"Se un libro scompare, magari vuole solo essere lasciato in pace"

Quando un libro a lungo cercato è finalmente nelle nostre mani…

di Oronzo Cilli

La verità sull’editoria di Stanley Unwin (Milano, Garzanti, 1958)

Chi ama i libri sa cosa si prova quando si riesce ad avere tra le mani un’edizione da tempo cercata. Sa di cosa sto parlando, ma come me non saprebbe darle un nome. Ovviamente non ci importa quale possa essere il suo nome, ci basta sapere cosa provoca in noi. E tanto mi e ci basta. Quindi mi è difficile spiegare con una parola il ritrovamento di questo libro, con sovraccoperta originale. È la traduzione italiana di The truth about publishing di Sir Stanley Unwin, già presidente del Congresso dell’Unione Internazionale degli Editori, dal titolo La verità sull’Editoria curato da Erich Linder per Garzanti nel 1958.

I lettori di Tolkien hanno sentito spesso il nome George Allen and Unwin, la casa editrice londinese che per prima pubblicò nel 1937 Lo Hobbit, e poi Il Signore degli Anelli nel 1954-55.

Sir Stanley Unwin, classe 1884, fu ultimo dei nove figli di Elizabeth e Edward Unwin, tipografo e nipote di Jacob Unwin, fondatore della Tipografia Unwin Brothers. Nel 1914, Stanley, fondò la casa editrice George Allen and Unwin guidandola fino al 1968, anno della scomparsa.
Sir Stanley, durante la sua vita ricoprì i più importanti incarichi nell’editoria mondiale e fu autore di undici pubblicazioni.

Il libro che vi presento è uno dei due soli tradotti in Italia. Pubblicato in inglese nel 1926, era destinato principalmente a spiegare agli autori il mondo dell’editoria sotto il punto di vista commerciale, accompagnandoli, passo dopo passo, nel processo di produzione di un libro. Un testo meraviglioso per chi ama i libri e il mondo dell’editoria, che aiuta nel conoscere tutti quei mestieri collegati e che oggi, nell’era dell’informatica, sono ormai dimenticati.

Un libro che racconta un’editoria di qualità scritto da un editore che Gian Carlo Ferretti, storico dell’editoria italiana, definirebbe sicuramente un “editore protagonista” alla stregua di Giulio Einaudi e Arnaldo Mondadori.

Un editore che amava il suo lavoro e il rapporto con gli autori e con tutte quelle professionalità che contribuivano al successo di un libro e della sua casa editrice. Un uomo schietto con i suoi autori o con chi a lui si rivolgeva, ai quali diceva:

“gli editori non sono necessariamente né filantropi e neppure ladri. Ma considerateli come normali esseri umani che cercano di guadagnarsi da vivere con un lavoro particolarmente difficile.”

Nella mia collezione, è presente anche una prima edizione seconda ristampa del 1926 autografato da Sir Unwin sul frontespizio per il suo amico editore e libraio Charles E. Brumwell di Hereford che riporta una bellissima e condivisibile frase di Charles Kegan Paul:
“It is by books that mind speaks to mind, by books the world’s intelligence grows, books are the tree of knowledge, which has grown into and twined its branches with those of the tree of life, and of their common fruit men eat and become as gods knowing good and evil.”
[Tr. “È con i libri che la mente parla alla mente, con i libri cresce l’intelligenza del mondo, i libri sono l’albero della conoscenza, che è cresciuto e ha intrecciato i suoi rami con quelli dell’albero della vita, e del loro comune frutto gli uomini si nutrono e diventano come dèi che conoscono il bene e il male.”]

L’edizione Garzanti

Questa edizione italiana è particolare sotto diversi aspetti. A partire dalla sua difficoltà nel trovarla con la sovraccoperta che fu realizzata dall’artista Fulvio Bianconi, famosissimo per i vasi di Murano, e che ritrae un Sir Unwin, con i suoi famosi occhiali tondi, in abito rigato con ombrello e cappello intento nella lettura. Altra particolarità sta nel “non essere” una semplice e fedele traduzione del testo inglese.

Il suo curatore, Erich Linder — tra i più autorevoli e influenti agenti letterari che rappresentò i diritti di autori del calibro di James Joyce, Ezra Pound, Franz Kafka e Thomas Mann — apportò, con il consenso di Sir Unwin, diverse note esplicative, alle volte anche dissentendo dall’autore stesso, ed eliminò alcune parti che sarebbero apparse poco chiare ai lettori italiani. Alla fine della sua Introduzione, infatti, Linder spiegò che:

“Infine è necessario un breve appunto d’indole generale sulle note: come già si è detto, esse si propongono di segnare le differenze esistenti fra l’editoria inglese e quella italiana, e sono state compilate in modo da dare al lettore anche tutti i particolari necessari sulla situazione italiana. In alcuni casi le note provvedono anche ad aggiornare certe affermazioni dell’A., ormai sorpassate (l’ultima edizione originale risale a vari anni fa). In altri pochissimi casi il curatore dissente dall’A., e le note ne fanno fede. Si è ritenuto necessario esporre questi dissensi perché anch’essi possono avere qualche utilità per chi legge. Talune note potranno sembrare critiche, spesso vivaci, alla presente situazione dell’editoria italiana, e alle condizioni in cui essa opera. Lo sono soltanto nella misura in cui, secondo il curatore, l’editoria italiana non si è ancora completamente adeguata alla prassi resa necessaria dal suo processo di crescita e di industrializzazione, ma non desideriamo mai esprimere una critica puramente negativa. È inutile aggiungere che la responsabilità delle note (e degli errori che possono contenere) è soltanto del curatore, mai dell’A., il quale ha voluto lasciarmi la più ampia libertà di commento al suo testo.”

E poi un pezzo rarissimo…

In conclusione va detto che di Sir Sunwin in Italia sono stati tradotte due opere. Una è quella poc’anzi presentata, l’altra è How Governments Treat Books, pubblicato da George Allen & Unwin nel 1950 e che in Italia arrivò l’anno dopo con il titolo di Come i governi trattano i libri, a cura del Centro di Raccolta linguistico per la Biblioteca Comunale di Milano, Castello Sforzesco. In questo libretto di 16 pagine, nella traduzione di Orestina Massironi, Sir Unwin racconta le varie tariffazioni e modalità di esportazione dei libri nel mondo, compresa l’Italia alla quale dedica queste “confortanti parole”:

“E come finale assai triste di questa nostra esposizione citiamo l’enormità dell’Italia, che ha nel 1950 signorilmente ospitato la Conferenza Generale dell’UNESCO a Firenze, nella quale tutti i membri delle Nazioni del mondo hanno auspicato un accordo sulla libera importazione dei libri senza restrizioni di sorta.
Orbene l’Italia nella sua recente riforma doganale, abolendo la tassa di dogana per i libri in brossura, ha nello stesso tempo aumentato al 12% la tassa per i libri rilegati in tela, ecc., al 20% quelli rilegati in pelle ed al 30% i libri d’arte a colori. Ciò praticamente colpisce la produzione libraria della maggior parte delle nazioni del mondo. Questo modo di comportarsi dell’Italia è veramente inaspettato per un paese che possiede grandi tradizioni culturali ed uno strano modo di mettere in pratica un accordo unanime.”

L’opuscolo risulta introvabile ed è presente in sole due biblioteche italiane, quella di Studi giuridici e umanistici a Milano e dell’Accademia nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Modena. Io possiedo, purtroppo, ancora solo una fotocopia ed è nella mia lista di libri da cercare perché chi ama i libri sa cosa si prova quando si riesce ad avere tra le mani un’edizione da tempo cercata. Ma sa che ancor più bello, affascinate ed elettrizzante e la ricerca, che non ha mai fine, se non con noi. Qualcuno di voi sa di cosa sto parlando, ma come me non saprebbe darle un nome…

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