicizia».
E così, il compito di far dimenticare ai lettori l’eroe a stelle e strisce fu affidato da Nerbini a Edilio Napoli, del quale nulla si sa fino a quel momento. Dal nr. 207 del settembre 1938 una nuova avventura tutta italiana, I tre di Macallè, cercò di avvincere i figli della Lupa, i balilla e gli avanguardisti nazionali, con i testi di Napoli e i disegni di Giove Toppi, il primo a realizzare nel 1932 (con lo pseudonimo Schiatti), sempre per Nerbini, una storia di Topolino prodotta in Italia, prima che la Disney imponesse l’obbligo di usare esclusivamente strisce originali.
Le vicende de I tre di Macallè ne L’avventuroso (che approfondiremo a proposito del romanzo da cui è tratto il fumetto) furono pubblicate dal nr. 207 del 25 febbraio 1938 al nr. 226 del 5 febbraio 1939. Sarebbe interessante poter disporre dei dati relativi alle copie vendute prima e dopo l’epurazione di Flash Gordon; è certo però che il settimanale per ragazzi subì un vero e proprio crollo delle vendite. Venendo al romanzo, sembrerebbe che esso sia stato pubblicato prima della serie a fumetti, ma a tutt’oggi ne risulta solo un’edizione del 1942, per i tipi dell’Istituto Missionario Pia Società S. Paolo di Roma, volume nr. 77 della collana Tolle et lege, pp. 176.
- l nr. 207 de L’avventuroso con la prima puntata de I tre di Macallè. Si noti la striscia pubblicitaria in baso che preannuncia la ripresa delle avventure di Flash Gordon.
- Il nr. 211 di nuovo con la striscia pubblicitaria in basso con un “prossimamente” di Flash Gordon.
- Il nr. 212 ancora con la striscia pubblicitaria in basso che preannuncia “Il miracolo di Zarro”.
- Il nr. 213: “Il miracolo di Zarro” di resuscitare Flash Gordon non è riuscito: troppo forte il MinCulPop!
I tre di Macallè racconta la storia di tre militi italiani, il genovese Giovan Battista (Gio Batta) Mascena, detto Baciccia, il romano Luigi (Gigi) Scipioni e l’ex studente di medicina, il milanese Carlo Muzio, ai quali si aggiunge il fedelissimo ascaro Alì Nebrì. La storia si snoda nell’arco di quarant’anni ed è divisa in tre parti: la prima riguarda le vicende dei tre ventenni, reduci dell’assedio e sconfitta di Macallè, che riescono a sottrarsi alla cattura nella notte seguente la disfatta di Adua (1 marzo 1896) e il loro tentativo di raggiungere le truppe italiane nei giorni successivi. Nella seconda parte, li ritroviamo vent’anni dopo, nel 1917, recarsi a rendere omaggio alla memoria del colonnello Galliano, strenuo difensore del fortino Enda Jesus a Macallè e caduto eroicamente ad Adua vent’anni prima, ed essere poi coinvolti in imprese sempre più audaci.
Passano altri vent’anni (parte terza) e il cerchio si chiude con l’impresa della riconquista italiana di Macallè l’8 novembre 1935, con i tre eroi oramai anziani ma ancora arzilli e intraprendenti. La vendetta è compiuta: Mussolini è riuscito laddove Crispi aveva fallito e finalmente il duce ha restituito alla nazione italiana l’onore perduto. Non entriamo nei dettagli (se mai qualcuno fosse incuriosito e decidesse di leggere il volumetto di Edilio Napoli) e ci limitiamo a osservare che il romanzo è fortemente antibritannico, per la convinzione dell’autore che gli inglesi avessero trama to contro gli italiani e fornito armi moderne all’esercito di Menelik II, insegnando loro a usarle con efficacia.
La perfida Albione nel 1896 l’aveva colpita alle spalle ma l’Italia si era risollevata con l’avvento del fascismo e riconquistato ciò che le spettava di diritto per superiorità di razza e civiltà: questa la tesi dell’autore. A titolo di esempio del fortissimo risentimento anti-inglese dell’autore:
“L’Impero britannico è stato costruito coll’inganno, colla prepotenza e con la dabbenaggine di altri popoli… La sua politica è quella di far azzuffare un popolo contro l’altro. Farli combattere sino al dissanguamento… Poi al momento opportuno prendere la parte di quello che le potrà fare ombra e dare l’ultimo colpo all’altro che voleva rovinare… Che avviene? Pure il vincitore è indebolito al punto che è per stramazzare come il vinto… Allora che fa la perfida Albione? Strombazza che la vittoriosa è lei… che a lei spettano i frutti della vittoria e si pappa tutto… E il minchione che si è battuto ed ha vinto per la Signora dei Mari ricaverà l’unico frutto… l’odio del vinto e la sua volontà di rivincita…”.
Di contro al pessimo Regno Unito, tutto il libro è un inno ai fasti dell’Italia fascista. Perdonateci se riportiamo le ultime righe che nulla dicono sul destino dei tre eroi di Macallè: “Vittorioso, il vecchio e glorioso tricolore sale lungo l’antenna che il tempo non fu capace di sradicare… e il sole sembra che aumenti di splendore per indorare maggiormente i bei colori della Patria…”.
In quegli stessi primi anni ’40, Edilio Napoli si dedicava alla letteratura poliziesca, pubblicando per la Pia Società San Paolo altri romanzi: I quattro quadri (1939), Il Commissario Miltone (1942), Il mistero della casa di via Barclay (1942); per la Nerbini: Il padiglione della morte (1940-1) e Sangue sulle rotaie (1942); per la SAS: Petrolio sintetico (1943). I tre di Macallè venne finito di stampare il 10 luglio 1942; un anno dopo, il 25 luglio 1943, cadeva Mussolini. Ci sarà il colpo di coda della Repubblica Sociale Italiana ma oramai era solo una questione di tempo. Crollò l’edificio della dittatura fascista e sotto le macerie rimasero tanti scrittori, officianti del regime, che scomparvero dalla scena letteraria nazionale. Tra questi anche Edilio Napoli.
Disponibilità di eventuali esemplari (sempre aggiornato)





