"Se un libro scompare, magari vuole solo essere lasciato in pace"

Alla scoperta di Maria Maggi, autrice di “Gioco d’azzardo” e “Bocca chiusa”

di Alessandro Zontini

 

[da Il Piccolo di Cremona, per gentile concessione]

 

 

Licinio Cappelli editore

Licinio Cappelli (1865-1951), nato nei pressi di Firenze, è stato un notevole editore. Oggi diremmo che è figlio d’arte poiché il padre Federigo, fin da giovane, inizia a lavorare, come apprendista, in una nota rilegatoria di Firenze ove frequenta i libri ed il loro mondo.
Federigo Cappelli, appassionato ed innamorato della carta stampata, grazie al proprio suocero che gli concede un piccolo prestito, avvia un’attività come tipografo tramandando questa passione al figlio Licinio. Quest’ultimo, poco avvezzo allo studio e, viceversa, imprenditorialmente molto dotato, alla prematura morte del padre rileva la tipografia (ed i suoi consistenti debiti) e ne rilancia con decisione e successo l’attività.
Il momento storico di fine ’800, va rimarcato pur senza sminuire i meriti di Cappelli, è molto propizio. Masse sempre più consistenti si accostano alla lettura sia per sincero interesse sia individuando la lettura come mezzo di promozione sociale. Fascicoli, romanzi e pubblicazioni di ogni genere sono molto diffusi e venduti.

 

Come tutto ebbe inizio

 

Licinio Cappelli, nel 1899, edita il primo volume, capostipite di una rilevante serie, che riporta in copertina la dicitura “Licinio Cappelli tipografo editore”.

Agli inizi del ‘900 la concorrenza, nel modo dell’editoria, è assai agguerrita e, necessariamente, l’abile Cappelli deve ingegnarsi ad individuare segmenti di un potenziale pubblico che altri editori trascurano. Nel 1900 l’anarchico Bresci assassina re Umberto I e Licinio Cappelli, che condanna severamente il vile attentato, subisce gravi intimidazioni da parte di esponenti e militanti di sinistra e deve allontanarsi dalla Toscana, trovando rifugio a Bologna.

L’impeto imprenditoriale trova fertile terreno anche nella dotta Bologna e Licinio Cappelli prosegue nell’indagine volta ad individuare settori di interesse non ancora percorsi dalla concorrenza.

L’editore, che nel frattempo aveva organizzato la ben strutturata casa editrice “Cappelli editore Bologna” individua, con notevole sagacia, il vivace e curioso mondo femminile, che sta vivendo un momento di considerevole emancipazione, quale nuovo “mercato” su cui indirizzare le proprie acute attenzioni editoriali.

Cappelli denota abilità, oltre che come editore, anche nell’individuare capaci ed interessanti autori ed inizia, volgendo la propria attenzione al mondo femminile appena indagato come potenziale bacino di vendite, a selezionare diverse figure di scrittrici poco note o del tutto sconosciute, ma assai promettenti da un punto di vista strettamente artistico.

I primi volumi stampati dalla “Cappelli Editore Bologna” sono, in linea con le intenzioni dell’uomo, esclusivamente di autrici, sia in prosa che in poesia. Le signore della borghesia ed anche le popolane iniziano a frequentare volentieri le librerie di Bologna e delle città limitrofe consapevoli di reperire prodotti di loro interesse e le varie proposte editoriali dell’editore Cappelli regalano momenti di spensieratezza e passione ad attente ed entusiaste lettrici.

L’editore articola quindi le proprie scelte editoriali esplorando, in particolare, il mondo dei romanzi cosiddetti “d’amore”.

Numerose sono le collane proposte: “Biblioteca della signorina”, “Biblioteca romantica illustrata”, “collezione iride”, “biblioteca di Cordelia” ed altre ancora, tutte – lo si evince anche dallo stesso nome della collana – che propongono volumi connotati da vicende amorose o sentimentali in genere.

Di provata fede fascista, Cappelli inizia a collaborare con il filosofo Giovanni Gentile e realizza la collana “Classici del pensiero politico”, stampa l’opera omnia di Giuseppe Garibaldi ed altro ancora.

La fine del regime fascista coincide con il tramonto delle vulcaniche iniziative editoriali di Licinio Cappelli e, in modo gravemente crudele, con un ingiusto oblio di molti degli autori che lo stesso aveva scoperto e promosso e, in particolare, di molte interessanti autrici.

 

Attenzione alle omonimie

 

Non fa, purtroppo, eccezione a questa sorte iniqua l’ottima scrittrice Maria Maggi, che pare scomparsa dagli orizzonti letterari. Chi era questa autrice?

Inserendo il nome Maria Maggi nella “stringa” di ricerca di Google è possibile imbattersi in numerosissime pagine dedicate a questo nome o a suoi quasi-omonimi.

 

Carlo Maria Maggi (vissuto a Milano nel seconda metà del XVII secolo) è universalmente considerato come l’autore “archetipo” della letteratura milanese moderna; autore di brillanti commedie, a lui si deve la diffusione di espressioni colloquiali e di proverbi lombardi, proposti dallo stesso intellettuale in decisa antitesi a quelli di origine fiorentina, all’epoca prevalenti.

 

Carlo Maria Maggi (1934-2018) militante di Ordine Nuovo, è stato condannato dalla Corte di Cassazione, con sentenza passata in giudicato nel 2017, quale mandante per l’attentato di piazza della Loggia, a Brescia, avvenuto nel 1974.

 

Carla Maria Maggi (1913-2004) è una semi-sconosciuta, notevole e raffinatissima artista milanese che, negli anni ’30, ha dipinto soltanto poche decine di magnifici quadri. All’artista, totalmente ed ingiustamente dimenticata e riscoperta solo in anni molto recenti, era dedicata una mostra che si sarebbe dovuta tenere ad Arcore nel 2020 e che, si auspica, possa essere riproposta a brevissimo.

 

Maria Maggi era, inoltre, il nome, di fantasia, che campeggiava sulla lapide della tomba nella quale venne seppellita, al Cimitero di Musocco di Milano il 13 maggio del 1957, Evita Peron.

 

 

Ma dell’autrice di Licinio Cappelli che ne è stato?

 

 

Di Maria Maggi, scrittrice individuata e promossa da Licinio Cappelli, non v’è traccia.

Eppure la stessa ha consegnato alla storia della letteratura almeno due considerevoli episodi significativi per stile, invenzione narrativa ed originalità di trama. Si tratta di due romanzi: Gioco d’azzardo e Bocca chiusa.

Del primo, uscito nel 1931, pregiato da una bella copertina di Onorato, celebre giornalista, scenografo, vignettista e disegnatore palesemente influenzato dallo stile futurista, sono, secondo il sistema SBN OPAC, reperibili sole cinque copie.

Di Bocca chiusa, del 1932, sono note, scorrendo il sistema informatizzato SBN OPAC sole quattro copie a Firenze, Bologna, Mantova e Varese.

Consiglio di non perdere tempo e di verificare se cìè qualche ghiotta occasione per assicurarsi, per pochi euro, due libri davvero interessanti.

La premessa del primo romanzo è emblematica:

“Signora, la donna di questo libro è pietra. Non parla, non spiega, non reagisce, non piange. Lo stile con cui s’esprime in arte, è pietra. Non canta, non sogna, non grida, non fiorisce, non sanguina”.

Come le autrici proto femministe alla Sibilla Aleramo, Maria Maggi sprona la donna ad essere padrona non del tempo, non degli eventi, non degli uomini, bensì di sé stessa, in modo granitico e rigoroso ma sempre delicato e femminile”.

Gioco d’azzardo è un romanzo epistolare spurio o ibrido, diviso in quattro parti. Alle numerosissime missive di Clelia a Paola, Lucia ed alla propria madre, fanno da contraltare alcune, più sporadiche, varie note di altri personaggi. Con frequenza rarefatta, le lettere sono intervallate da parti in mera prosa che l’autrice utilizza sia per collegare le varie missive sia per accentuare i tratti salienti dei personaggi, prevalentemente femminili, che interagiscono tra le pagine del libro.

Gli accenni di proto femminismo, in questa seconda opera, si fanno più marcati rispetto al volume Bocca chiusa. L’amore pervade la vita delle protagoniste ma è apparentemente solo idilliaco, idealizzato ed astratto, sognato e leggiadro. Forse l’amore, pare suggerire l’autrice, è una mera favola, perché l’uomo, anzi “il marito” è null’altro che “una catena”.

Un accenno aspro e amaro quello abbozzato da Maria Maggi, l’autrice – scoperta dal vulcanico editore Licinio Cappelli – che ebbe anche l’onore di una illustrazione del grande illustratore Onorato sulla copertina di un suo libro, ma cui la sorte beffarda non ha garantito l’imperituro successo che, invece, chiaramente merita quale intelligente ed interessante autrice.

 

Nota di Domenico Cammarota:

Maria Maggi Argenziaro, aveva sposato un preside di nome Giovanni Battista Stoppino, ed era una insegnante di materie letterarie, a Roma, nel Reale Liceo Visconti, e nel Collegio Romano. Oltre a questi romanzi, scrisse pure parecchi libri per la scuola, come commenti a Dante, Foscolo, Leopardi, Machiavelli, ecc. Forse la cosa più interessante, è la sua attività antifascista, culminata nella collaborazione con i GAP di Roma nel 1943-1944. Scomparve a Roma alla fine degli anni ’60.”

 

 

Disponibilità dei libri citati (sempre aggiornato)

 

Su ABEBOOKS – Bocca chiusa

Su ABEBOOKS – Bocca chiusa (seconda copia)

Su ABEBOOKS – Gioco d’azzardo

 

 

Altri libri dell’autrice o dell’editore (sempre aggiornato)

 

 

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