Luigi Veronelli. Buon vino, buon cibo, buoni libri e roghi
I più hanno conosciuto Luigi Veronelli (1926-2004) come enologo e gastronomo, pioniere di una trasmissione sul cibo, che non prevedeva concorrenti in gara, tra gli anni sessanta e settanta, A tavola alle sette, dove i cuochi erano cuochi non perché andavano in televisione. Laureato in filosofia: era una scelta di campo laurearsi in filosofia, una scelta inventarsi editore, coi soldi dell’eredità paterna, e pubblicare i socialisti utopisti francesi, ma anche, libertino e libertario com’era, Sade.
Veronelli editore
Veronelli tra il 1956 e il 1962 inizia l’attività di editore. Questa storia è raccontata da Carlo Ottone in L’ultimo rogo. Veronelli Editore 1956-1962 (Macerata, Biblohaus, 2025). Le pubblicazioni danno subito il segno dei suoi molteplici interessi, frutto della sua curiosità culturale e letteraria: pubblica autori della letteratura francese e anche giovani, non ancora affermati, autori italiani. Marchio editoriale è una rana: un animale capace di rigenerarsi in forme diverse, simbolo per eccellenza della metamorfosi. Pubblica anche riviste: «I problemi del socialismo» fondata e diretta da Lelio Basso nel 1958 e pubblicata da Veronelli sino al 1959. «Il pensiero» rivista neo-trascendentalista diretta dal filosofo Giovanni Emanuele Bariè, pubblicata da Veronelli dal 1956 al 1962. «Il gastronomo» rivista trimestrale fondata nel 1956. Nel 1957, a cura di Gustavo Traglia, pubblica Le Ghiottornie di Gabriele D’Annunzio: “ Le sapienti divagazioni, le ricercatezze, le stravaganti ghiottornie, i capricci, le facili ebrietà, gli improvvisi abbandoni, i rapidi resurressi del grande poeta gastronomo […] ogni descrizione di vivande, ogni accenno a piatti di questo o di quella regione, ogni giudizio, ogni particolare storico e tecnico, come ogni scritto di D’Annunzio, è perfettamente a fuoco”; pubblica una collana Gli sport, un libro di Achille Compagnoni, Uomini sul K2, una collana Biblioteca del Gastronomo, dodici libri pubblicati, si tratta di eleganti volumetti del formato 8 x 14, stampati su cartoncino pesante, con sovracoperta in plexiglas. Sempre nel 1957 crea una collana Il campo antico in cui pubblica, di Anatole France, L’astuccio di madreperla e di Donatien-Alphonse-François de Sade, Storielle racconti e raccontini. Chiude la casa editrice nel 1962, non redditizia, e per problemi di censura, per dedicarsi al giornalismo.
Vincenzo Buonassisi, gastronomo, tracciò la figura di Veronelli con queste parole nel 1963 “È un personaggio singolarissimo, a cavallo tra il mondo delle lettere e quello della gastronomia; in lui si accordano (o si combattono, non so, ci vorrebbe un esperto di cocktails per dirlo), lo studioso dei problemi filosofici e l’esperto della tavola”. Ritornò a fare l’editore nel 1989, attività che continuò sino alla sua scomparsa; fu autore, prolifico, di libri inerenti alla cultura enogastronomica. Il lavoro di Ottone tratta della sorte toccata a questi due ultimi libri, ma anche della prima edizione italiana dei racconti di De Sade, e della prima edizione italiana de Le 120 giornate di Sodoma. Ovvero la scuola del libertinaggio. A pochi mesi dalla pubblicazione dei volumi di Anatole France e De Sade, su segnalazione dell’Ufficio servizio spettacolo, informazioni e proprietà intellettuale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che aveva ravvisato in essi “chiari elementi di pornografia”, l’8 agosto 1958, su disposizione del Procuratore della Repubblica di Varese, tutte le copie furono sequestrate: cui si aggiunsero quelle già distribuite e rintracciate nelle librerie italiane e non ancor vendute. Il processo si svolse presso il Tribunale di Varese competente, secondo la legge vigente “In quanto per la definizione di essa faceva testo il luogo di stampa della pubblicazione incriminata”. Alla sbarra furono chiamati l’editore Veronelli, il tipografo Manfredi e l’illustratore Alberto Manfredi, e alcuni librai.
L’ultimo rogo
“Se la posizione dei commercianti e del tipografo parve fin da subito alleggerirsi, così non fu per Veronelli e Manfredi, che poterono tuttavia contare sulla testimonianza di numerosi e noti periti”, testimonianze riportare nel testo. Il libro di Anatole France fu presto accantonato, ritenuto meno rilevante ai fini processuali, se non nelle illustrazioni di Manfredi. Il Tribunale di Varese assolse da tutte le accuse Veronelli, il tipografo e l’illustratore , non così fu per la corte d’appello di Milano, a cui aveva fatto ricorso il pubblico ministero contro Veronelli e Alberto Manfredi per la sola pubblicazione e illustrazione di Storielle racconti e raccontini, L’8 maggio 1959 la corte d’appello di Milano ribaltò il giudizio di assoluzione dato dal Tribunale di Varese, assolse Manfredi: “Per aver rappresentato nei suoi lavori i momenti in fondo più casti delle vicende narrate” condannò a tre mesi di carcere Veronelli, al pagamento delle spese processuali e al nuovo sequestro, definitivo, del libro di De Sade. Veronelli beneficiò in Cassazione dell’amnistia evitando il carcere, mentre il volume di De Sade si avviava al rogo. Nella primavera del 1961 nel cortile della Questura di Varese ebbe luogo il rogo, presente Veronelli che ricorda: “Fu l‘ultimo rogo di libri, in Italia. Si trattava di Storielle racconti e raccontini. E si che come primo editore italiano di Sade avevo scelto pagine meno pepate. I libri bruciano e io battevo le mani, sotto gli sguardi ostili dei pochi presenti”. Veronelli non era stato il primo editore in Italia a pubblicare “le pagine meno pepate” di De Sade; la prima traduzione in Italia, parziale, dei racconti di De Sade è del 1945 per i tipi dell’Astrolabio: La moglie pudica e altri racconti libertini del Marchese De Sade,non risulta che la pubblicazione abbia avuto censure né tanto meno processi, d’altronde in Italia nel 1945 c’erano ben altri, e più importanti, problemi. Spento il rogo, nel 1962 in Italia furono pubblicati due antologie delle opere di De Sade: Le Opere, scelte e presentate da Elèmire Zolla (Milano, Longanesi 1962); Opere scelte, cura e introduzione di Gian Piero Brega (Milano, Feltrinelli, 1962).
Qualche anno dopo nel 1968 fu tradotta e pubblicata integralmente per la prima volta in Italia dalla casa editrice L’Arcadia l’opera più conosciuta, da molti citata e da pochi letta, di De Sade, Le 120 giornate di Sodoma. Ovvero la scuola del libertinaggio scritte nel 1785 e pubblicate in Francia solo nel 1904. Inevitabilmente l’opera fu sequestrata ma tutto si risolse in nulla, nei mercatini si trovano copie di questo lavoro. I tempi stavano cambiando, fu pubblicata un’opera di De Sade con un media popolare: il fumetto. «ABC. Settimanale politico e di attualità», pubblicò nel 1968, a puntate, una versione a fumetti di Justine o le disgrazie della virtù. Così lo presentava: “L’opera di De Sade tende a dimostrare che ignorànza e oscurantismo sono le armi più forti di cui il potere assoluto si serve per sottomettere le coscienze”. Nella prima parte del lavoro l’autore tratta degli ultimi roghi di libri in Italia. Dove ogni epoca ha conosciuto la pratica criminale del rogo dei libri, e della loro distruzione, per le più diverse ragioni: religiose, politiche, morali o altre, quando l’oscurantismo sembrava un ricordo e i roghi di libri sembravano spenti, nella seconda metà del secolo XX° in Italia furono bruciati libri e anche una rivista, la rivista era il «Pioniere», rivista per ragazzi ideata, e diretta da Gianni Rodari, negli ambienti della sinistra italiana come alternativa al Corriere dei Piccoli e a Il Vittorioso. Nel 1953, andrà al rogo La lunga notte di Singapore, di Bernardino di Tegerone, al secolo Bernardino del Boca (1909-2001) antropologo e teosofo, dopo la guerra è entrato nella carriere diplomatico svolgendo per diversi anni le funzioni di console italiano a Singapore. Ricorda del Boca: “Un romanzo che presentasse in modo non drammatico il problema, che è un problema di amore, con le gelosie, i fatti dell’amore…e che non avesse un epilogo tragico come i romanzi omosessuali di allora”. I tempi sono cambiati, ora non si bruciano più i libri, ma di questi tempi c’è un’altra calamità che colpisce i libri: l’indifferenza, quasi il disprezzo per i libri, è la Biblioaccidia: “Totale noncuranza per l’esistenza dei libri” come scrive Antonio Castronuovo.
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