Non esiste, ma tutti continuano a cercarlo
Versione ridotta dell’articolo di Giovanni Pestelli
[numero 31, ottobre 2026, della rivista Fillide. Il sublime rovesciato: comico umorismo e affini]
Pochi libri inesistenti hanno avuto una fortuna paragonabile a quella del Necronomicon. Da quasi un secolo lettori, appassionati e collezionisti continuano a interrogarsi sulla sua esistenza, sulle sue edizioni e sulle biblioteche che potrebbero custodirne una copia. Eppure il libro maledetto per eccellenza non è mai esistito: nacque dalla fantasia di Howard Phillips Lovecraft e acquistò progressivamente, racconto dopo racconto, una consistenza tale da trasformarsi in uno degli pseudobiblia più celebri della letteratura.
La cosa più affascinante, soprattutto per un cacciatore di libri, è osservare come Lovecraft riuscì a costruire non soltanto un libro immaginario, ma quasi la sua intera storia bibliografica.
Prima del Necronomicon
All’inizio il libro non ha ancora un nome. Nel racconto The Statement of Randolph Carter, scritto nel dicembre 1919 e pubblicato nel 1920, compare un antico volume misterioso, scritto in caratteri indecifrabili e capace di aprire la strada a conoscenze proibite. È soltanto un abbozzo, ma contiene già alcuni degli elementi che caratterizzeranno il futuro Necronomicon: l’antichità, l’occultismo, una lingua incomprensibile e soprattutto la possibilità che la lettura di un libro conduca verso qualcosa che sarebbe stato meglio non conoscere.
Il nome Necronomicon compare per la prima volta in The Hound, scritto nel 1922. I protagonisti del racconto possiedono una raccolta di libri proibiti e fra questi si trova proprio il Necronomicon, attribuito a un misterioso Abdul Alhazred. È ancora poco più di un nome, ma Lovecraft ha compiuto il primo passo fondamentale: il libro possiede ormai un titolo e un autore. Da questo momento la costruzione prosegue, un particolare dopo l’altro, e lo pseudobiblium acquista una consistenza sempre maggiore.
Il libro comincia ad avere una storia
In The Festival, scritto nel 1923, il Necronomicon acquista nuove caratteristiche. Compare una traduzione latina attribuita a Olaus Wormius, il libro risulta proibito e una copia è conservata nella biblioteca della Miskatonic University, istituzione immaginaria che diventerà uno dei luoghi fondamentali della geografia lovecraftiana. Lovecraft non si limita più a citare un testo occulto: comincia a fornirgli edizioni, traduzioni, vicende censorie e collocazioni bibliotecarie.
In racconti successivi i particolari aumentano. In The Descendant vengono ricordate cinque copie superstiti del libro e ne viene persino suggerito l’aspetto materiale: copertina di cuoio, fermagli d’ottone, caratteri gotici, latino decadente, diagrammi inquietanti. Per un bibliofilo, a questo punto, un libro che non esiste comincia a comportarsi esattamente come un libro raro che esiste davvero: ha varianti, traduzioni, esemplari dispersi, caratteristiche fisiche riconoscibili e una tradizione editoriale da ricostruire.
Abdul Alhazred e l’Al Azif
Nel 1927 Lovecraft mette ordine nella materia e costruisce una vera e propria storia del Necronomicon. Il testo originale sarebbe stato scritto intorno al 730 d.C. dal poeta arabo Abdul Alhazred, originario di Sana’a nello Yemen e autore di un’opera intitolata Al Azif. Il termine azif, secondo la spiegazione fornita da Lovecraft, indicherebbe il rumore notturno degli insetti interpretato dagli Arabi come l’ululato dei demoni.
Alhazred avrebbe trascorso anni in luoghi remoti e terribili, visitando le rovine di Babilonia, le catacombe di Menfi e il grande deserto dell’Arabia meridionale, prima di morire a Damasco in circostanze mostruose.
Il suo libro avrebbe successivamente conosciuto una complessa storia di traduzioni e persecuzioni. Intorno al 950 il bizantino Theodorus Philetas lo avrebbe tradotto in greco dandogli il titolo con cui sarebbe diventato celebre: Necronomicon. La diffusione del testo avrebbe provocato avvenimenti tanto terribili da indurre il patriarca Michele a ordinarne la distruzione.
Nel 1228 Olaus Wormius ne avrebbe realizzato una traduzione latina. Pochi anni dopo, nel 1232, papa Gregorio IX avrebbe messo all’indice sia la versione greca sia quella latina. Nonostante le condanne, alcune copie sarebbero sopravvissute, ed è qui che la fantasia di Lovecraft raggiunge una straordinaria precisione pseudo-bibliografica.
Edizioni rarissime di un libro mai stampato
Del testo latino sarebbe esistita un’edizione in caratteri gotici, stampata probabilmente in Germania nel XV secolo, mentre una seconda edizione sarebbe stata impressa in Spagna nel XVII secolo. Della versione greca sarebbe sopravvissuta un’edizione stampata in Italia nella prima metà del Cinquecento.
Lovecraft immagina anche una traduzione inglese realizzata dal celebre astrologo e occultista elisabettiano John Dee, mai stampata e conservata soltanto in frammenti manoscritti. A questo punto il Necronomicon possiede praticamente tutto ciò che occorre per entrare in un catalogo antiquario: autore, titolo originale, traduttori, edizioni, luoghi e secoli di stampa, proibizioni, esemplari perduti e copie superstiti. Resta da sapere dove cercarlo, e anche su questo Lovecraft non lascia il lettore senza indicazioni.
Le biblioteche del Necronomicon
Una copia sarebbe custodita nella biblioteca della Miskatonic University di Arkham. Fin qui siamo ancora nel territorio della finzione.
Poi Lovecraft compie un passo ulteriore e molto più sottile: mescola biblioteche immaginarie e biblioteche reali. Esemplari del Necronomicon sarebbero conservati nella Widener Library di Harvard, nella Bibliothèque Nationale di Parigi, al British Museum e presso l’Università di Buenos Aires. Altre copie potrebbero trovarsi in raccolte private.
Collocare un libro fantastico accanto a milioni di libri realmente esistenti significa conferirgli una sorta di certificato di realtà. Se una copia si trova a Harvard e un’altra a Parigi, perché il libro non dovrebbe esistere?
Lovecraft utilizza lo stesso procedimento anche con le fonti. Autori realmente esistiti convivono con personaggi inventati, fatti storici autentici con avvenimenti immaginari. Il lettore finisce così per muoversi continuamente lungo una frontiera nella quale distinguere il documento dall’invenzione diventa sempre più difficile.
Quando i lettori cominciarono a cercarlo
Il risultato andò probabilmente oltre le stesse aspettative di Lovecraft: alcuni lettori cominciarono infatti a chiedergli informazioni sul Necronomicon come se si trattasse di un libro realmente esistente. Volevano sapere dove trovarlo, chi lo avesse pubblicato, se fosse possibile procurarsene una copia. Lovecraft fu costretto più volte a spiegare nelle lettere che il Necronomicon era una sua invenzione. Un libro inesistente aveva finito così per generare una vera domanda bibliografica.
Lo scrittore contribuì del resto personalmente all’equivoco. In una lettera del 1933 arrivò a fornire una minuziosa descrizione di una fantomatica edizione latina del Seicento, completa di indicazioni tipografiche, formato, caratteri, illustrazioni e stato di conservazione. Era il genere di descrizione che avrebbe potuto figurare senza difficoltà nel catalogo di un libraio antiquario.
Non stupisce quindi che qualcuno suggerisse a Lovecraft di compiere l’ultimo passo: scrivere davvero il Necronomicon. Ma lo scrittore comprese che farlo avrebbe significato distruggere la propria creazione. Nessun testo reale avrebbe potuto competere con ciò che ogni lettore immaginava nascosto nelle sue pagine. Il libro doveva rimanere incompleto, frammentario, citato, intravisto. La sua forza consisteva precisamente nell’essere inaccessibile.
Il capolavoro bibliografico di Lovecraft
Il Necronomicon rappresenta dunque qualcosa di più di un semplice espediente narrativo. Lovecraft costruì lentamente la biografia di un libro. Gli diede un autore, Abdul Alhazred; un titolo originale, Al Azif; una traduzione greca e una latina; traduttori identificabili; condanne ecclesiastiche; edizioni quattrocentesche, cinquecentesche e seicentesche; copie distrutte e copie sopravvissute; caratteristiche materiali; una circolazione clandestina; provenienze e collocazioni in biblioteche pubbliche e private.
Il risultato fu talmente convincente che il libro uscì idealmente dalle pagine dei racconti e cominciò a vivere nell’immaginario dei lettori. Dopo la morte di Lovecraft il gioco si moltiplicò: comparvero libri che portavano realmente il titolo Necronomicon, falsi testi attribuiti ad Abdul Alhazred, ricostruzioni, edizioni artistiche e contraffazioni letterarie. Ma questa è già un’altra storia.
Per il cacciatore di libri resta un’affascinante contraddizione: il Necronomicon è forse il libro inesistente che possiede la più dettagliata storia bibliografica mai concepita. Una storia fatta di edizioni, traduzioni, esemplari perduti e copie custodite in biblioteche reali, costruita con tale precisione da aver trasformato un’invenzione letteraria in un libro che i lettori hanno realmente cercato.
Nota dell’autore e riferimenti
Questo articolo costituisce una versione ridotta e adattata per Cacciatore di libri del saggio di Giovanni Pestelli, “Genesi di uno pseudobiblium”, pubblicato originariamente nel numero 31, ottobre 2026, della rivista Fillide. Il sublime rovesciato: comico umorismo e affini.
La ricostruzione della genesi e dello sviluppo del Necronomicon si fonda principalmente sui racconti e sulla corrispondenza di H. P. Lovecraft, in particolare sulle Selected Letters, e sulla History of the Necronomicon, composta dallo scrittore nel 1927 e pubblicata postuma. Per le edizioni e traduzioni italiane si rimanda in particolare ai volumi delle opere di Lovecraft curati da Giuseppe Lippi e agli studi di Sebastiano Fusco dedicati al Necronomicon e all’universo lovecraftiano.
Per i riferimenti completi, le citazioni testuali, le precisazioni filologiche e l’apparato delle fonti si rinvia al saggio originale di Giovanni Pestelli pubblicato su Fillide, n. 31, ottobre 2026.
E per chi non si accontenta del mito? (Sempre aggiornato)


