"Se un libro scompare, magari vuole solo essere lasciato in pace"

Piero Manzoni 2019, eccolo qua!

Piero Manzoni la gioia di sperimentare, di Guido Andrea Pautasso (Pietrasanta, Franche Tirature, 2019)

Uno stupefacente libro d’artista di Guido Andrea Pautasso dal titolo: Piero Manzoni: La gioia di sperimentare lo dovrete annoverare fra i sogni proibiti. Troppo esiguo il numero di copie prodotte (cinquanta) ed inesistente soprattutto la sua circolazione. Ma presto una copia sarà in asta su eBay!

Si tratta di una sorta di anti-libro pieghevole progettato in perfetto stile Piero Manzoni e stampato in queste benedette/maledette cinquanta copie dalla casa editrice di Pietrasanta, Franche Tirature, con una ulteriore serie limitata a dieci copie contenenti un omaggio a Manzoni realizzato da BorgoSolaio e dall’autore del volume. Un assoluto cult PieroManzoniano, sì, ma quanto mai inaccessibile. Ed è così che deve essere!

In Piero Manzoni: La gioia di sperimentare sono esposte virtualmente alcune delle stesse opere (gli Achrome più audaci e rappresentativi, oltre a un frammento di una sua straordinaria Linea) che in questo inizio di 2019 hanno mostrato il loro volto prima alla Galleria Hauser & Wirth di Los Angeles, per poi raggiungere la sede espositiva di New York.

Il superamento del concetto dell’opera pittorica trasformata in opera cartacea è l’ulteriore omaggio alla creatività di Manzoni, anticipatore per eccellenza della cosiddetta Arte Concettuale con azioni e creazioni che, nel loro essere gesti eclatanti, invitavano anzitutto a riflettere sul modo in cui oggi dobbiamo guardare l’Arte.

 

La parola a Guido Andrea Pautasso

Ma non rubiamo neppure un secondo all’assoluto protagonista di questa rinascita, Guido Andrea Pautasso, al quale poniamo le domande del caso:

Pautasso, come entra Piero Manzoni nel suo DNA?

Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo e risalire ai primi numeri pubblicati della rivista della neoavanguardia italiana “il Verri” e al gruppo di amici intellettuali, artisti, scrittori e poeti che ruotava attorno a essa, ovvero, solo per ricordarne alcuni, Luciano Anceschi (il fondatore), Leo Paolazzi (meglio noto con lo pseudonimo Antonio Porta), Nanni Balestrini, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Luciano Erba, Alfredo Giuliani, Elio Pagliarani, Giuseppe Pontiggia, Edoardo Sanguineti e Cesare Vivaldi.

Fu il poeta Sanguineti a far conoscere Piero Manzoni a mio padre Sergio Pautasso, allora giovane poeta e intellettuale engagé, che da Torino raggiungeva apposta Milano per assistere alle riunioni redazionali de “il Verri” che si tenevano in maniera assolutamente informale al Bar Jamaica, spesso e volentieri al Ristorante da Pino alla Parete, o nel ristorante di periferia dove lavorava un giovane cuoco destinato a diventare celebre, Gualtiero Marchesi.

Sanguineti ragionando della fusione mirabolante tra arte e poesia che si andava affermando nelle creazioni della nascente neo-avanguardia artistica italiana, presentò a mio padre Manzoni come un vero ricercatore che aveva inseguito la creazione di «immagini quanto più possibili assolute», per usare le parole dell’artista pubblicate nel 1956 nel manifesto teorico Per la scoperta di una zona di immagini. Poi però Sanguineti volle aggiungere che Manzoni, dopo aver lasciato l’Arte Nucleare, era approdato per la pittura dell’epoca a qualcosa di nuovo e di fantastico, quest’ultimo termine inteso nella sua accezione di “meraviglioso” e di “stupefacente”. Come scrisse sul n. 4 de “il Verri”, pubblicato nel dicembre 1958, Sanguineti aveva «ancora nello sguardo l’impressione paurosa» delle tele «rigorosamente bianche», i primi Achrome manzoniani che aveva potuto contemplare nello studio milanese dell’artista.

Mio padre incontrò Manzoni in più di una occasione, soprattutto, assieme all’amico gallerista Ippolito Simonis, fu tra i fortunati a visitare la mostra Linee il 4 dicembre del 1959, tenutasi all’inaugurazione della Galleria Azimut. Allora Manzoni donò a Pautasso il catalogo dell’esposizione e questo venne conservato nella biblioteca di casa nostra in uno scaffale speciale, accanto a Pour laforme di Asger Jorn e alla prima edizione di La Société duspectacle di Guy Debord.

Nel 1984 assieme a mio padre risistemai la sezione della libreria destinata ai volumi d’arte e lui mi mostrò orgoglioso il catalogo delle Linee con il testo scritto appositamente per la mostra da Vincenzo Agnetti, e mi raccontò la storia di Piero, sottolineandomi che Manzoni era l’artista che aveva creato il Socle du Monde, una base in ferro e bronzo nata per supportare la Terra e trasformarla così in un’opera d’arte totale. Allora, all’età di quindici anni, cominciai la mia ricerca spassionata, e mai finita, di cataloghi, documenti, scritti, dattiloscritti e libri di e su Piero Manzoni: quelli che in parte è possibile vedere nel loro insieme al Book Lab della Galleria Hauser & Wirth di New York (dopo Los Angeles) accompagnati dalla precisa biografia manzoniana curata da Irene Stucchi, collaboratrice della Fondazione Piero Manzoni.

Ci parli della genesi di La gioia di sperimentare.

Ho immaginato a lungo di poter trovare una soluzione alla Piero Manzoni per realizzare un libro che potesse rappresentare non tanto uno studio sulla sua opera ma un omaggio alla sua ricerca artistica basata sul superamento dei limiti fisici dell’opera d’arte. Dopo la scrittura di Piero Manzoni: Divorare l’arte (Electa, 2015) ho ragionato su come avrei potuto rendere fisicamente l’idea di un qualcosa che potesse contenere gli aspetti principali della sperimentazione artistica di Manzoni andando però oltre il concetto di libro e di catalogo. Del resto lui stesso aveva progettato di pubblicare la sua biografia sotto forma di libro trasparente, ovvero una sorta di libro-achrome, oggetto illeggibile o anti-libro, il celebre Piero Manzoni life and works del 1963. Così dopo la mostra da Hauser & Wirth a Los Angeles, intitolata Piero Manzoni materials of his time, essendo stato invitato a parlare di Manzoni nella sede della Confcommercio di Cremona, ho coltivato l’idea di presentare ai cremonesi una selezione delle sue opere principali esposte in America, aggiungendo a esse un frammento di Linea, in maniera tale che questa anticipasse l’esposizione che si sarebbe tenuta in seguito a New York. Avevo pensato a un piccolo libro d’artista fatto a soffietto, poi consultandomi con Jacopo Cannas della casa editrice Franche Tirature (l’editore di Piero Manzoni: La gioia di sperimentare), sono giunto alla conclusione che questo sarebbe stato quasi illeggibile ma non avrebbe posseduto quel fattore sorpresa che intendevo io: dovevo trovare qualcosa che stupisse davvero il lettore. Così il soffietto è stato lasciato solamente all’interno, e chi apre il libercolo trova nelle pagine centrali una apertura che gli consente di accedere al frammento di Linea.Così facendo, la traccia della Linea viene contenuta in un piccolo scrigno di carta e chi la vuole vedere deve aprire le pagine, altrimenti questa resta nascosta nel suo involucro, proprio come aveva previsto Manzoni che sigillava le sue Linee in contenitori appositamente realizzati.

Come possiamo definire tecnicamente le dieci copie sigillate con l’impronta adesiva? Sono un libro d’artista, un coup de théâtre, un distillato?

Piero Manzoni la gioia di sperimentare, di Guido Andrea Pautasso (Pietrasanta, Franche Tirature, 2019) / tiratura di 10 copie sottovuoto

Piero Manzoni. La gioia di sperimentare non è e non vuole essere un catalogo dell’artista fatto in maniera diversa. Esso contiene un testo brevissimo di Manzoni, uno mio, altrettanto sintetico ma estremamente significativo dedicato alla sua arte sperimentale, e solamente sette immagini, perché sette in esoterismo è il numero perfetto che rappresenta la mediazione tra l’umano e il divino, e sette sono le lettere che compongono l’alchemico V I T R I O L Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultam Lapidem (Visita l’interno della terra e rettificando scoprirai la pietra nascosta), ossia, cercando in te stesso troverai la tua intima essenza o il significato segreto di quanto anima la vita. Il numero sette è il numero della creazione, il Tutto;in Giappone, sette indica Le vicissitudini della vita. In copertina è stata riprodotta una fotografia di Manzoni mentre sembra quasi giocare con i suoi Corpi d’aria, intento in quello che amo definire un serio ludere. Insomma, sin dalla copertina si può intuire che questo è sì una sorta di distillato ma anzitutto una specie di viatico al sapere segreto di Manzoni e al suo agire artistico ancora da indagare.

La tiratura limitata a dieci copie numerate con numeri romani rispetto a quella normale, realizzata in cinquanta copie non numerate, si distingue sin dalla copertina, dove una tela di tessuto di cotone bianco è stata appositamente cucita da Sabrina Mattei (creatrice di moda dell’azienda artigianale toscana Borgo Solaio) andandosi a sovrapporre alla fotografia di Manzoni mentre gioca con i Corpi d’aria rendendola così quasi invisibile. Inoltre l’edizione limitata è stata messa sotto vuoto grazie all’intervento di Filippo di Bartola, noto ristoratore di Pietrasanta (suoi due importanti locali, il MUD e La Brigata di Filippo), che da tempo segue le mie ricerche dedicate all’Arte Alimentare. La messa sotto vuoto rispetta l’applicazione di un’altra strategia manzoniana:il libro sigillato infatti dovrebbe r-esistere in eterno, e a suggellare tale chiusura è stata apposta inoltre la riproduzione adesiva dell’impronta dell’artista, per altro marchio della Fondazione Piero Manzoni. Chi invece apre l’involucro, legge sì il libro ma perde la possibilità di conservare il libro stesso all’infinito alterandone l’essenza e modificandone il ciclo vitale. Paradossalmente, se paragoniamo Piero Manzoni: La gioia di sperimentare a un distillato, aprire la custodia sotto vuoto, lo fa evaporare.

Ci parli dei luoghi scelti per le edizioni, per gli scenari e per le future presentazioni. Possiamo pensare a una toponomastica di Piero Manzoni?

PRESTO SU eBAY UN’ASTA PER AGGIUDICARSI L’ULTIMA COPIA!

In realtà le cinquanta copie presentate ufficialmente a Cremona sono letteralmente evaporate quasi tutte. Delle poche copie rimaste, una sola della tiratura limitata ho deciso di metterla all’asta su Ebay il 10 giugno di quest’anno.

È un giorno speciale, perché 59 anni fa, Manzoni espose presso la Galerie Köpcke di Copenhagen, in Danimarca, alcune Linee e una Tela cucita. Quella del 10 giugno è un’altra occasione per ricordare le gesta artistiche di Manzoni, opere e ricerche che hanno consentito di guardare con occhi diversi all’Arte nella sua vera essenza, cogliendo appieno la gioia di sperimentare sino in fondo la modernità.

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