"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Dalle pagine allo schermo: Heinrich Mann e L’angelo azzurro

 

di Livio Codato

 

Se non avete mai letto Il professore Unrat di Heinrich Mann ma, avendo visto il film L’angelo azzurro di Joesf von Sternberg, foste indotti a credere che la lettura del libro sia superflua, perchè oramai la trama la conoscete, commettereste un grosso errore. Cominciamo dall’inizio. Nel 1905 Heinrich Mann pubblica Professor Unrat oder Das Ende eines Tyrannen. Roman (Il professor Unrat o La fine di un tiranno. Romanzo), editore Albert Langen di Monaco, brossura editoriale, p. 279.

 

1° ed. 1905 (copertina)

(frontespizio)

Il libro non ebbe affatto successo. Si stima che, nei primi 25 anni di vita (dal 1905 al 1930), venissero vendute complessivamente poche migliaia di copie. Il romanzo faticò a imporsi perchè la satira contro il sistema scolastico e la morale prussiana fu considerata così scandalosa e offensiva che molte librerie tedesche si rifiutarono di metterlo in mostra e venne di fatto “ostracizzato” dalla buona società dell’epoca. Ecco però che nel 1930 accadde l’imprevisto: in tutte le sale cinematografiche della Germania uscì L’angelo azzurro di Joesf von Sternberg, con la meravigliosa Marlene Dietrich nei panni della fatale cantante Lola Lola.

 

locandina del film del 1930

Chi mai potrebbe dimenticare quelle gambe? E sono proprio quelle gambe a determinare quello che posiamo ritenere un travisamento voluto e riuscito. Domanda: Come reagisce solitamente uno scrittore al travisamento della propria opera quando questa da libro diventa film? Risposta: Male, ovviamente! E invece… Veniamo al fattaccio. Gli sceneggiatori del film, Robert Liebmann, Carl Zuckmayer e Karl Vollmöller, presero ispirazione dal libro di Mann, ma dall’anno della pubblicazione era trascorso un quarto di secolo, tante cose erano radicalmente cambiate (la tragedia della prima guerra mondiale e della sconfitta, gli anni tormentati della Repubblica di Weimar, l’inarrestabile ascesa del partito nazionalsocialista) e i tre scrissero un’altra storia. In estrema sintesi, mentre il libro è una feroce satira sociale e politica sula Germania di inizio secolo, il film si concentra sulla tragedia psicologica del moderno protagonista. Ma è in relazione ai notevoli cambiamenti operati nella trama del film rispetto al libro (il finale su tutti), che del tutto inattesa risulta la reazione di Heinrich Mann, il quale, non solo non disconobbe il film, ma lo approvò senza reticenze. Si racconta che, dopo aver assistito alle riprese sul set e alle prime proiezioni, riferendosi alla straordinaria interpretazione di Marlene Dietrich (Lola Lola), lo scrittore dichiarò: “Il successo del film si dovrà alle gambe di Marlene Dietrich molto più che alla mia prosa.” Mann capì che il cinema sonoro degli anni Trenta rispondeva a logiche diverse rispetto alla letteratura d’avanguardia del 1905 e accettò la cancellazione della sua satira politica e il drastico cambio del finale perché comprese che il pubblico delle sale cercava un dramma psicologico universale, in cui potersi riconoscere, anziché una complessa lezione sulla corruzione della borghesia tedesca pre-Weimar. Ed ebbe ragione. Dopo l’uscita del film nel 1930, le vendite del romanzo registrarono un’impennata clamorosa. In concomitanza con il successo internazionale de L’angelo azzurro, l’editore tedesco Ullstein (che dal 1925 aveva inserito il titolo nella sua collana economica dei “Gialli” (solo per il colore, non per il genere) ed era subentrato a Langen per i titoli di Mann), stampò e vendette rapidamente circa 100.000 copie. All’estero, l’effetto-cinema continuò a trainare l’opera: il romanzo venne tradotto in ben 28 lingue, inaugurando la fortunata storia editoriale del testo, il quale in molti Paesi venne direttamente intitolato L’angelo azzurro come il film.

l’edizione del 1925

 

Dal 1933, con la presa del potere da parte di Adolf Hitler, tanto il romanzo quanto il film subirono una durissima censura da parte del regime nazista, il quale vedeva in entrambe le opere una minaccia ai valori del Reich e un insulto alla dignità della nazione tedesca. Nel maggio del 1933, durante i famigerati roghi di libri organizzati dai nazisti, le opere di Heinrich Mann, incluso Il professor Unrat, vennero pubblicamente bruciate perché considerate portatrici di uno “spirito non tedesco“, in quanto il regime non poteva tollerare la feroce satira del libro che ridicolizzava il sistema scolastico, l’autoritarismo e la moralità borghese della Germania. Heinrich Mann, che era un noto intellettuale di sinistra e pacifista, fu inserito nella prima lista di cittadini a cui il regime revocò la cittadinanza tedesca nel 1933 e lo scrittore fu costretto a fuggire in esilio, prima in Francia e poi negli Stati Uniti. Per quanto riguarda il film, nonostante il successo planetario, nel 1933 L’angelo azzurro venne ufficialmente bandito in tutta la Germania. Joseph Goebbels, ministro della Propaganda, lo definì un’opera degradante perchè ai nazionalsocialisti risultava intollerabile vedere un professore tedesco (simbolo dell’autorità e dello Stato) ridotto a fare il pagliaccio sul palcoscenico e a subire un’umiliazione così profonda a causa di una ballerina di cabaret: lo consideravano un attacco alla virilità e all’onore del popolo tedesco. Diverso destino ebbero i protagonisti della pellicola. Carl Zuckmayer (sceneggiatore), essendo di origini ebraiche da parte di madre e noto oppositore del nazismo, vide le sue opere teatrali bandite dal Reich nel 1933 e fuggì inizialmente in Austria e, dopo l’Anschluss del 1938, in Svizzera e infine negli Stati Uniti. Karl Vollmöller (sceneggiatore), sebbene non fosse ebreo, decise di lasciare la Germania già nei primi anni Trenta, e si stabilì negli Stati Uniti, a Hollywood e New York. Robert Liebmann, ebreo, fu immediatamente licenziato dalla casa di produzione UFA nel 1933, nonostante fosse uno degli sceneggiatori più pagati e di successo del cinema tedesco; fuggì in Francia e poi a Londra, cercando disperatamente di continuare a lavorare nel cinema; con lo scoppio della guerra si trovava in Francia, venne arrestato dal regime di Vichy e consegnato ai nazisti; fu internato nel campo di concentramento di Gurs e successivamente deportato nel campo di sterminio di Auschwitz, dove venne assassinato nelle camere a gas nel 1942. Il regista Josef von Sternberg era cittadino americano dall’infanzia e là tornò. Marlene Dietrich, che dal 1931 si era pure trasferita negli USA, rifiutò le pressanti offerte del regime nazista per tornare in Germania, ottenne la cittadinanza americana nel 1939 e sostenne attivamente le truppe alleate. Emil Jannings (il professore), al contrario, rimase in Germania e divenne uno degli attori di punta del cinema di propaganda nazista. Kurt Gerron (l’illusionista Kiepert nel film), attore e regista ebreo, venne internato nel campo di concentramento di Theresienstadt e in seguito assassinato nelle camere a gas ad Auschwitz, si presume il 30 ottobre 1944.

Nel 1934 finalmente il libro arrivò anche in Italia; con la traduzione di Rosa Adler, Il professore Unrat ossia la fine di un tiranno, venne pubblicato dalla casa editrice Elettra di Milano, in brossura editoriale colorata, nella collana Scrittori d’ogni paese, p. 376, L. 9.

 

prima ed. italiana (1934)

Il romanzo di Heinrich Mann uscì regolarmente in Italia senza che la censura fascista avesse nulla da ridire, malgrado in Germania fosse già stato bandito e bruciato nei roghi di libri del maggio 1933; questo perché fino al 1938 (anno delle leggi razziali e del progressivo allineamento alla Germania), la letteratura straniera, compresa quella tedesca di autori dissidenti o ebrei, godeva nel nostro paese di una relativa libertà di circolazione. Inoltre, il libro di Mann prendeva di mira la rigidità e l’ipocrisia del sistema scolastico guglielmino e della borghesia tedesca pre-Weimar e quindi, per i censori fascisti dell’epoca, questo attacco al “mondo tedesco” non rappresentava un pericolo diretto per lo stato italiano, né minava la figura di Mussolini. Discorso diverso dobbiamo fare per il film che subì occhiuti interventi di censura in Italia da parte del regime fascista. Se il romanzo era sfuggito alle maglie del controllo perché considerato un’opera letteraria d’élite, il film riceveva un trattamento ben diverso. Per Benito Mussolini il cinema era “l’arma più forte” dello Stato, capace di influenzare le masse popolari e, di conseguenza, furono tagliate, in particolare, le immagini pruriginose e spregiudicate di Marlene Dietrich, giudicate troppo erotiche o contrarie alla pubblica decenza: furono ridotte le inquadrature ravvicinate sulle celebri gambe di Lola Lola, le scene nei camerini del cabaret e le pose giudicate eccessivamente lascive e provocanti per la morale dell’epoca (ricordate i ritagli dei fotogrammi de L’angelo azzurro nella sequenza finale di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore?). Nel 1953, anche in Italia, il romanzo di Heinrich Mann uscì per Rizzoli col titolo ripreso dal film, nella collana Biblioteca Universale Rizzoli, nr. 565-566, p. 212 (traduzione di Bruno Maffi); e 38 anni dopo, nel 1991, lo ritroviamo con entrambi i titoli, tanto per non sbagliare, a cura di Mondadori, collana Oscar, n. 152, p. XXV-198 (traduzione di Giulio Schiavoni).

Ed. italiana del 1953

Ed. italiana del 1991

 

 

Più bello il romanzo o il film? Provare per credere! Certo che il finale del… 🙂

 

 

 

 

 

 

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